Una brigata speciale tedesca Panzer Brigade per catturare nelle Ardenne i vertici americani e britannici e sconvolgere le comunicazioni
Dal mito nazista alla guerra segreta, uno specialista di azioni speciali, come racconta il dr. Adriano Monti nelle sue memorie. È stato una figura capace di sopravvivere al crollo del regime nazista per mettersi al servizio di altre intelligence straniere, anche americani, agendo fuori delle regole e di trasformare l’azione militare in teatro politico.
La sua fama nacque con l’operazione Gran Sasso, nel settembre del 1943 quando Benito Mussolini venne liberato dalla prigionia. Non fu solo un successo tattico per Skorzeny che da sconosciuto ufficiale apparve a Hitler la persona adatta a mostrare che la Germania, nonostante gli insuccessi con gli alleati, poteva ancora con il suo ardimento mutarne le sorti.
Il favorito di Hitler
Skorzeny divenne quindi uno dei favoriti per una azione temeraria da svolgersi nelle
Ardenne ove erano sbarcati gli alleati. Era il 22 ottobre 1944 e Hitler pianificò una operazione denominata «Grifone» che affidò a Skorzeny. Doveva formare una brigata il cui compito era di catturare alcuni alti Generali del supremo comando alleato e prendere uno o più ponti sul fiume Mosa, prima che potessero essere distrutti. Nell’operazione sarebbero stati impiegati soldati tedeschi con uniformi alleate. Il loro scopo era anche di creare confusione dietro le linee nemiche con l’ordine di girare i cartelli stradali, sconvolgere le comunicazioni, deviare le truppe alleate in luoghi impervi.
Skorzeny non poteva non obbedire all’ordine diretto di Hitler anche se era consapevole che, secondo la Convenzione dell’Aja del 1907, tutti i suoi uomini catturati con uniformi alleate potevano essere giustiziati come spie. Non mancarono discussioni con il generale Jodl e il feldmaresciallo Von Rumstedt ma così erano gli ordini.
Reclutamento del commando
In sei settimane reclutò ed addestrò una unità composta da 10 soldati tedeschi che avevano perfetta conoscenza lingua inglese, 40 uomini che lo parlavano bene ma non conoscevano il gergo americano, 200 che avevano imparato l’inglese a scuola. I 10 che parlavano meglio l’inglese ebbero l’incarico di travestirsi da soldati con la fascia “MP – Military Police” al braccio e sull’elmetto con il compito quindi di dirigere il traffico di autoblinde e carri armati americani, l’episodio è mirabilmente riportato nel film “La battaglia dei giganti” del 1965 con Henry Fonda e si svolge nel dicembre del 1944 nelle Ardenne.
Mezzi, equipaggiamento e addestramento
Dalla Luftwaffe ricevette due battaglioni di paracadutisti, una squadra di artiglieria, e squadre di carri armati del reggimento Panzer, un totale di 2500 uomini. Non furono trovati armi dell’esercito americano, per gli spostamenti furono reperiti quattro blindati M3 scout car, 30 jeep e 15 camion, erano pochi per l’impresa, si rimediò camuffando veicoli tedeschi dipinti in oliva con applicati i contrassegni degli alleati. Utilizzarono un solo Sherman catturato in battaglia, gli altri carri armati Panther modificati in modo assomigliare agli M10. I soldati appresero le tecniche di comunicazioni americane. Il gruppo che parlava meglio l’inglese fu inviato al campo di prigionia di soldati americani catturati di Limburgo, per esercitarsi nella loro abilità linguistica ed apprendere notizie di sport direttamente dai prigionieri.
Poco prima dell’azione furono date le direttive ai gruppi di sabotatori che dovevano distruggere depositi di munizioni alleati e di carburante, un gruppo doveva raggiungere entrambi i lati del fiume Mosa e trasmettere ordini fasulli a qualsiasi unità degli Usa che incontravano. Invertire i pali con le scritte delle località, rimuovere gli avvertimenti dei campi minati, isolare le strade con avvertimenti di mine inesistenti, interrompere la catena di comando degli alleati cercando di fare prigionieri i vertici militari.
