Trovato il dipinto più antico della storia dell’umanità, realizzato almeno 67.800 anni fa, nell’isola Muna
Mercoledì 21 gennaio, la rivista scientifica Nature ha pubblicato un articolo in cui Adhi Agus Oktaviyana, archeologo presso l’Agenzia Nazionale per la Ricerca e l’Innovazione dell’Indonesia insieme all’archeologo e geochimico Maxime Aubert della Griffith University in Australia, hanno reportato la loro ultima scoperta.
Una scoperta straordinaria
Si tratta di due impronte negative di mani realizzate sulla volta della grotta Liang Metanduno a Muna. L’isola tropicale si trova al largo della costa sudorientale di Sulawesi, in Indonesia. La grotta è una vera e propria galleria d’arte preistorica. Già prima si potevano ammirare sulle pareti, figure umane in volo, barche piene di passeggeri e guerrieri a cavallo, uccelli e maiali. I disegni realizzati con pigmenti rossi, marroni e neri, hanno poche migliaia di anni. In questa stessa grotta sulla sua volta vicino all’immagine di un pollo stilizzato, Oktaviyana ha rinvenuto le due impronte di mani.
Le forme sono state realizzate soffiando del pigmento sui palmi appoggiati alle pareti della caverna, lasciandone così traccia del contorno. Le punte delle dita sono state modificate per sembrare più appuntite a guisa di artigli animali. Migliaia di anni più tardi sotto a quella mano, qualcuno ha poi disegnato l’immagine stilizzata di un pollo.
Metodologia di datazione
Per datare l’opera, gli studiosi hanno utilizzato una tecnica chiamata “datazione al laser con serie dell’uranio”: hanno cioè, utilizzato un laser per raccogliere e analizzare una piccola quantità di depositi di carbonato di calcio che si sono formati sulla parte superiore di uno strato pigmentato. In parole semplici hanno analizzato gli strati di calcite presenti sotto le impronte e quelli che si sono depositati sopra a esse nel corso delle migliaia di anni.
Le analisi applicate a tutti i disegni della grotta hanno mostrato che il luogo è stato utilizzato per la produzione artistica per un periodo molto lungo. Le pitture coprono un corso di 35.000 anni fino a circa 20.000 anni fa. La scoperta straordinaria è che la sagoma della mano a un artiglio ha almeno 67.800 anni, divenendo in tal modo, la più antica forma di arte rupestre realizzata dagli esseri umani.
Negli ultimi anni il sistema di grotte calcaree presenti sull’isola sta avendo un ruolo centrale nello studio dell’arte preistorica a livello mondiale. Vi sono infatti 44 siti con arte rupestre dove le pitture sono state realizzate anche a distanza di migliaia di anni. Questo testimonia che le grotte sono state frequentate a lungo. Anche in altre due caverne sulle isole circostanti sono presenti sagome di mani e la loro analisi mostra che le impronte sono state apposte tra 44.500 e 20.400 anni fa.
È la più antica forma d’arte rupestre preistorica
La pittura delle mani nella grotta di Muna precede quindi di 15.000 anni le altre pitture trovate nella zona e di 30.000 anni le più antiche forme d’arte preistorica europea. Esse si trovano in Francia e in Spagna che si ritiene siano state prodotte dai Neanderthal. Questa scoperta aiuta a dimostrare che esseri umani intelligenti vivevano nella Regione molto prima che popolazioni di Homo erectus mettessero piede in Europa.

Infatti fino ad oggi le testimonianze più antiche di arte rupestre erano quelle in Europa, nell’area franco–cantabrica e in Italia, sviluppatesi dal Paleolitico superiore (circa 42.000 anni fa) fino all’Età del ferro. Tra i principali siti c’è la Val Camonica, uno dei più grandi al Mondo, patrimonio Unesco che con oltre 140.000 figure narra 8.000 anni di storia.
Nella Francia meridionale la più antica è la grotta di Chauvet con i suoi 447 animali tra felini, mammut e rinoceronti, realizzati con pigmenti vegetali e minerali. Le rappresentazioni risalgono a 42.000 anni fa. Sono le meglio conservate e le più antiche, realizzate 32.000 anni fa.
Sempre in Francia si trova la grotta di Lascaux, anch’essa patrimonio Unesco, nota come la Cappella Sistina della preistoria. Conta 6.000 figure tra animali, figure umane e segni astratti. E ancora risalente al Paleolitico superiore la Spagna settentrionale vanta la celebre grotta di Altamira.
Capacità cognitiva nel Pleistocene superiore: il pensiero simbolico
Il coautore dell’articolo, l’archeologo Adam Brumm ha sottolineato che la scoperta è la prova che la specie umana era presente nell’arcipelago indonesiano già più di 67.000 anni fa. E che trasformò in modo giocoso e fantasioso l’impronta di una mano umana in qualcos’altro. Il ritrovamento offre anche testimonianza di uno spaccato dell’intelligenza umana primitiva.
L’archeologo ha evidenziato come la volontà di creare l’impressione di una mano ad artiglio potrebbe simboleggiare l’idea che esseri umani e animali fossero strettamente connessi. Questo sembra già riscontrabile nell’arte pittorica primitiva di Sulawesi, dove si conosce almeno un esempio di scena con figure interpretabili come esseri in parte umani e in parte animali. Le figure umane, con teste e code di animali che cacciavano i bufali, contenevano una sorta di narrazione. Ciò dimostra che i primi esseri umani che vivevano in Indonesia erano in grado di immaginare esseri inesistenti. Anche gli artisti che hanno dipinto le mani possedevano questa capacità cognitiva.
Migrazioni preistoriche verso l’Australia
Sulawesi ospitava senz’altro una delle culture artistiche più ricche e longeve al Mondo le cui origini risalgono ai primi insediamenti umani sull’isola almeno 67.800 anni fa, come ha dichiarato Aubert. L’importanza della scoperta non è solo artistica e culturale, ma offre anche indicazioni per comprendere l’antica migrazione in Australia. Le popolazioni umane che per prime attraversarono l’arcipelago indonesiano sfruttarono i ponti terrestri e diventarono i primi abitanti dell’Australia circa 67.000 anni fa.
Alcune popolazioni di Homo erectus hanno presumibilmente lasciato l’Africa 60.000-90.000 anni fa. Hanno attraversato a piedi il Medioriente e l’Asia Minore. Hanno quindi raggiunto il Sundaland o Regione della Sonda che oggi comprende Sumatra, Java e Borneo. Lì hanno dovuto attraversare il mare, passando da un’isola all’altra per raggiungere il Sahul ossia la massa continentale che all’epoca copriva l’attuale Tasmania, Nuova Guinea e Australia. L’isola di Sulawesi fu uno dei ponti geografici. Da qui transitarono le antiche popolazioni per andare verso il Sahul. Durante l’era glaciale il livello dei mari era decine di metri più basso.
Sulawesi e le altre isole tropicali tra le due Regioni custodiscono infatti indizi di unicità relativi alla geologia, alla flora e alla fauna, a testimonianza di questa epica migrazione umana. L’arte rupestre è una delle poche fonti che prova la presenza umana nel Pleistocene sulla grande isola. Oktaviyan sostiene che l’arte rupestre aborigena nell’Australia settentrionale sia stata molto probabilmente ereditata dalla popolazione che 67.800 anni fa lasciò le impronte delle mani a Muna.
Veronica Tulli
Foto© greenMe, Lascaux Dordogne.webp, National Geographic













