L’amico del nemico è mio nemico

0
394
Trump Venezuela Ucraina Taiwan

L’attacco non a sorpresa di Trump al Venezuela. Perché guardare a Ucraina e Taiwan per capire la partita a scacchi di tre leader mondiali

Poche persone, probabilmente, si sono stupite della notizia del recente attacco al Venezuela da parte degli Stati Uniti d’America ordinato da Donald Trump. Era nell’aria ed era anche stato più o meno annunciato nei mesi scorsi dallo stesso presidente statunitense. Il motivo ufficiale dietro l’azione è ovviamente il commercio di droga, con Trump che arriva ad accusare direttamente Maduro di essere il capo del cartello venezuelano. Ma è anche vero che di nuovo pochi potranno credere alla motivazione che Trump sbandiera vestendo l’uniforme di poliziotto del Mondo.

Infatti, si sa bene che è il Messico in realtà il centro mondiale dello smercio di cocaina con Colombia e Perù alle spalle come maggiori produttori. Per non parlare del problema del fentanyl, potente oppioide sintetico, dilagato come micidiale droga che sta mettendo in ginocchio generazioni di cittadini Usa e che ha mostrato il peggio di sé nella splendida San Francisco con orde di uomini e donne ridotti come zombie che vagano per strade una volta rese iconiche da film e turismo.

L’identità di un Paese è la somma dei rapporti che intrattiene con le altre Nazioni

Il Venezuela ha la più grande risorsa di petrolio al Mondo e ovviamente non lo tiene solo per sé. Lo immette infatti sul mercato con frequentazioni commerciali molto spostate a est, e tra i primi compratori ci sono proprio Cina e Russia. Servono solamente tre puntini in questo caso per disegnare l’immagine finale con gli Usa che non hanno buoni rapporti con Cina e Russia e che decidono di usare il bastone proprio con chi rifornisce le due grandi potenze della “prima” tra le materie prime al Mondo.

Ma perché questo non scatena uno scandalo o l’indignazione internazionale? Semplicemente perché ciò è quel che succede da sempre nella storia dell’uomo. L’amico del mio nemico è mio nemico. Se voglio colpire un nemico non mi devo limitare ad attacchi diretti ma posso minarne la stabilità anche colpendo i suoi amici, sostenitori, fiancheggiatori e persino i semplici simpatizzanti.

Questo tipo di “tattica” presenta il grande vantaggio di non entrare direttamente in conflitto col vero nemico ma di potergli comunque infliggere danni mal celandoli dietro motivazioni all’apparenza distanti e che ostano una risposta o un contrattacco se non eseguito nella medesima maniera, ovvero con assalti indiretti.

I destini di Paesi distanti spesso si sovrappongono

Molti accadimenti nella storia possono essere usati come esempi di mosse indirette verso un nemico. Forse però è più utile andare indietro di appena qualche anno per vedere una Nazione che, avvicinandosi troppo al cosiddetto “blocco occidentale”, ha pagato e sta ancora pagando, le conseguenze di tale rapporto. Viene quindi da chiedersi che differenza c’è tra Venezuela e Ucraina?

Certo le differenze possono essere molte ma sarebbe come dire che un viso dipinto da Raffaello è assolutamente diverso da un viso fatto da Picasso. Affermazione parzialmente esatta se si guarda solo la pennellata, ma il concetto che sta dietro è il medesimo in entrambi i dipinti. Forse la vera differenza è che Trump è riuscito laddove Putin ha fallito. In meno di 24 ore nemico in ginocchio, capo di Stato catturato e questione praticamente chiusa con un nuovo presidente (forse Maria Corina Machado) pronto all’insediamento e all’apertura di un Governo sudamericano filo Trumpista, che per l’egocentrico presidente Usa suona molto meglio che filostatunitense.

Trump riesce infatti a superare il profilo della dottrina Monroe, declamata dall’allora presidente degli Stati Uniti James Monroe nel 1823 che esprimeva la supremazia degli States sul Continente americano, mettendo sé stesso davanti all’unione e creando una rete metallica di consenso che può supportarlo ulteriormente nella politica domestica.

I protagonisti delle principali vicende mondiali sono sempre i più grandi

Putin non è riuscito invece in questa opera di raccolta di consenso. Si potrebbe pensare che le motivazioni siano di carattere sia geografico che di atteggiamento verso i Paesi limitrofi nella Regione. Probabilmente la verità è invece che Putin non ha bisogno di raccogliere consenso perché, come spesso fanno i leader russi, se lo prende e basta.

Inoltre, l’Ucraina ha una posizione internazionale molto diversa dal Venezuela e il coinvolgimento dell’Europa è un pezzo del puzzle che complica la situazione in modo esponenziale rispetto a un Paese del centro America che può forse contare su qualche voce in favore, ma di Paesi che per ora non svolgono un ruolo internazionale dal peso davvero rilevante in questo ambito.

Ucraina e Venezuela sono quindi due visi dipinti con tratti molto diversi ma che in definitiva vivono sulla stessa tela di una storia in cui i veri protagonisti sono i leader mondiali di Usa, Russia e Cina. Viene da domandarsi tra quanto anche il terzo protagonista metterà a segno il suo colpo. La Cina, sappiamo bene, non essere rapida nelle decisioni ma è comunque inarrestabile e Taiwan potrebbe essere presto il terzo viso dello stesso dipinto.

Potrebbe diventare il prossimo caso internazionale

Taiwan è al nono posto come più grande destinazione dell’esportazione degli Usa. Questi, invece, sono a loro volta i maggiori fornitori di armi per il piccolo Stato. Per quanto di piccole dimensioni, Taiwan rappresenta un piede americano in pieno territorio cinese, e visti i rapporti tesi che si sono venuti a creare ultimamente tra le due potenze un piccolo colpo a Taiwan potrebbe rivelarsi un forte colpo al nemico Usa.

Nuovamente, l’amico del mio nemico e mio nemico. Taiwan ha sicuramente una storia molto particolare, dal 1949, l’isola ospita il Governo della Repubblica di Cina sorta nel 1912, dandole quindi continuità politica; la Cina continentale, invece, è governata dalla Repubblica Popolare Cinese: entrambe rivendicano la sovranità l’una sull’altra. È anche denominata Cina nazionalista per distinguerla dalla Repubblica Popolare Cinese, detta invece “Cina popolare”.

Ma questa commistione di origine e di radici non suona molto simile alla storia di Ucraina e Russia, laddove la “grande madre Russia” nasce proprio dalla Capitale Kiev? La storia sembra percorre strade molto simili e le linee a tratti confuse possono prendere una forma molto comprensibile se solo si guarda un po’ da lontano e si cerca il noto comune denominatore. Le azioni di Trump, Putin e Xi Jinping non sembrano più essere così imprevedibili e se tutto questo suona un po’ semplicistico forse è perché davvero non è così complicato.

 

Adamo De Palma

Foto © Il Politico Web, Ubi.no, Wikipedia, Ann.fr, Cnbc

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui