La Cina rimane un colosso con i piedi ancora di argilla

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Cina

Nonostante il boom economico, le conquiste spaziali, la sua potenza militare il Paese si ritrova a fare i conti con problemi che non aveva mai immaginato

Se domandiamo a chiunque qual è la data di questo terzo millennio che ha cambiato il Mondo e i suoi equilibri, quasi sicuramente in molti risponderanno 11 settembre del 2001 con l’attentato alle Torri Gemelle e la conseguente lunga guerra dell’Afghanistan.

Altra data potrebbe essere l’elezione di Barack Obama alla Casa Bianca, il primo afro-americano eletto a un incarico così importante. Ci sono poi le famose fallimentari Primavere arabe e potremmo continuare chissà per quanto, ma difficilmente qualcuno citerà come data che ha cambiato il Mondo l’11 dicembre del 2001.

L’errore dell’Occidente

Quel giorno la Cina, considerata ancora un Paese in via di sviluppo, entrava nell’Organizzazione mondiale del Commercio, (WTO, World Trade Organization), con tutti i benefici che ha ottenuto. Infatti, in appena venti anni, questo colosso con un miliardo di abitanti è diventato, di fatto, la prima potenza economica mondiale e tra poco anche militare.

WikipediaMan mano che, con il passare del tempo, la Cina diventava importante sullo scacchiere internazionale, per l’Occidente cominciava il lento e inesorabile declino. Iniziato con la folle idea di delocalizzare la propria industria, mandando ai cinesi tutte le nostre manifatture e anche il nostro know-how. A noi, come i vecchi padroni delle ferriere, solo di vendere i prodotti belli e fatti. Giustamente, un popolo intelligente come il cinese, ha approfittato della situazione e così ora siamo senza una industria pesante e manifatturiera degna di questo nome. Per anni ci siamo quasi divertiti vedendo grandi affari davanti al made in China su ogni cosa prodotta e oggi, purtroppo, ne paghiamo le conseguenze.

Tra l’altro, da insensati, abbiamo lasciato alla Cina la prelazione sui minerali rari un po’ in tutto il Mondo, fondamentali per una economia in sviluppo. E diventando, così, soggetti alla bizzarrie del loro mercato.

L’idea sembrava allettante

L’idea, proposta anche da importanti politici italiani, era di sviluppare grandi investimenti in Cina, con mano d’opera a basso costo. Per chi cercava profitti a corto raggio, un popolo che vuole emergere e un Governo dittatoriale sono elementi all’apparenza accattivanti. Ma da questa Nazione, che rappresentava il nuovo Eldorado, portò al risultato, non certo conveniente per noi, di creare un colosso quale oggi è l’immenso Paese. Ciò, grazie a una loro politica economica intelligente e di grande respiro proiettata nei decenni e non nel piccolo cabotaggio di pochi mesi, come da noi.

Così il mitico Dragone è diventato imbattibile e assapora il giorno in cui tornerà ad essere il Celeste Impero.

Fin qui la storia di questi ultimi giorni aggiungendo le conquiste spaziale e la volontà di prendere definitivamente Taiwan.

Insomma, per essere Paese in via di sviluppo ancora solo due decenni fa, ne ha fatta di strada.

A questo punto, al di là della facile propaganda, visti i risultati, siamo poi così sicuri che la Cina di Xi Jinping sia veramente così potente oppure è un bluff?

Raccontare tutte queste conquiste è un modo per nascondere il malessere e le fragilità del sistema made in Cina?

Il crollo di Evergrande

È di questi giorni il crollo della più grande impresa immobiliare cinese del colosso Evergrande. Con un debito di circa 350 miliardi di dollari, ha suscitato non pochi timori.

Se la società non arriverà a rimborsare i suoi passivi a breve termine, si presentano scenari catastrofici per il mercato immobiliare cinese.

Una cifra da paura se pensiamo, come molti analisti, che questa può essere solo la punta di un iceberg. Milioni di azionisti grandi e anche piccolissimi hanno investito ogni loro avere, ma non è tutto. Nelle Regioni più popolose del Nord Est, ben 17 provincie, e anche tra le più industrializzate del Paese, comincia a scarseggiare addirittura l’elettricità. Di conseguenza le industrie sono costrette a fermarsi. Ma non solo per questo o per mancanza di ordini, ma per evitare di oltrepassare i limiti al consumo energetico prescritti dal Governo centrale. Ciò, per favorire l’efficienza e così gli imprenditori hanno esaurito la quota di quest’anno – affermano gli economisti – più rapidamente del previsto con la domanda di esportazione aumentata in maniera esponenziale a seguito del Coronavirus.

Scarseggia l’energia

CinaÈ vero, come si apprende da fonti ben informate, come il Economic information Daily, che le autorità hanno avviato misure per proteggere ugualmente la produzione di energia ed evitare ulteriori tagli. Anche se il contesto non appare proprio in via di miglioramento per quanto riguarda la rete energetica. Dunque, pesano difficoltà scaturite dai contrasti di carattere anche geopolitico, come la radicale riduzione di import di carbone dall’Australia. Ma anche, l’aumento dei prezzi del gas naturale, tutti elementi che incidono fortemente sullo sviluppo della Nazione.

Tanto è vero che per la prima volta Goldman Sachs ha ridotto al 7,8% le stime di crescita della Cina per il 2021 rispetto al precedente 8,2%. La previsione è al 5,5% per il prossimo anno.

La Cina potrebbe adottare presto misure per cercare di raffreddare i prezzi del carbone saliti alle stelle e alleviare così la carenza di energia. Ma anche questo ha dei costi che si potranno riflettere a livello sociale e a quel punto Xi Jinping potrebbe trovarsi con problemi che certo non aveva previsto e la Cina capirà di essere certamente una grande potenza, ma ancora con i piedi d’argilla.

 

Antonello Cannarozzo

Foto © Startmag, Wikipedia, Rinnovabili

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Antonello Cannarozzo
Giornalista professionista dal 1982. Nasce come consulente pubblicitario, in seguito entra nella redazione del quotidiano Il Popolo, dove diviene vaticanista ed in seguito redattore capo. Dal 1995 è libero professionista e collabora con diverse testate su argomenti di carattere sociale. In questi anni si occupa anche di pubbliche relazioni e di uffici stampa. La sua passione rimane, però, la storia e in particolar modo quella meno conosciuta e curiosa. Attualmente, è nella direzione del giornale on line Italiani.net, rivolto ai nostri connazionali in America Latina, e collabora con Wall street international magazine con articoli di storia.

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