I due Paesi, con la mediazione della Russia, nella notte tra il 9 e il 10 novembre hanno firmato per un cessate il fuoco nel Nagorno-Karabakh. Un tradimento per molti cittadini armeni, che hanno invaso la sede del governo e del parlamento
Dalla fine di settembre, i separatisti armeni del Nagorno-Karabakh e dell’esercito azerbaigiano erano impegnati in uno degli scontri più sanguinosi degli ultimi 30 anni. I tre precedenti tentativi di cessate il fuoco erano tutti falliti, ogni volta subito dopo l’entrata in vigore delle tregue umanitarie. Quest’ultimo accordo sancisce le vittorie militari azere dopo sei settimane di combattimenti mortali.
Secondo resoconti molto parziali 1.300 persone sono le vittime nel conflitto dal 27 settembre. Ma poiché l’Azerbaigian non ha annunciato le sue perdite militari, i morti da entrambe le parti potrebbero essere migliaia.
La mediazione russa
Raggiunto con la mediazione della Russia, l’accordo prevede che l’Azerbaigian riprenda il controllo del Nagorno-Karabakh, diventato indipendente di fatto all’inizio degli anni ’90 dopo una guerra che ha causato più di 30.000 morti. Popolato oggi quasi esclusivamente da armeni, questo territorio apparteneva all’Azerbaigian in epoca sovietica. Ma è rivendicato da entrambi i Paesi come parte integrante della loro storia.
L’accordo di pace
L’accordo di cessate il fuoco è arrivato dopo che le forze azere avevano annunciato, domenica 9 novembre, di aver catturato Shusha. Una città strategica a 15 chilometri dalla capitale separatista Stepanakert e situata sul territorio che collega la regione del Nagorno-Karabakh all’Armenia. 
Secondo le dichiarazioni del presidente russo Vladimir Putin, i belligeranti manterranno “le posizioni che occupano”. La Russia sta dispiegando quasi 2.000 forze di pace e 90 veicoli corazzati per garantire il rispetto del testo. Prevede in particolare che l’Azerbaigian riprenda il controllo di diversi distretti che non controllava più. E che mantenga un corridoio terrestre di collegamento fra le zone ancora sotto il controllo separatista armeno e l’Armenia.
Le proteste
L’annuncio ha suscitato delle violente proteste dei cittadini armeni che a migliaia si sono radunati di fronte alla sede del governo armeno a Erevan, irrompendo negli uffici e nella sede del Parlamento.
Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan, al potere dal 2018 in seguito a una rivolta popolare, che ha firmato l’accordo, ha riconosciuto la resa armena come «incredibilmente dolorosa per me e per il nostro popolo».
Dieci esponenti dell’opposizione armena che hanno denunciato l’accordo sono stati arrestati giovedì 12 novembre per il loro presunto ruolo nelle manifestazioni violente. Gli oppositori, tra cui i leader delle formazioni armene Prosperous e Dashnaktsutiun, sono agli arresti. Secondo il servizio investigativo della procura, per “organizzazione illegale di disordini violenti di massa”.
L’ultimatum dell’opposizione
Gli arresti arrivano dopo la scadenza, giovedì a mezzanotte, di un ultimatum dell’opposizione che chiede le dimissioni del primo ministro Nikol Pachinian per aver firmato lunedì un accordo per porre fine alle ostilità con l’Azerbaigian sotto l’egida della Russia.
Pashinyan ha dichiarato di aver firmato l’accordo “doloroso” su richiesta dell’esercito e dei leader separatisti. In mancanza del quale, ha affermato, l’intera regione sarebbe stata restituita al controllo dell’Azerbaigian.
Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan sospetta che la disputa sia guidata da un’oligarchia corrotta dell’ex regime, rovesciato nel 2018 dalla rivoluzione popolare che lo ha portato al potere.
Una delegazione russa è attesa venerdì in Turchia per discutere il monitoraggio congiunto del cessate il fuoco nel Nagorno-Karabakh da parte di Mosca e Ankara, ha annunciato giovedì il ministro degli Esteri turco. Anche i diplomatici francesi e americani si recheranno presto a Mosca per i colloqui sul Nagorno-Karabakh, ha spiegato giovedì il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov. Russia, Francia e Stati Uniti co-presiedono il Gruppo di Minsk, al quale l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) ha incaricato di fungere da mediatore nel conflitto.
Rossella Vezzosi
Foto © Euronews, The London Post, Menafn













