Amnistia Catalogna: via libera Ue, nodo Puigdemont

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Amnistia catalogna Ue

La Corte di giustizia conferma la compatibilità della norma spagnola: resta l’incognita sul rientro dell’ex presidente

La Corte di giustizia dell’Unione europea (Cgue) ha stabilito che la legge sull’amnistia per gli indipendentisti catalani, approvata dal Congresso spagnolo, è compatibile con il diritto dell’Unione. Una decisione attesa, che interviene su uno dei dossier politici e giudiziari più delicati della Spagna contemporanea e che incide direttamente sul caso dell’ex presidente catalano Carles Puigdemont.

Il pronunciamento dei giudici di Lussemburgo non produce effetti immediati sul piano giudiziario, ma rafforza il quadro normativo a favore dell’amnistia e potrebbe aumentare le probabilità di un ritorno in Spagna di Puigdemont, protagonista del referendum sull’indipendenza della Catalogna del 2017. Tuttavia, la sua situazione resta sospesa: la decisione finale spetta infatti ai tribunali spagnoli.

Il via libera della Cgue

La Corte europea era chiamata a esprimersi su due questioni pregiudiziali sollevate da organi giudiziari spagnoli: il Tribunal de Cuentas e l’Audiencia Nacional. Entrambi avevano sollevato dubbi sulla compatibilità della legge con le norme europee, in particolare per quanto riguarda la tutela degli interessi finanziari dell’Unione e la normativa in materia di terrorismo. La Cgue ha escluso entrambe le criticità. Secondo i giudici, l’amnistia non danneggia gli interessi finanziari dell’Unione europea e non viola la direttiva europea sul terrorismo.

Una posizione in linea con il parere espresso in precedenza dall’avvocato generale Dean Spielmann, che aveva già indicato la compatibilità della norma con il diritto comunitario. Pur riconoscendo il contesto politico particolare in cui la legge è stata approvata, l’avvocato generale aveva definito il provvedimento come inserito «in un contesto reale di riconciliazione politica e sociale», escludendo che si trattasse di una «autoamnistia».

Le questioni sollevate dai tribunali spagnoli

Il rinvio alla Corte di giustizia è nato dal confronto tra diverse interpretazioni giuridiche all’interno dello stesso sistema giudiziario spagnolo.

Da un lato, il Tribunal de Cuentas aveva chiesto di chiarire se l’uso di fondi pubblici per organizzare il referendum del 1° ottobre 2017 potesse configurare un danno agli interessi finanziari dell’Unione. Dall’altro, l’Audiencia Nacional aveva sollevato dubbi sull’applicabilità dell’amnistia ai membri dei Comitati di Difesa della Repubblica (Cdr), gruppi indipendentisti catalani accusati di reati legati al terrorismo. La Cgue ha risposto negativamente a entrambe le questioni, rimuovendo quindi due dei principali ostacoli alla piena legittimità europea della legge.

Una legge al centro dello scontro politico

L’amnistia rappresenta uno dei pilastri dell’accordo politico che ha consentito al primo ministro Pedro Sánchez di ottenere il sostegno parlamentare necessario per governare. In particolare, il provvedimento è stato una concessione decisiva nei confronti dei partiti indipendentisti catalani, tra cui Junts per Catalunya. La legge è stata approvata dal Congresso nel novembre 2023, in un contesto di forte polarizzazione politica, dopo elezioni che non avevano prodotto una maggioranza chiara. Il testo prevede l’estinzione dei reati legati al cosiddetto “procés”, inclusi il referendum illegale del 2017, la dichiarazione unilaterale di indipendenza e le condotte di malversazione connesse, con alcune eccezioni. Restano infatti esclusi dall’amnistia i casi di arricchimento personale e gli atti di terrorismo che abbiano messo in pericolo la vita o l’integrità fisica delle persone.

Critiche e divisioni

Fin dalla sua approvazione, la legge sull’amnistia ha suscitato forti critiche, sia da parte delle forze politiche di destra sia all’interno di settori della sinistra, oltre che in ambienti giudiziari. Molti detrattori hanno considerato il provvedimento una concessione eccessiva a un movimento che, attraverso il referendum del 2017, aveva violato apertamente la Costituzione spagnola. Il Partito Popolare (PP) ha impugnato la legge davanti al Tribunal Constitucional, sostenendo che si trattasse di una misura incostituzionale. Tuttavia, il 26 giugno 2025, la Corte costituzionale spagnola ha confermato la validità della norma con sei voti favorevoli e quattro contrari, respingendo anche la tesi della “autoamnistia”. Nonostante questo via libera, il conflitto interpretativo tra i diversi organi giudiziari non si è risolto.

Il nodo Puigdemont

La figura centrale di questo complesso intreccio giuridico e politico resta Carles Puigdemont, ex presidente della Generalitat de Catalunya. Dopo il referendum del 2017 e la successiva dichiarazione unilaterale di indipendenza, Puigdemont ha lasciato la Spagna per evitare l’arresto, stabilendosi in Belgio, dove risiede tuttora, salvo brevi apparizioni pubbliche, come quella a Barcellona nell’agosto 2024. Nonostante l’approvazione della legge sull’amnistia, il Tribunal Supremo ha finora rifiutato di applicarla al suo caso. Secondo l’interpretazione del giudice istruttore Pablo Llarena, confermata nell’aprile 2025 dalla Sala de Apelaciones dello stesso Supremo, vi sarebbero elementi di arricchimento personale nella gestione dei fondi legati al referendum del 1-O, circostanza che escluderebbe Puigdemont dai benefici dell’amnistia. Di conseguenza, il mandato d’arresto nei suoi confronti resta in vigore.

Può tornare in Spagna?

Alla luce della decisione della Cggue, la posizione di Puigdemont si rafforza, ma non cambia nell’immediato. Il via libera europeo alla legge di amnistia non comporta automaticamente la revoca dell’ordine di arresto. La decisione spetta al Tribunal Supremo, che finora ha mantenuto una linea restrittiva. Tuttavia, l’ultima parola potrebbe arrivare dal Tribunal Constitucional, chiamato a esprimersi sul ricorso presentato dallo stesso Puigdemont. La pronuncia della Corte costituzionale è attesa non prima di ottobre, dopo la pausa estiva dell’attività giudiziaria. Solo in caso di accoglimento del ricorso e di conseguente obbligo per il Tribunal Supremo di ritirare il mandato d’arresto, Puigdemont potrebbe rientrare in Spagna senza rischiare l’arresto.

La sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea rappresenta un passaggio significativo, ma non definitivo. Il verdetto di Lussemburgo entra ora a far parte del quadro giuridico che i tribunali spagnoli dovranno considerare nelle decisioni ancora pendenti. Se da un lato rafforza la posizione di chi sostiene la compatibilità della legge con il diritto europeo, dall’altro non risolve le questioni interpretative interne alla giustizia spagnola, né incide direttamente sui procedimenti in corso.
Resta dunque aperto lo scontro tra diverse letture giuridiche e politiche dell’amnistia, in un contesto in cui diritto nazionale ed europeo continuano a intrecciarsi. Nel frattempo, Puigdemont rimane in Belgio e il suo futuro giudiziario dipende ancora dalle decisioni dei tribunali spagnoli.

 

Elodie Dubois

Foto © LA Times, Bloomberg, USNews

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