In Italia i decessi per ictus sono in calo grazie alla prevenzione e a terapie sempre più efficaci e tempestive
Ogni anno l’ictus colpisce 15 milioni di persone nel Mondo. Di queste, 5 milioni muoiono e altri 5 rimangono disabili in modo permanente, con conseguenze drammatiche non solo per i pazienti, ma anche per le loro famiglie e per la società.
L’ictus cerebrale, o stroke, è una condizione medica grave che si verifica quando il flusso di sangue verso una parte del cervello viene interrotto, impedendo l’apporto di ossigeno e nutrienti. Senza un intervento immediato, le cellule cerebrali iniziano a morire in pochi minuti, con conseguenze spesso irreversibili.
Esistono due forme principali di ictus:
Ictus ischemico, causato dall’ostruzione di un’arteria cerebrale (rappresenta circa l’85% dei casi).
Ictus emorragico, dovuto alla rottura di un vaso sanguigno con conseguente emorragia cerebrale.
I sopravvissuti spesso riportano perdita della parola, della vista, paralisi e difficoltà cognitive. E per chi ha già avuto un episodio, il rischio di un secondo ictus è notevolmente più alto.
In occasione della Giornata mondiale dell’ictus, che si celebra il 29 ottobre, esperti e
istituzioni sanitarie fanno il punto sulla situazione globale e italiana, sull’importanza del riconoscimento precoce dei sintomi e sulla prevenzione come chiave per ridurre la mortalità. Negli ultimi decenni, l’incidenza dell’ictus è in diminuzione nelle Nazioni ad alto reddito, grazie a migliori programmi di prevenzione, al controllo dell’ipertensione arteriosa e alla riduzione del fumo. Tuttavia, il numero totale di casi nel Mondo continua ad aumentare, complice l’invecchiamento della popolazione.
Meno decessi negli ultimi trent’anni
In Italia le malattie del sistema circolatorio, che includono ictus, malattie ischemiche del cuore e altre patologie cardiache, rappresentano la prima causa di morte, con il 30,9% di tutti i decessi nel 2022 (ultimo dato Istat disponibile). Le malattie cerebrovascolari, in particolare, costituiscono quasi un quarto (24,6%) dei decessi dovuti al sistema circolatorio. Nonostante questi numeri, nel Paese si osserva da decenni un calo costante della mortalità e dell’incidenza.
Negli ultimi sei anni, il tasso di mortalità standardizzato per le malattie del sistema circolatorio si è ridotto del 10,9%, passando da 30,3 per 10.000 abitanti nel 2017 a 27,0 nel 2022. Ancora più evidente la riduzione per le malattie cerebrovascolari, scese del 14,8% nello stesso periodo, da 7,77 a 6,62 per 10.000 abitanti.
Guardando indietro, la tendenza è ancora più significativa: dal 1980 al 2022 la mortalità per ictus è diminuita del 73,4%, con una riduzione del 75,1% tra gli uomini e del 72,7% tra le donne.
«Questa riduzione della mortalità per le malattie del sistema circolatorio, incluso l’ictus» – spiegano Luigi Palmieri e Chiara Donfrancesco, ricercatori del Dipartimento malattie cardiovascolari, dismetaboliche e dell’invecchiamento dell’Istituto superiore di sanità (Iss) – «è stata favorita dal miglioramento dell’efficacia delle misure di prevenzione e terapeutiche. Parallelamente, il potenziamento degli interventi assistenziali e riabilitativi ha contribuito a ridurre la disabilità associata a queste patologie».
I sei sintomi da riconoscere subito
Intervenire tempestivamente può fare la differenza tra la vita e la morte, tra il
recupero completo e una disabilità permanente. «L’ictus è una patologia tempo-correlata, vale a dire che più precoce è l’intervento più alta è la probabilità di un recupero completo» – sottolineano Palmieri e Donfrancesco – «quindi è fondamentale riconoscerne rapidamente i segnali. Se si vede qualcuno che mostra segni di ictus, bisogna chiamare immediatamente un medico o un’ambulanza comunicando il sospetto ictus. Anche se i sintomi sembrano lievi, non bisogna attendere: un ictus può progredire».
