Alfredo Altavilla è il nuovo presidente esecutivo di Italia Trasporto Aereo, designato dal Mef. Il nuovo vettore partirà con 47 aerei e 4.500-5.000 dipendenti
Non è ancora decollata perché l’Unione europea non ha approvato il piano industriale e il Governo attraverso il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti ha designato Alfredo Altavilla nuovo presidente di ITA, Italia Trasporto Aereo, per «la rilevante esperienza manageriale e delle riconosciute capacità professionali e garantirà un prezioso apporto esecutivo allo sviluppo della società, con particolare riferimento alla strategia, alla finanza e alle risorse umane». Come comunica in una nota il ministero dello Sviluppo economico.
Il suo nome era già stato fatto un anno fa, ma la situazione oggi mutata con il trasferimento di Francesco Caio da ITA alla Saipem come amministratore delegato ha accelerato la sua nomina anche per dare più capacità manageriale a un vertice non proprio convincente. Il ministero dell’Economia e delle Finanze ha voluto confermare nel contempo «piena fiducia nell’Amministratore delegato, Fabio Lazzerini, che proseguirà il notevole lavoro svolto per il lancio della società e la definizione del modello operativo e di business».
Il nuovo presidente
Alfredo Altavilla ha svolto importanti incarichi all’interno della Fiat durante l’era Marchionne e aveva accarezzato il sogno di diventare il suo successore dopo la scomparsa avvenuta il 25 luglio 2018. Ma così non è stato.
Quella che tutti definiscono “la nuova Alitalia” è pronta a ripartire secondo le disposizioni dell’Ue con una flotta di 47 aerei passeggeri totali (metà circa dell’attuale flotta, che a fine 2020 era di 104 aerei) e circa 5.000 dipendenti fra personale di volo e di terra.
Ennesima ripartenza
Si tratta dell’ennesima ripartenza (si parla dopo l’estate, quando il numero dei viaggiatori aumenta in modo esponenziale e ITA perderebbe i mesi più produttivi per un vettore aereo) dopo l’avventura “patriottica” di Roberto Colaninno e soci durata dal 2009 a 2014. Anni di speranza e di aspettative non realizzate e con bilanci di esercizio sempre in rosso: 327 milioni di euro di perdite nel 2009; 168 nel 2010; 69 nel 2011; 280 nel 2012; 568 nel 2013; 580 nel 2014.
Poi l’ingresso nel capitale sociale di Alitalia della compagnia aerea Etihad degli Emirati Arabi aveva riacceso le speranze di una svolta. 560 milioni di euro versati dalla compagnia di Abu Dhabi per rilevare il 49% della compagnia aerea italiana. Tra i vari punti dell’accordo, era previsto il ritorno alla redditività del vettore italiano nel 2017. Cui si aggiungevano 7 nuove rotte intercontinentali per arrivare a quota 23 milioni di passeggeri nel 2018.
Anche il “sogno” Etihad è stato di breve durata con tre anni di ulteriori perdite di esercizio: 199 milioni di euro nel 2015; 492 milioni di euro nel 2016; 616 milioni di euro nel 2017.
L’Unione europea ridimensiona la compagnia
Nuovo commissariamento negli ultimi tre anni e mezzo per arrivare alla decisione dell’Ue di ridimensionare Alitalia con la nuova denominazione di Italia Trasporto Aereo.
E tutti oggi aspettiamo la ripartenza con preoccupazione per le sorti degli oltre 6.000 dipendenti Alitalia che verranno messi in cassa integrazione e le incognite di un immediato futuro per un piccolo vettore aereo come ITA che si spera possa stare sul mercato.

Ridimensionato, senza lo storico marchio della A stilizzata sui propri aerei che ha fatto il giro del mondo per decenni, senza i servizi aeroportuali (handling) e la manutenzione venduti a terzi, con la metà degli slot attuali di Alitalia (le bande orarie di atterraggio e decollo).
Ci chiediamo se il nuovo vettore ITA con 47 aerei può reggere la concorrenza delle compagnie aeree tradizionali e soprattutto dei vettori low cost?
Enzo Di Giacomo
Foto © Alitalia – Fiat













