Il 123 Agreement non prevede il divieto di arricchimento dell’uranio e il riprocessamento del plutonio né l’adesione al Protocollo aggiuntivo
Il presidente Donald Trump ha formalmente approvato uno storico accordo con l’Arabia Saudita che, sulla base di quanto riferito dall’amministrazione americana, garantirà al Paese arabo di sviluppare un programma nucleare civile, aprendo inoltre la strada all’arricchimento dell’uranio sul territorio del regno. Si tratterebbe di un’intesa senza precedenti, giunta in seguito a mesi di tensioni tra Washington e Riad per via del rifiuto saudita di concedere lo spazio aereo per le operazioni nel Golfo e i forti dubbi nutriti nei confronti della strategia americana in Medio oriente. La cooperazione nucleare diviene dunque uno strumento essenziale per poter rilanciare le relazioni e consolidare un asse strategico fondamentale per entrambi i Paesi. Il nuovo accordo, la cui durata prevista è di 30 anni, possiede un valore stimato in decine di miliardi di dollari e vedrà le società statunitensi ricoprire un ruolo centrale nello sviluppo delle infrastrutture nucleari dell’Arabia Saudita.
Difatti, una delle disposizioni chiave prevede che le società americane costruiscano un impianto per l’arricchimento dell’uranio a Riad, ma uno studio congiunto tra i due Stati renderebbe possibile ciò soltanto nel caso in cui stabilisca che tale iniziativa sia giustificata. Secondo l’amministrazione Trump, tale clausola consentirebbe agli Usa di esercitare un’influenza sul programma nucleare saudita, impedendone un eventuale utilizzo a fini militari. «L’accordo potrebbe contribuire a rilanciare l’industria nucleare statunitense, rafforzare i rapporti tra Usa e Arabia Saudita e impedire a Russia e Cina di assumere un ruolo strategicamente importante nel programma nucleare saudita», ha dichiarato Robert Einhorn, ex alto funzionario del Dipartimento di Stato, che ha fornito consulenza ad amministrazioni repubblicane e democratiche sulle questioni legate alla non proliferazione. Il Congresso esaminerà l’intesa sul nucleare nei prossimi giorni e laddove approvasse il progetto, le parti lo firmerebbero il 29 luglio.
Peculiarità del 123 Agreement
Il testo che l’amministrazione del presidente americano sottoporrà al Congresso ha preso il nome di “123 Agreement”, chiaro riferimento alla sezione 123 dell’Atomic Energy Act del 1954, ossia la legge che regola la cooperazione nucleare civile degli Usa con Stati terzi. Laddove il Congresso approvasse il testo, lo firmeranno il segretario all’Energia, Chris Wright, e il suo corrispettivo ministro saudita, il principe Abdulaziz bin Salman, con cui quest’ultimo aveva già siglato lo scorso anno un’intesa preliminare a Riad. La peculiarità di tale progetto è che esso non prevede le garanzie che gli Usa hanno sempre considerato non negoziabili: il divieto di arricchimento dell’uranio e di riprocessamento del plutonio sul proprio territorio, ossia il cosiddetto Gold Standard, e l’adesione al Protocollo aggiuntivo dell’Aiea (Agenzia internazionale per l’energia atomica), che consente all’agenzia ispezioni intrusive anche nei siti non dichiarati.
Tale decisione risulta fortemente in contrasto con quanto concordato nel 2009 con gli Emirati Arabi Uniti, unico altro Paese del Golfo con cui Washington ha un accordo sul nucleare civile. Difatti Abu Dhabi accettò l’applicazione integrale del Gold Standard e del Protocollo aggiuntivo, rinunciando a qualsiasi forma di arricchimento o riprocessamento. Finora, tutte le precedenti amministrazioni avevano indicato l’accordo del 2009 come base di partenza per eventuali negoziati con Riad. Lo stesso Marco Rubio, attuale segretario di Stato, nel periodo in cui era senatore aveva richiesto l’introduzione di tali garanzie nell’accordo con i sauditi.
Tra Congresso e dinamiche geopolitiche
Il progetto contiene due lettere allegate riservate all’intesa, che l’amministrazione reputa segrete per questioni di sicurezza nazionale e in quanto contenenti informazioni commercialmente sensibili. Nonostante ciò, il Congresso potrebbe pretendere di consultarle prima di procedere al voto. Una volta depositato, il testo dell’accordo entrerà in una finestra di revisione dalla durata di circa 90 giorni di sessioni congressuali consecutive. Lì dove non vi fosse alcun tipo di riscontro da parte del Congresso, l’intesa entrerebbe automaticamente in vigore. Al contrario, il Congresso potrebbe invece votare una risoluzione di disapprovazione ma, per poter bloccare l’accordo, servirebbe necessariamente la maggioranza qualificata, unica soglia in grado di oltrepassare il veto presidenziale.
