Vantaggi tecnici e geopolitici di un insediamento permanente sulla faccia nascosta del nostro satellite naturale
L’esplorazione spaziale della luna è ormai caratterizzata da insediamenti permanenti e non più da semplici visite sporadiche. L’attenzione delle agenzie spaziali si sta focalizzando sul polo Sud-Aitken, un enorme cratere meteoritico di circa 2500 km di diametro sulla faccia nascosta. Quest’area non è solo un deserto incontaminato, ma un ambiente che offre molti vantaggi tecnici e politici di grande interesse.
Vediamo sempre lo stesso lato
Il lato nascosto della Luna si chiama così perché appunto non è mai visibile dal Pianeta. La ragione sta in un fenomeno che si chiama tecnicamente rotazione sincrona, cioè la Luna impiega lo stesso tempo a fare una rotazione sul proprio asse e a fare un’orbita completa intorno alla Terra. Per questa ragione guardando la Luna dalla superficie terrestre, noi vediamo sempre la stessa faccia.
Conviene precisare a questo punto che c’è chi parla di lato oscuro della Luna, c’è anche il famoso album dei Pink Floyd che si chiama “Dark Side of the Moon”, ma questo è un modo di dire comune ma sbagliato perché la Luna in realtà non ha un lato oscuro, cioè non illuminato. C’è un lato nascosto appunto, ma perfettamente illuminato dal Sole.
Il posto ideale per costruirci un telescopio
Proprio il fatto che il lato nascosto della Luna è sempre rivolto verso lo spazio profondo, lo rende particolarmente interessante per osservare l’Universo. Da lì non si vede mai la Terra e non arrivano le interferenze che sono provocate dall’attività umana e dalla tecnologia. Quindi non arrivano in particolare tutti i segnali radio che la civiltà emette per le comunicazioni, per i telefoni, per i satelliti e così via.
In particolare se si vogliono osservare segnali radio molto deboli, qualsiasi interferenza, anche minima, è una fonte di disturbo. L’assenza di interferenze radio è la cosa che rende il lato nascosto della Luna particolarmente attraente proprio per costruire un radiotelescopio e, in generale, strumenti di osservazione dell’Universo. La faccia nascosta è l’unico luogo permanentemente schermato dalle interferenze radio generate dall’umanità.
Questo significa anche accedere a uno spettro elettromagnetico irraggiungibile sulla Terra. Infatti l’atmosfera e la ionosfera bloccano o distorcono gran parte delle frequenze al di sotto dei 30 MHz e cioè le onde lunghe. Quindi mettere un laboratorio sulla faccia nascosta non significa solo “ascoltare il cosmo senza disturbo” ma osservare cose altrimenti inosservabili.
Lo studio dei raggi cosmici
La sottile atmosfera lunare e l’assenza di un campo magnetico significativo rendono la superficie lunare particolarmente adatta allo studio dei raggi cosmici. Rivelatori di particelle potrebbero studiare la composizione dei raggi cosmici galattici senza le interferenze dovute all’atmosfera terrestre. Questo ha implicazioni dirette per la comprensione dei processi astrofisici più violenti dell’universo, come le supernove e i buchi neri. Un laboratorio permanente permetterebbe esperimenti a lungo termine con una sensibilità senza precedenti.
Naturalmente si possono sempre costruire telescopi nello spazio come Hubble Space Telescope o il James Webb, ma anche questi telescopi hanno i loro problemi. Uno, per esempio, è la stabilità delle osservazioni, perché questi sono strumenti che si trovano in orbita nello spazio. La Luna è un corpo celeste stabile, quindi permette una base fissa molto vantaggiosa anche per lo studio dello spazio profondo, delle galassie lontane, degli esopianeti e delle onde gravitazionali.
Il satellite ripetitore per le comunicazioni
Stabilire e mantenere un avamposto permanente sulla faccia nascosta è una sfida tecnologica superiore rispetto a un insediamento sul lato visibile. La necessità di un sistema di comunicazione affidabile, tramite un satellite ripetitore in orbita lunare è indispensabile. Lo sviluppo di questa infrastruttura di telecomunicazioni non è un semplice ostacolo, ma un punto critico nei nuovi equilibri geopolitici. La Nazione o il consorzio che realizzerà e controllerà il satellite ripetitore per le comunicazioni (il “ponte” con la Terra) deterrà un’infrastruttura critica.
I vantaggi politici
Questo asset conferirà un’influenza notevole, simile a quella di chi controlla gli stretti marittimi o le rotte commerciali globali. Qualsiasi altra missione, scientifica o commerciale, che vorrà operare sul lato nascosto dovrà necessariamente passare attraverso quell’infrastruttura, pagando per il suo utilizzo o accettando i termini politici e tecnici del gestore.
Chi stabilirà la prima presenza stabile sulla faccia nascosta non pianterà semplicemente una bandiera ma ergerà il pilastro portante della futura architettura lunare. Questo creerà un meccanismo di potere e dipendenza tecnologica estremamente efficace. La leadership, quindi, si esprimerà non solo nell’arrivare per primi, ma nel costruire le strade che tutti gli altri saranno costretti a percorrere. Il vigente “Trattato sullo Spazio Extra-atmosferico” vieta rivendicazioni di sovranità nazionale, ma non regola in modo chiaro lo sfruttamento delle risorse.
Chi arriverà per primo?
Un avamposto stabile in quella Regione, pur non potendo rivendicare il territorio, di fatto stabilisce una zona di interesse operativo e un diritto di primo utilizzo difficile da contestare. La presenza fisica crea un fatto compiuto. La capacità di estrarre e utilizzare risorse locali (acqua per il sostentamento, ossigeno e idrogeno come propellente) moltiplica il potere di quell’insediamento, trasformandolo da semplice avamposto in un hub logistico per missioni future. La Nazione che controllerà le risorse del polo Sud-Aitken controllerà il nodo di rifornimento più strategico per l’esplorazione dello spazio, dettando i tempi e i costi dell’accesso al resto del sistema solare.
Paradossalmente, l’isolamento comunicativo del lato nascosto, se gestito attraverso un
regime di cooperazione internazionale, potrebbe trasformarsi in uno strumento per la non proliferazione di attività militari nello spazio. Poter disporre di un trattato che designi l’intera faccia nascosta come “parco scientifico internazionale” o “zona demilitarizzata“, renderebbe difficile per qualsiasi Nazione condurre esperimenti segreti senza essere rilevata. L’accesso alle comunicazioni diverrebbe il meccanismo di verifica. In questo scenario, il controllo condiviso non sarebbe più uno strumento di egemonia, ma il garante di un regime di trasparenza, simile al ruolo dell’IAEA (International Atomic Energy Agency, Agenzia internazionale per l’energia atomica) per il nucleare.
Il bene comune sovranazionale
Esiste un’opportunità politica unica: fare della faccia nascosta un progetto puramente scientifico internazionale, simile alla Stazione Spaziale Internazionale, ma su scala più ampia e con un mandato più chiaro. Questo richiederebbe la creazione di un consorzio con governance condivisa e un accesso equo alle strutture per tutti i membri. Una tale impresa mitigherebbe le tensioni nazionalistiche e costruirebbe un potente progetto di bene comune dell’umanità. Non si tratta solo di andare sulla Luna; si tratta di definire il modello di civilizzazione che intendiamo portare con noi, stabilendo se lo spazio sarà un dominio di conflitto o un’arena per una competizione costruttiva finalizzata alla conoscenza dell’Universo.
Nicola Sparvieri
Foto © Analisi Difesa, Feltrinelli, Wired Italia, INFN, YouMedia, AstronautiNews













