All’Assemblea di Roma focus su economia, lavoro e imprese: richieste sul fisco e misure contro concorrenza sleale e incertezza globale
Ogni anno l’assemblea generale di Confcommercio, che si tiene a Roma presso l’Auditorium di Via della Conciliazione, cattura l’attenzione dei grandi economisti di tutto il Mondo per il discorso che è tenuto dal presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, con la sua lucida relazione sulla condizione del nostro bel Paese, che il Presidente ha definito «sense of Italy». Quest’anno il suo discorso ha toccato scenari economici, fisco, energia e intelligenza artificiale, alla presenza del presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il presidente del Senato La Russa, il ministro Tajani e numerosi alti esponenti del Governo. All’inizio dell’assemblea l’inno italiano è stato suonato dal corpo musicale della Guardia di Finanza, con un grande applauso finale.
Anche segnali positivi
Senza mezzi termini, Sangalli ha affermaro: «Siamo in una stagione complicata, a tre mesi dal conflitto in Golfo Persico, a cui si sommano dazi e tensioni per le materie prime», e prosegue con «la drammatica guerra in Ucraina. Sappiamo bene che la crescita dell’Italia è insufficiente». Nonostante ciò, i fondamenti della nostra economia sono confortanti. «Il reddito delle famiglie è migliore rispetto al 2019, l’occupazione supera i 24,3 milioni di lavoratori, l’inflazione è al 3% e gli incrementi sono dovuti all’aumento delle materie prime energetiche».
Il presidente avverte però che: «Raccontarci peggio di come
siamo è un danno per tutti» e riconosce che: «In generale c’è incertezza, ma anche una sensazione di potercela fare». Segnali positivi sono dati dal turismo, sia degli italiani che degli stranieri, che sempre più affollano i nostri borghi, ma non nasconde elementi di debolezza, come la crisi di fiducia dei giovani. Parla di rischiosa combinazione tra crisi demografica, che gioca contro la crescita economica: «La propensione alla genitorialità è esigua», riferendosi alla nuova generazione. Ricorda che negli anni ’80 avevamo 25 milioni di giovani sotto i 30 anni, oggi sono 16 milioni.
Divario di genere
La partecipazione femminile al mercato del lavoro è sotto la media europea, in quanto le nostre donne devono prendersi cura dei figli e degli anziani, nonché della gestione domestica, un carico solamente al femminile. Anche il problema energetico rimane una priorità per il settore di Confcommercio – sostiene Sangalli – e auspica il passaggio decisivo al nucleare.
Ha parlato anche di intelligenza artificiale, «che investe direttamente i nostri settori, stravolgendone alcuni, e richiede un ripensamento profondo». Il presidente di Confcommercio ha affrontato anche il tema della qualità del lavoro nel terziario e che il sistema contrattuale, che interessa milioni di lavoratori, «è sotto attacco del dumping contrattuale che riduce la qualità dell’occupazione e frena la crescita». Ha parlato di salario giusto perché «il salario minimo appiattisce verso il basso, mentre il salario giusto punta alla qualità».
Le città sono in continua trasformazione, purtroppo hanno registrato la chiusura di ben 156mila esercizi commerciali. Sul fisco Sangalli è stato diretto: «Nel nostro Paese troppe tasse, troppa burocrazia che frenano le imprese, la crescita e gli investimenti», e ha chiesto quindi al Governo di procedere con la riduzione dal 35 al 33% dell’aliquota per i redditi fino a 60 mila euro, quale «giusto riconoscimento al ceto medio». Ha concluso il suo discorso dicendo ai membri dell’esecutivo: «Senza regole condivise non c’è mercato, senza mercato non ci sono imprese sane, senza imprese sane non c’è crescita».
L’intervento del presidente Meloni
A proposito dell’ultima frase di Sangalli, il presidente Giorgia
Meloni ha sostenuto: «Questa non è la repubblica delle banane, qui le regole si rispettano», ricordando il contrasto alle attività di «apri–chiudi», spesso gestite da extracomunitari, che «eludono il fisco aprendo e chiudendo in breve tempo, non pagando le tasse», con concorrenza sleale per quei commercianti che le pagano fino all’ultimo centesimo. «Finora ne abbiamo chiuse d’ufficio 24.000», ha rivelato.
Riguardo il carico fiscale la Meloni ha affermato: «Vogliamo fare di più per ridurre il carico fiscale sul ceto medio e non intendiamo fermarci». Ha poi aggiunto «altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo perché gli italiani possano ambire ad avere patrimonio dopo decenni di sacrifici».
Giancarlo Cocco
Foto © Governo, Confcommercio













