Earth Overshoot Day 2026

0
63

Mancano ancora cinque mesi alla fine dell’anno ma il consumo umano supera le risorse che la Terra può rinnovare nel 2026

Lo scorso 30 luglio è stato raggiunto l’Earth Overshoot Day 2026 e cioè la data in cui l’umanità ha già consumato le risorse naturali sostenibili utilizzabili per quest’anno. Tuttavia, nonostante questo, continuiamo a richiedere al Pianeta risorse e servizi oltre la sostenibilità. Viviamo quindi in debito ecologico utilizzando risorse che la Terra non è più in grado di rigenerare in un anno. Attingiamo quindi alle riserve che non saranno più restituite a meno di cambiare decisamente il modello di sviluppo economico.

Il Wwf ricorda che oggi consumiamo l’equivalente di 1,73 pianeti Terra e che è necessario invertire questa corsa, in particolare intervenendo sulle Città, responsabili di una quota rilevante del consumo di risorse e degli impatti ambientali. È questo un divario che dura da oltre cinquant’anni e che ha generato un deficit ecologico accumulato pari a 20,6 anni della capacità rigenerativa del Pianeta, segnale dell’enorme pressione esercitata sugli ecosistemi naturali.

Le Città al centro della trasformazione

Per il Wwf Italia, una delle sfide decisive passa dalle Città. Oltre metà della popolazione mondiale vive già nelle aree urbane ed entro il 2050 la quota salirà a quasi il 70%. Pur occupando appena il 3% della superficie terrestre, le metropoli sono responsabili di circa il 75% dei consumi energetici e del 70% delle emissioni globali di gas serra legate alle attività umane. Ma sono anche i principali motori dell’economia mondiale, generando oltre l’80% del Pil globale.

Eva Alessi, responsabile sostenibilità del Wwf Italia, afferma che «Le Città non finiscono ai loro confini: la loro impronta ecologica si estende ben oltre il loro perimetro amministrativo. È proprio nelle Città che si gioca una parte decisiva della transizione ecologica. Investire in mobilità sostenibile, edifici efficienti, servizi condivisi, sistemi alimentari più sostenibili, economia circolare e più natura urbana significa contribuire a diminuire l’impronta ecologica, migliorare la qualità della vita e contribuire a posticipare sempre di più l’Earth Overshoot Day».

I numeri del sovrasfruttamento

Il calcolo dell’Earth Overshoot Day si basa sulle più recenti edizioni del National Footprint and Biocapacity Accounts, che includono dati completi fino al 2023 e stime per gli anni successivi. Nel computo è stato considerata una revisione al rialzo della capacità degli oceani di assorbire anidride carbonica, rispetto alla stima del 2025. Ma nonostante questo aspetto positivo le tendenze del Mondo reale si sono mosse nella direzione opposta: il divario tra l’impronta ecologica dell’umanità e la biocapacità del Pianeta si è ampliato.

Il 2026 rappresenta il livello più alto di sovrasfruttamento ecologico mai registrato nella storia dell’umanità. Attualmente, l’umanità utilizza le risorse naturali il 73% più velocemente di quanto gli ecosistemi terrestri possano rigenerarle. Questo debito ecologico accumulato dal 1970 è ora pari a 20,6 anni di produttività biologica completa del Pianeta. In altre parole, anche se cessassimo immediatamente ogni ulteriore danno, occorrerebbero più di due decenni di rigenerazione completa per ripristinare l’equilibrio perduto, un’impresa che la comunità scientifica ritiene improbabile.

Le conseguenze di un modello economico insostenibile

Stiamo esaurendo il capitale naturale del Pianeta, compromettendo la sicurezza delle risorse a lungo termine. Le conseguenze sono già visibili e drammatiche: deforestazione, erosione del suolo, perdita di biodiversità e un’accumulazione senza precedenti di CO₂ nell’atmosfera. Secondo le stime della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), dal 1972, le concentrazioni di gas serra sono aumentate da 367 a 547 parti per milione (ppm) equivalenti di CO₂, contribuendo a eventi meteorologici estremi sempre più frequenti e al declino della produzione alimentare globale.

Il cattivo esempio di Italia ed Europa

Se tutti i Paesi del Mondo adottassero il modello di consumo europeo, l’Earth Overshoot Day si sarebbe già verificato il 3 maggio. Questo significa che l’Unione europea, in meno di cinque mesi, avrebbe esaurito la propria quota di risorse annuali. La situazione italiana è altrettanto critica: il 3 maggio è stato il nostro “overshoot day”, un dato che evidenzia come il nostro stile di vita richieda risorse equivalenti a quasi tre Pianeti Terra.

A pesare in modo determinante sono il consumo alimentare e i trasporti, ma anche la perdita di suolo fertile a causa della cementificazione, che in Italia scompare a un ritmo di 23 ettari al giorno, riducendo drasticamente la capacità produttiva agricola e la capacità di assorbire CO₂.

Come invertire la tendenza

Nonostante il quadro allarmante, l’umanità ha gli strumenti per invertire la rotta. Il Global Footprint Network sottolinea che esistono già opzioni per #MoveTheDate (spostare la data), molte delle quali vantaggiose anche dal punto di vista finanziario. Le opportunità si concentrano in cinque aree chiave: Città, energia, cibo, popolazione e Pianeta. Ad esempio, ridurre le emissioni di CO2 da combustibili fossili del 50% sposterebbe la data di tre mesi.

Nei centri urbani, è prioritario trasformare il tessuto urbano in “spugne verdi”: de-pavimentare il suolo, potenziare il trasporto pubblico elettrico e incentivare la riqualificazione edilizia con criteri di bioedilizia. Per l’Energia, occorre accelerare la transizione verso fonti rinnovabili abbinate a sistemi di accumulo e reti intelligenti, abbandonando progressivamente i sussidi ai combustibili fossili e puntando sull’efficienza energetica come “prima risorsa”.

Nel settore del cibo, la correzione passa dall’agricoltura rigenerativa (rotazioni, agroforestatura, riduzione dei fertilizzanti sintetici) e dalla drastica diminuzione degli sprechi lungo la filiera, promuovendo diete a basso impatto carbonico che riducano la pressione su suolo e acqua. Per il Pianeta, le azioni correttive devono includere la protezione e il ripristino su larga scala degli ecosistemi naturali (foreste e oceani) come pozzi di carbonio.

Solo un coordinamento globale, con tempi stretti e obiettivi vincolanti, può posticipare la data del sovrasfruttamento e restituire respiro al sistema Terra.

 

Nicola Sparvieri

Foto © SQUARCI, Nigrizia, Drees & Sommer, Pegasoft srl

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui