Al centro della due giorni di incontri e dibattiti ci sono innovazione, ambiente, digitalizzazione. La strada verso il Green Deal europeo può diventare un modello globale
Sviluppo sostenibile, innovazione, digitalizzazione, cooperazione internazionale: sono chiari gli obiettivi, europei e globali, al centro del dibattito nei due giorni di European Business Summit. La piattaforma di confronto, nata ormai 20 anni fa, coinvolge i massimi esponenti del mondo della politica, imprenditoria, tecnologia, scienze, società civile.
Dopo un 2020 a distanza, lo European Business Summit torna in forma ibrida, diviso tra incontri online e in presenza preso l’Egmont Palace di Bruxelles. L’edizione 2021 ha visto alternarsi un panel di oltre 250 relatori di spicco e la partecipazione di più di 2.000 spettatori. L’organizzazione è stata possibile grazie all’Alto Patronato della Corona belga, del ministero per gli Affari esteri ed europei e della Commissione europea.
Progressi in corso
La recente COP26 di Glasgow ha segnato qualche passo avanti, ma ha anche lasciato molta insoddisfazione. Si sono fissati degli obiettivi in materia di riduzione emissioni, energia e clima, sancendo il limite di riscaldamento globale a 1.5 gradi. Ma non c’è stata un’adesione uniforme, tre giganti come Stati Uniti, India e Cina dissentono sulla data limite per rinunciare al carbone come fonte energetica.
In questo scenario, è l’Europa a stabilire gli standard. E lo rimarca Arnaud Thysen, direttore generale dello European Business Summit, nel discorso di benvenuto. Ma ciò non può bastare, «ora più che mai dobbiamo trovare soluzioni comuni». In un panorama internazionale in rapido cambiamento «è cruciale collaborare con industria e società civile per rispondere alla sfide su energia, mobilità, ripresa economica».
Bisogna anche riconoscere che qualcosa è stato fatto, al di là degli ormai proverbiali “bla bla bla”. Ad esempio, lo storico accordo tra 130 Stati per una tassazione minima del 15% alle multinazionali.
NextGenerationEU
Sappiamo fin troppo bene come la pandemia di Covid–19 sia stata uno shock planetario sotto tutti i punti di vista. Ma «in Europa la risposta è stata veloce, forte e coordinata», commenta il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis, intervenuto nel secondo giorno dell’EBS. «Abbiamo fornito un sostegno fiscale e monetario senza precedenti per proteggere l’economia e la popolazione. La determinazione europea nel ricostruire è un’opportunità unica per far uscire tutto il nostro potenziale di crescita».
Ciò implica ripensare a un modello innovativo di imprenditoria, guidato da tecnologie verdi e all’avanguardia e dalla digitalizzazione. «Abbiamo progettato il pacchetto NextGenerationEU per stimolare investimenti pubblici e privati durante la ripresa e oltre. Non si tratta solo di spendere, ma anche di riforme necessarie», la combinazione di interventi «creerà nuove opportunità».
Piani di intervento
La Commissione ha già immesso nelle casse dei membri Ue 52.3 miliardi di euro, attraverso il Recovery and Resilience Facility (RRF). L’attenzione a «tecnologie green e infrastrutture digitali punta a riqualificare la forza lavoro e aumentare la competitività», prosegue Dombrovskis. Importante anche il supporto a start–up e compagnie che stanno investendo nell’innovazione.
A livello nazionale, i progetti includono trasporti puliti, rinnovamento delle strutture e un miglioramento dell’efficienza energetica. L’impegno verso la transizione prevede investimenti per circa «650 miliardi all’anno fino al 2030», anche se il RFF sarà attivo fino al 2026. «Gli investitori già percepiscono le potenzialità».
La nuova leadership è la cooperazione
L’Ue è avanti in questa transizione, ma come è stato detto anche nel corso del COP26, la cooperazione è la nuova leadership. Ovvero, senza strategie globali, dove l’Europa possa comunque costituire un modello, sarà impossibile raggiungere traguardi soddisfacenti. «È il primo passo di una maratona», sintetizza Frans Timmermans, vicepresidente esecutivo per il Green Deal europeo.
Solo pochi anni fa «appena il 30% delle economie mondiali avevano dichiarato l’obiettivo zero emissioni. Ora siamo al 90%. La COP26 non è stata quello che ci si aspettava, ma nemmeno un fallimento totale. Abbiamo più risorse. Non ci sono garanzie, ma le basi sono buone».
Verso Atlantico e Pacifico
La regione Indo-Pacifica sta segnando un recupero impressionante dopo la pandemia e l’ASEAN, organizzazione del sud-est asiatico, sarà un partner chiave dell’Ue. Qui ci sono già 17 mila imprese europee, con forti interessi nello sviluppo di un’economia più integrata. Potrebbe essere il momento di implementare questi rapporti, magari attraverso un accordo di libero scambio.
Lo scenario è mutato anche dall’altra parte dell’Atlantico, le elezioni amministrative statunitensi possono rilanciare e rinsaldare l’alleanza tra le due sponde. La collaborazione dovrà affrontare le sfide sia nel campo della digitalizzazione che del cambiamento climatico, dando vita a nuovi standard internazionali.
La corsa per l’ambiente
I dati parlano di 10 milioni di litri di ghiaccio che si sciolgono ogni secondo d’estate nelle alture della Groenlandia. Nell’Artico si è raggiunta la temperatura record di 38 gradi. Tutto questo potrebbe influire sulla corrente del Golfo, che mitiga il clima europeo, quindi sul consumo energetico. La comunità scientifica richiede azioni immediate non solo per ridurre le emissioni, ma anche il carbonio già presente nell’atmosfera.
«Sono relativamente ottimista», dichiara Jean–Pascal van Ypersele, vicepresidente dell’IPCC, Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico. Ma «non possiamo più ammettere che l’impegno sia su base volontaria, altrimenti non servirà a niente».
Le necessità di innovazione
Se il prossimo decennio, citando il presidente di COP26 Alok Sharma, dovrà essere di consegne e non di deliberazioni, bisognerà ampliare l’uso di tecnologie pulite. Circa la metà delle riduzioni necessarie entro il 2050 coinvolgono tecnologie attualmente in fase di sperimentazione, asserisce l’Agenzia internazionale dell’energia. L’innovazione di solito richiede decenni, ma non c’è tutto questo tempo.
Serve una lungimiranza strategica che si sviluppi coerentemente con le politiche e i cicli di maturazione tecnologica. Attraverso iniziative come il Consiglio europeo per l’innovazione, la Commissione Ue propone un sistema che consenta all’imprenditoria di sviluppare nuovi tentativi che richiedono fondi ad alto rischio. Bisognerà quindi fare in modo che scienza e imprenditoria collaborino con efficacia e, per questo, che investimenti pubblici e privati raggiungano la necessaria capacità.
Energia e trasporti
Due settori particolarmente critici e bisognosi di innovazione sono energia e trasporti, interconnessi tra loro. Nonostante i progressi, i trasporti sono ancora responsabili per il 25% delle emissioni in Europa. Se su strada si sta andando nella giusta direzione, l’aviazione lamenta ancora scarsità di alternative sostenibili, spiega Thomas Reynaert, direttore di Airlines for Europe.
Il Recovery Plan europeo è un’opportunità eccezionale per i Governi e le industrie di riconsiderare i modelli energetici. Ci sono diverse opzioni per “decarbonizzare” l’economia, che vengono esplorate a livello continentale, come ad esempio la produzione di idrogeno.
Il decennio del digitale
L’Europa sta investendo come non mai sulla digitalizzazione, fissando traguardi ambiziosi da raggiungere entro il 2030 per rispettare gli obiettivi di Sviluppo Sostenibile stabiliti dall’Onu. Cloud, dati e ogni forma di tecnologia digitale offrono un grande potenziale perché la transizione sia efficace. Ma la loro applicazione deve essere coerente con i valori europei, garantendo ai cittadini il controllo dei loro dati.
«L’utente deve essere soddisfatto di ciò che usa», commenta Marc Reinhardt, esperto di settore pubblico per la società di consulenza Capgemini. «La tracciabilità, la conoscenza di come i dati vengono utilizzati, sono fondamentali, una sfida democratica di fiducia nei Governi».
Conclusioni
Riassumendo quanto emerso nel corso dei due giorni di European Business Summit, la priorità per l’Ue è dare una nuova veste all’economia. Certamente il recupero nel breve periodo, specie dopo una crisi come quella dettata dalla pandemia, è essenziale. Ma bisogna già pensare al lungo periodo, assicurandosi che vengano rispettati gli impegni in materia ambientale e climatica.
Bisogna così costruire un’economia sostenibile, inclusiva, che serva i cittadini e i consumatori. In quest’ottica, l’innovazione sarà la chiave per rafforzare il Green Deal e non lasciare nessuno indietro.
Raisa Ambros
Foto © European Business Summit; The European Sting