Oltre le critiche bipartisan, una forte opposizione all’intesa è stata espressa anche da parte dei funzionari israeliani che temono che il progetto di nucleare civile venga poi successivamente trasformato in uno strumento di produzione di armi nucleari. Anche l’amministrazione Biden era pronta a procedere con la cooperazione nucleare con Riad, pur subordinando tale accordo a una normalizzazione delle relazioni tra l’Arabia Saudita e
Israele. Tale tentativo è poi stato abbandonato in seguito agli eventi del 7 ottobre del 2023. Nonostante Trump abbia esortato il regno saudita, insieme agli altri Stati islamici, ad aderire agli accordi di Abramo, non ha imposto a Riad l’istaurazione di relazioni con Tel Aviv come condizioni sine qua non per l’acquisto della tecnologia nucleare americana e per l’avvio del programma nucleare civile.
Gli intenti di Riad
L’Arabia Saudita insiste sul carattere pacifico delle proprie intenzioni. Ciononostante, sin dal 2018, il principe ereditario Mohammed bin Salman ha ribadito più volte che lì dove l’Iran dovesse dotarsi di armi nucleari, la sua Nazione farebbe «senza dubbio» altrettanto, dal momento che i due Stati sono rivali regionali. Già a partire dal 2019, il ministro dell’Energia saudita ha dichiarato che Riad abbia l’obbiettivo di controllare l’intero ciclo del combustibile, incluso l’arricchimento, e che ora l’accordo con gli Usa gli offra la cornice legale in cui agire per raggiungerlo. Secondo i funzionari sauditi, l’intesa consentirà al regno di soddisfare il proprio fabbisogno energetico interno attraverso lo sviluppo di un’industria nucleare basata sui giacimenti di minerale di uranio non ancora sfruttati. Ciò consentirebbe di destinare all’esportazione una quota maggiore della produzione petrolifera, incrementando così le entrate.
L’accordo tra gli Usa e l’Arabia Saudita giunge in un momento in cui per Trump diviene fondamentale esercitare pressioni sull’Iran affinché accetti di ridimensionare il proprio programma nucleare e di consegnare le proprie scorte di uranio altamente arricchito. Nonché tale intesa comporterà dei vantaggi economici importanti per gli Stati Uniti. Difatti, sulla base di quanto stabilito tra Washington e Riad, le società statunitensi fornirebbero i nuovi reattori necessari alla produzione di energia e le ulteriori tecnologie nucleari, prima fra tutte la Westinghouse Electric con il suo reattore AP1000, in grado di produrre circa 1.100 megawatt di elettricità, ossia una quantità di energia sufficiente ad alimentare una città di medie dimensioni o perfino un grande data center dedicato all’intelligenza artificiale.
L’arricchimento dell’uranio
Dato l’avanzamento dei progetti relativi ai reattori, i funzionari di entrambi i Paesi hanno stabilito che nel corso dei primi due anni condurranno uno studio volto a valutare la possibilità di arricchimento dell’uranio, valutando se ciò sia economicamente sostenibile sul suolo saudita o se convenga fare affidamento su un combustibile di importazione. Lì dove lo studio dovesse ritenere che l’arricchimento domestico sia giustificato, gli Usa procederebbero alla costruzione dell’impianto nell’ambito di un accordo riservato definito
“black box”, che impedirebbe il trasferimento a Riad di tecnologie sensibili. Qualora, al termine dello studio, Washington si opponesse alla prosecuzione dell’arricchimento, l’Arabia Saudita non potrebbe procedere in autonomia né affidarsi a un altro partner terzo per un periodo di 10 anni.
«Siate certi che questi accordi rispettano i più elevati standard di sicurezza nucleare e non proliferazione, facendo al contempo affidamento sulla migliore tecnologia e sui migliori scienziati nucleari del Mondo, progettati proprio qui negli Stati Uniti», ha dichiarato Wright in una nota. «Grazie al presidente Trump, la rinascita del nucleare americano è già iniziata e produrrà benefici di lungo periodo per i cittadini americani e sauditi».
Ottavia Scorpati
Foto © Radio popolare, Arab news PK, Rivista missioni consolata, Il Post













