“Franceschiello” ultimo Re di Napoli candidato alla Santità

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Francesco II

Francesco II ebbe la sventura di trovarsi dalla parte sbagliata, ovvero quella di chi perde, e sappiamo tutti che colui che perde ha sempre torto. La storia la scrivono i vincitori

Il 27 dicembre 1894 ad Arco di Trento, allora facente parte dell’Impero Austro Ungarico, si spegneva il sig. Francesco Fabiani (Francesco II). Fu tuttavia solo il 3 gennaio dell’anno successivo, quando si celebrarono i funerali, che gli abitanti della cittadina compresero veramente chi fosse quel gentile villeggiante dai modi distinti. Il giornale “La Sentinella” pubblicò la cronaca del suo funerale. “Vi erano la moglie l’ex regina Maria Sofia con le sorelle, diversi arciduchi e delegazioni di veterani napoletani e siciliani. Diversi colpi di cannone scandirono il corteo funebre. La bara nera filettata d’argento aveva sopra un mazzo di rose della vedova”.

Chi era

Andava a messa tutti i giorni, gli piaceva intrattenersi e parlare con la gente, amava passeggiare con il suo piccolo cane.

Francesco II ebbe la sventura di trovarsi dalla parte sbagliata, ovvero quella di chi perde, e sappiamo tutti che colui che perde ha sempre torto. La storia la scrivono i vincitori.

Fu l’ultimo Sovrano a regnare sulle Due Sicilie. È con lui che avvenne l’invasione del Regno dapprima da parte dei garibaldini, sbarcati dal sud e poi dall’esercito sabaudo dal nord con l’annessione al Regno d’Italia. Francesco II nato il 16 gennaio del 1836, primogenito di Ferdinando II e della sua prima moglie Maria Cristina di Savoia (proclamata beata il 25 gennaio 2014) morta 15 giorni dopo la nascita.

Una moglie amata

Francesco IIIl padre Ferdinando gli scelse come moglie Maria Sofia di Baviera, figlia del duca Massimiliano. Nei tragici momenti della loro vita, si sarebbe rivelata una donna eccezionale mai dimenticata dai sudditi e ammirata in tutta Europa. Alla morte del padre, Francesco iniziò a governare a 24 anni. Di fatto poté regnare un solo anno (1860), poi dovette occuparsi di affrontare l’invasione del Regno. Gli era stato proposto dai sabaudi di espandere i confini del suo regno, mediante la spartizione con il Piemonte dei territori dello Stato Pontificio ma rispose: «Chella è robba d’ò Papa».

Le concessioni di Francesco II ai sudditi

Certamente non possedeva la forza di carattere del padre, né aveva l’esperienza politica, ma era un uomo di grande bontà e umanità. Fu persona di profonda fede e grande senso del dovere verso i sudditi specie i bisognosi. Fin dalla sua salita al trono concesse amnistie, dette maggiori autonomie locali ai municipi, diminuì il peso dei legami burocratici. A Palermo e Messina accordò franchigie daziarie, condonò in Sicilia gli avanzi del dazio e dimezzò l’imposta sul macinato. Abolì il dazio sulle case ove abitava la povera gente, ridusse le tasse doganali.

Essendovi stata una carestia di grano dette ordine di distribuire a prezzo ridotto partite di grano estero alle popolazioni con perdita economica da parte del Governo. Ampliò la rete ferroviaria e con decreto del 28 aprile 1860, prescrisse l’ampliamento della linea Napoli-Foggia e Foggia-Capo d’Otranto. Ordinò che fosse costruita la linea Basilicata-Reggio Calabria e un’altra per gli Abruzzi, mentre già pensava alla Palermo-Messina-Catania. Nel marzo del 1860 ordinò che si continuassero i lavori nelle paludi napoletane. Nel 1862 ormai esule a Roma inviò una grossa somma ai napoletani vittime di una devastante eruzione del Vesuvio.

La guerra ingiusta

Quando il Regno delle Due Sicilie vide avvicinarsi i garibaldini dal sud e i piemontesi dal nord senza alcuna dichiarazione di guerra e invadendo lo Stato pontificio, Francesco II scelse di lasciare Napoli per evitare un inutile spargimento di sangue. Disse poi: «Ho preferito rischiare la mia corona e lasciare la mia diletta capitale Napoli per non esporla agli orrori di un bombardamento. Ho creduto nella buona fede del Re del Piemonte che si diceva mio amico che non avrebbe rotto i patti e violate tutte le leggi per invadere i miei Stati senza dichiarazioni di guerra». In procinto di imbarcarsi per Gaeta lasciando Napoli il 5 settembre 1860 Francesco denunciò alle diplomazie d’Europa le violazioni del diritto internazionale. Ordinò ai suoi soldati che presidiavano i principali forti di non aprire il fuoco sui garibaldini.

L’assedio di Gaeta

Durante l’assedio di Gaeta il giovane sovrano ordinò di rimandare indietro i prigionieri piemontesi e garibaldini per non esporli a vendette dei suoi soldati. Francesco aveva abbracciato un modello di verità totalmente diverso da quello usualmente inteso. Grazie alla profonda religiosità concepiva la regalità non come una egoistica gestione del potere, ma come un servizio verso i sudditi. Continuò ad amarli sino alla fine dei suoi giorni. Quando il forte di Gaeta fu ridotto in macerie il generale Cialdini che comandava il corpo piemontese – è provato storiograficamente e descritto dal romanziere Jules Verne  – continuò a bombardare il forte. Anche quando i plenipotenziari napoletani discutevano la resa, causando centinaia di morti.