I principali sintomi dell’ictus sono
Intorpidimento del viso, del braccio o della gamba, soprattutto su un lato del corpo;
confusione, difficoltà a parlare o a comprendere;
disturbi visivi, con uno o entrambi gli occhi;
difficoltà a camminare, vertigini, perdita di equilibrio o coordinazione;
forte mal di testa improvviso, senza causa apparente;
svenimento o perdita di coscienza.
Riconoscere questi segnali e agire immediatamente può salvare la vita o evitare danni cerebrali irreversibili.
Prevenire è meglio: stili di vita e controlli regolari
«Anche quando le persone colpite da ictus hanno accesso a trattamenti moderni e avanzati, il 60% muore o riporta disabilità» – ricordano i ricercatori dell’Iss – «per questo è importante conoscere i segnali d’allarme e agire rapidamente, ma ancora meglio è prevenirlo».
La prevenzione passa attraverso stili di vita sani, che permettono di ridurre drasticamente il rischio di sviluppare fattori predisponenti come ipertensione, diabete e ipercolesterolemia.
I tre pilastri
Evitare il fumo e il consumo di tabacco;
seguire una dieta equilibrata, con un apporto moderato di sale;
praticare attività fisica regolare.
Scelte scorrette nello stile di vita possono portare a pressione alta, glicemia elevata e livelli alti di grassi nel sangue – i tre grandi nemici della salute cerebrovascolare.
Oms: quattro morti su dieci evitabili con la pressione sotto controllo
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), 4 su 10 decessi per ictus potrebbero essere evitati se la pressione arteriosa fosse mantenuta a livelli normali.
Il fumo resta un altro fattore chiave: tra le persone sotto i 65 anni, due quinti dei
decessi per ictus sono legati al tabagismo. Anche la fibrillazione atriale, l’insufficienza cardiaca e l’infarto del miocardio aumentano il rischio di ictus, soprattutto se non diagnosticati e trattati in tempo. In Italia, la sorveglianza e la ricerca sui fattori di rischio cardiovascolare sono coordinate dall’Iss attraverso il Progetto CUORE, che da anni analizza lo stato di salute della popolazione e promuove strumenti di autovalutazione.
I dati preliminari dell’indagine Italian Health Examination Survey (ITA-HES) per il biennio 2023–2024 mostrano che:
la pressione arteriosa sistolica media è di 135 mmHg negli uomini e 126 mmHg nelle donne;
il 49% degli uomini e il 37% delle donne presenta valori elevati o è in trattamento;
4 uomini su 10 e 3 donne su 10 non sono consapevoli della propria ipertensione;
il consumo medio di sale è di 9,3 g al giorno negli uomini e 7,2 g nelle donne, ben oltre il limite Oms di 5 g al giorno;
solo il 9,2% degli uomini e il 23,7% delle donne rientra nei valori raccomandati.
Sul sito del Progetto CUORE è disponibile anche un test online per calcolare il rischio cardiovascolare assoluto, ossia la probabilità di subire un infarto o un ictus nei successivi 10 anni sulla base dei propri parametri clinici.
Investire nella prevenzione e nell’equità di accesso alla salute
«In occasione della Giornata mondiale dell’ictus» – concludono Donfrancesco e Palmieri – «è fondamentale ribadire l’urgenza di investire nella prevenzione e di promuovere azioni coordinate e integrate lungo tutto il percorso di cura».
L’Iss è impegnato in progetti europei di cooperazione sanitaria, come JACARDI, una joint action che coinvolge 21 Paesi e 81 partner. L’obiettivo è rafforzare la risposta comune alle malattie non trasmissibili, in particolare quelle cardiovascolari, migliorando la prevenzione, l’accesso ai trattamenti e la parità di cure tra i cittadini europei.
Elodie Dubois
Foto © Medicina e cure in Umbria, Fisioterapia Forte dei Marmi, Meditel, RaiNews













