Il sintomo evidente per chi veniva colpito era una grave infezione polmonare che in poco tempo poteva portare alla morte per soffocamento
Bisogna ammettere che il Coronavirus, con tutte le sue varianti, ha messo e sta mettendo in crisi l’intero sistema Occidentale sia negli aspetti sanitari, sia economici da ormai due anni, con gravi ricadute anche nei Paesi ancora in via di sviluppo.
La sanità ormai è il primo problema, non c’è giornale, talkshow o apertura di telegiornale che non parli di quanti infettati, ricoverati e, purtroppo, morti ci siano ogni giorno. In un balletto di numeri non sempre di facile lettura, hanno accertato che i casi di decesso nel Mondo sono stati in questi due anni oltre 5 milioni. Inoltre, quelli tra infettati o ricoverati sono circa 300 milioni, a fronte di un sistema sanitario che comincia a mostrare le sue carenze a causa del super lavoro soprattutto nelle rianimazioni.
Ma se dovesse diventare nel giro di pochi mesi una pandemia mondiale con 50 milioni di morti? O, addirittura, di 100 con oltre 500 milioni di infettati gravi? E se non ci fosse una medicina degna di questo nome a curare questa immane pandemia cosa accadrebbe?
Una catastrofe senza pari come, ad esempio, l’impatto con un asteroide. Insomma roba da far accapponare la pelle. Eppure, questo dramma, è già avvenuto e non migliaia di anni fa. Parliamo del secolo scorso, durante la fine della Grande Guerra che, sia detto per inciso, era costata la vita a già 17 milioni di soldati. Certamente un bilancio gravissimo, ma ancora nulla rispetto alla nuova epidemia che di lì a poco sarebbe scoppiata.
Un virus dal nome romantico, ma micidiale
Il virus, di cui raccontiamo, non aveva allora un nome da laboratorio come Covid 19 o Coronavirus, ma un nome romantico: la Spagnola. Ovviamente di sentimentale non aveva assolutamente nulla; e fu, purtroppo, un’epidemia che flagellò intere Nazioni dalla primavera del 1918 agli inizi del 1920.
All’epoca fu un vero e proprio fulmine anche se non a ciel sereno. C’era, come ricordato, una guerra che aveva dilaniato già una intera generazione di ragazzi con grandi strascichi di miseria un po’ in tutto il Vecchio Continente. Inoltre, dato che non era ancora finita, le autorità di entrambi i fronti bellici decisero di sottacere la gravità dell’epidemia. Questo, nei mesi successivi, comportò gravi conseguenze, sia per chi stava al fronte e sia per chi viveva nelle retrovie.
Secondo studi recenti non si può avere una collocazione geografica del suo focolaio, anche se si parla sempre della Spagna; ma è bene precisare che la Nazione era rimasta neutrale alla guerra e i giornalisti non avevano quella reticenza che avevano i loro colleghi europei; così cominciarono a segnalare che qualcosa stava mettendo in pericolo la salute dei cittadini.
I primi estesi contagi
Ciò che determinò la sua esplosione mediatica, oltre che sanitaria, fu la morte a causa di questo virus del re di Spagna Alfonso XIII. Da quel momento la situazione cominciò ad essere conosciuta in tutte le Nazioni belligeranti con gravi ripercussioni, come già paventato, di carattere militare, economico e soprattutto sociale. Con un Mondo, allora, ancor meno preparato di oggi a reagire a questa pandemia. Solo l’Antartide, e isole sperdute, come Sant’Elena o quelle del Pacifico, furono salve; per il resto fu una vera strage.
Un caso a parte riguarda l’Australia. I governanti di questa vasta Nazione si resero conto che l’epidemia stava viaggiando a grande velocità verso l’emisfero meridionale e in poco tempo sarebbe arrivata anche sulla loro terra. Senza perdere tempo prezioso, fu subito creato un cordone sanitario rigoroso con una quarantena per chi proveniva specialmente dall’Europa evitando così le fasi più drammatiche dell’epidemia. Purtroppo, tolsero la quarantena troppo presto. L’errore di valutazione venne pagato molto caro dagli australiani con oltre 12 mila morti e oltre 60 mila contagiati solo agli inizi del 1919.
Senza vere cure si affrontò un nemico invisibile
Ciò che caratterizzò questa epidemia furono le sue ondate di diffusione. La prima, venne trattata come una semplice influenza. Considerata più seria, ma non da allarmare, tanto che si pensò di non innalzare subito tutte quelle contromosse per combatterla. Il sintomo evidente per chi veniva colpito era una grave infezione polmonare che in poco tempo poteva portare alla morte per soffocamento. A ciò si aggiunsero errori anche diagnostici. Alcuni malati furono curati addirittura come se avessero il tifo e altri come la malaria o altre patologie con tutte le conseguenze che è facile immaginare.
Così, nella confusione più evidente, senza una politica di contenimento per la sua diffusione quando arrivò la seconda ondata del virus, assai più aggressivo, il Mondo era assolutamente impreparato. In questo breve lasso di tempo, durato pochi mesi, si ebbe il maggiore numero di vittime.
Oggi una epidemia come la Spagnola difficilmente potrebbe rimanere nascosta con milioni di social in agguato. L’esempio è che neanche una dittatura ferrea come quella cinese è riuscita a tenere nascosto il Coronavirus per non più di qualche settimana e questo la dice lunga su come siamo interconnessi gli uni agli altri. L’importante, come dicono gli scienziati, è, oltre a mantenere le elementari norme di igiene, diffondere subito la giusta informazione.
Attenti però, come spesso capita, anche in questo caso, alle fake news, l’autentico virus delle nostre società multimediali per le quali non c’è un vero e proprio vaccino se non la personale onestà nel diffondere notizie.
Antonello Cannarozzo
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