La caduta del forte

Il forte di Gaeta cadde il 13 febbraio 1861 dopo tre mesi di resistenza. 160 mila bombe rasero al suolo la città tirrenica. Fu Camillo Benso Conte di Cavour che diede al generale Cialdini l’ordine di distruggere Gaeta in quanto stava ritardando i tempi del suo disegno. Cialdini per umiliare ancora la coppia di reali Francesco e Sofia si offrì di fornire ai reali una nave per andare a Roma, ne scelse una che fece ribattezzare “Garibaldi”. Tutti gli storici sono concordi nell’affermare che il comportamento di Francesco II nell’assedio di Gaeta, in quanto il Re vi resto fino all’ultimo, è valso a riscattarlo dalle sue debolezze politiche.

Il progetto di Francesco di creare una confederazione

Francesco II come il padre, il nonno, il bisnonno da autentico italiano perseguì il progetto unitario di creare una confederazione di Stati, nella pace, nella giustizia, nella concordia, nella condivisione. Tale progetto non poté trovare idonea realizzazione in quanto era sgradito all’Inghilterra. La quale vedeva in una nascita di una nazione forte italiana nel Mediterraneo una minaccia per i propri interessi economici. Le navi mercantili del Regno delle Due Sicilie solcavano tutti i mari del mondo e la sua flotta era solo la seconda dopo quella imperiale inglese. La Gran Bretagna, mentre arrivava Garibaldi, schierò una intera flotta davanti al porto di Napoli e avrebbe aperto il fuoco sulla città se Francesco II avesse tentato di resistere.

Un bottino enorme per i vincitori

Ferdinando Ritter ha scritto che “Il Regno delle Due Sicilie rinsanguò le finanze del nuovo Stato sabaudo impoverendo però il Meridione. Il Piemonte e il Regno Sardo erano indebitate massimamente. Nelle casse di Francesco trovarono 443 milioni di lire in oro. La Lombardia ne corrispose 8,1, il Veneto 12,7 il Ducato di Modena 0,4, Parma e Piacenza 1,2, la Romagna, le Marche e l’Umbria 55,3, Roma 35,3.

Nascita del brigantaggio

Secondo molti giornali stranieri la fucilazione di massa nell’ex regno delle Due Sicilie divenne pratica quotidiana. Essi riportano cifre che difficilmente potranno essere verificate. Dal febbraio all’agosto del 1861 vi sarebbero stati oltre 9.000 fucilati, 10.604 feriti, 7.000 prigionieri, 13.000 arrestati, 918 case incendiate e 6 paesi rasi al suolo. Il movimento antipiemontese chiamato brigantaggio fu in realtà un movimento di resistenza.

Peripezie della salma di Francesco

Francesco IINel suo testamento Francesco II lasciò scritto: “Ringrazio coloro che mi hanno fatto del bene e perdono coloro che mi hanno fatto del male. Domando scusa a coloro ai quali in qualche modo ho nuociuto”.

Nel 1917 la sua salma che si trovava in zona di guerra venne spostata a Trento. A dicembre 1938 traslato a Roma nella Chiesa dello Spirito Santo in via Giulia insieme con le spoglie della moglie Sofia provenienti da Monaco di Baviera. Nel 1984 furono entrambi trasferiti nella Chiesa di Santa Chiara a Napoli con la piccola Maria Cristina loro unica figlia morta a tre mesi. Questa la fine di una coppia esemplare nella sopportazione di un destino beffardo. Lui orfano di madre a quindi giorni di vita, sovrano a ventitré e circondato da pessimi consiglieri e da perfidi parenti (Vittorio Emanuele era suo cugino).

Lei Sofia era una delle sorelle di Sissi a 18 anni su un trono per pochi mesi che difese di persona le mura di Gaeta. Marcèl Proust la definì una “affascinante regina soldato”. Matilde Serao alla morte di Francesco scrisse sul Mattino di Napoli: “Un sovrano che sopportò le avversità della fortuna con silenziosa fierezza e con dignità. Un Galantuomo come principe e come sovrano”.

La Chiesa candida alla Santità Francesco II Re delle Due Sicilie

A dicembre 2020 il Cardinale Crescenzo Sepe a poche ore dal suo congedo da arcivescovo di Napoli, ha annunciato: «I vescovi della Campania presenteranno come candidato alla santità Francesco II di Borbone, è la prova che Dio interviene nella storia della nostra città e della nostra regione».

 

Giancarlo Cocco

Foto © Trentino, Wikipedia

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Giancarlo Cocco
Laureato in Scienze Sociali ad indirizzo psicologico opera da oltre trenta anni come operatore della comunicazione. Ha iniziato la sua attività giornalistica presso l’area Comunicazione di Telecom Italia monitorando i summit europei, vanta collaborazioni con articoli sul mensile di Esperienza organo dell’associazione Seniores d’Azienda, è inserito nella redazione di News Continuare insieme dei Seniores di Telecom Italia ed è titolare della rubrica “Europa”, collabora con il mensile 50ePiù ed è accreditato per conto di questa rivista presso la Sala stampa Vaticana, l’ufficio stampa del Parlamento europeo e l’ufficio stampa del Ministero degli Affari Esteri. Dal 2010 è corrispondente da Roma del quotidiano on-line delle Marche Picusonline.

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