Nel pomeriggio del 14 dicembre del 1944 la colonna si mosse ma, dopo un giorno di marcia, la 1ª divisione Panzer non riuscì a raggiungere il punto di partenza dell’offensiva.
Skorzeny nell’agosto del 1945, catturato dagli americani, rivelò che il 16 dicembre 1944 solo una squadra del commando, entrando a Malmedy, era riuscita a convincere una unità dell’esercito americano a ritirarsi mentre un’altra squadra riuscì a cambiare la segnaletica stradale ed inviare un reggimento alleato nella direzione sbagliata.
Allarme tra le truppe alleate
Gli americani, scoperto il commando tedesco, diramarono a tutto l’esercito l’ordine di allerta di «sospetti tedeschi con accento americano o inglese». Crearono posti di blocco ove erano fatte opportune domande sulle Capitali di alcuni Paesi americani, i beniamini dello sport, le date salienti della storia Usa. Il generale Bradley fu fermato a un posto di blocco e i soldati si divertirono a fargli domande. La confusione fu tale che vi furono uccisioni tra soldati americani in quanto si vedevano spie e sabotatori dappertutto. Una squadra del commando tedesco fu catturata nei pressi di Aywaille il 17 dicembre, in quanto non seppe rispondere alla parola d’ordine alle sentinelle americane. Girò voce che Skorzeny volesse catturare il generale Eisenhower e il suo staff. Per tale motivo Ike non fu contento di trascorrere il Natale del 1944 isolato in un bunker per motivi di sicurezza.
Arresto a un posto di blocco
Anche Montgomery non fu immune dalla paura del rapimento. Dopo aver saputo del confino di Eisenhower, si mosse con la sua jeep verso Malmedy per aumentare il suo prestigio con le truppe statunitensi. Nelle Ardenne si era sparsa la voce che uno del kommando di Skorzeny era identico a Monty e come tale si era identificato in alcuni posti di blocco. Quando il vero Montgomery fu fermato a un posto di blocco, ordinò al conducente di proseguire. Le sentinelle spararono alle gomme e il generale fu in malo modo portato in un fienile trattenuto per diverse ore. Lui si infuriò e disse ai soldati che li avrebbe portati davanti la corte marziale, questi cominciarono a insultarlo e la cosa sarebbe finita male se non fosse intervenuto, chiamato dal comando americano, un capitano britannico che ben conosceva il generale.
Una squadra di commandos tedeschi fu catturata il 17 dicembre 1944 quando non riuscirono a fornire la parola d’ordine alle sentinelle americane, dei 44 tedeschi che indossavano uniformi statunitensi, otto non tornarono più alla loro base.
Skorzeny fu catturato dalla 106° divisione americana. Riconosciuto per la sua altezza – 1,96 cm – e per la foto di lui accanto a Mussolini nella liberazione del duce sul Gran Sasso dopo la destituzione del Gran Consiglio nel 1943.
I processi agli ufficiali del commando
Tre alti ufficiali Pernass, Billing, e Schmidt sottoposti a processo a Henry-Chapelle il 21 dicembre furono condannati a morte e giustiziati il 23 dicembre.
Skorzeny fu processato come criminale di guerra al processo di Dachau nel 1947 dopo l’internamento in un campo di concentramento alleato, ma al processo non fu possibile dimostrare che fosse stato lui ad aver dato l’ordine di combattere in uniformi statunitensi e la fece franca. Gli americani in realtà utilizzarono Skorzeny che si era rifugiato in Spagna presso il dittatore Franco per scopi anticomunisti in Europa, come ci racconta nel suo libro il dr. Adriano Monti.
Skorzeny divenne infatti uno dei massimi dirigenti della rete di spie Gehlen, di cui scriveremo al prossimo articolo.
Giancarlo Cocco
Foto © RTVE.es, ARSOF History













