Gas, l’Italia corre ai ripari per l’indipendenza dalla Russia

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L’altra emergenza del conflitto in Ucraina riguarda gli approvvigionamenti per il prossimo anno

La guerra, che sta lacerando l’Ucraina, ha reso attuale e stringente un aspetto annoso dell’economia italiana ed europea, il gas, nei confronti del quale non è stata mai mostrata una volontà concreta di soluzione.

Il problema è quello energetico, del gas naturale, del petrolio e dei combustibili fossili solidi dei quali l’Unione europea ha bisogno. E tutti provengono dalla Russia.

L’Italia è il Paese che fa più ricorso al gas naturale. La sua quota supera quella di Francia e Germania messe insieme in quanto in queste due Nazioni si conta anche sull’energia nucleare.

Perché ci approvvigioniamo dalla Russia

La dipendenza da Mosca è un fatto geografico. È più facile ed economico trasportare il gas via tubo da un Paese produttore, e non eccessivamente lontano dai Paesi consumatori, che estrarlo e produrlo. Quindi la dipendenza è aumentata.

Ora invece si cerca di diversificare le fonti di approvvigionamento e di procedere alla emancipazione dalle fonti fossili puntando sulle energie rinnovabili. Quella utilizzata in Italia viene ricavata quasi esclusivamente dal gas proveniente dalla Russia. Per molto tempo non ci sono stati problemi rilevanti perché i prezzi erano bassi, quindi era più conveniente importare che estrarre in loco. Questo portò a un graduale abbandono delle piattaforme nel Mediterraneo.

Adesso invece, che i prezzi sono aumentati, è arrivato il momento cruciale di decidere se continuare a dipendere dagli altri Stati oppure se affrancarci aumentando la nostra capacità di produzione e le nostre scorte strategiche.

Le possibili soluzioni

Bisogna investire per conquistare l’indipendenza energetica, per rimettere in funzione le trivelle e di conseguenza estrarre, dai giacimenti situati nei fondali marini, il gas di cui il nostro Paese è discretamente ricco.

Il Governo finalmente si sta rendendo conto della gravità della situazione e sta iniziando un processo di mitigazione dei prezzi. Il premier Mario Draghi ha affrontato in Parlamento il tema della questione energetica. Ha affermato che è stato imprudente non avere diversificato le fonti di energia e, anche, di non avere ampliato la platea dei fornitori.

Draghi e Cingolani, ministro della Transizione ecologica, hanno anche fatto riferimento a un aumento della produzione di gas italiano che è più gestibile e meno caro.

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Le misure “salva gas”

Da parte degli ambientalisti, che avanzano soluzioni strutturali per fronteggiare il rincaro della bolletta energetica, si deve insistere sulle fonti rinnovabili, in quanto affermano che lo sfruttamento intensivo del gas nazionale sia una falsa soluzione. La quantità di gas si esaurirebbe presto e sarebbe impensabile ricorrere all’apertura delle centrali a carbone e a olio, dato che avrebbero un alto potere inquinante. A queste, infatti, si potrebbe ricorrere in caso di criticità come è previsto nelle misure salva gas” appena approvate. Il rischio maggiore non è nell’immediato per adesso, ma è quello di non arrivare al prossimo inverno senza un sufficiente sorta nei siti di stoccaggio.

Il gas dell’Algeria

Cingolani afferma che bisognerà sganciarsi dal gas russo al più presto per interrompere la dipendenza dalla Russia che rende debole l’Italia sullo scacchiere europeo. Anche per questo si sta puntando all’Algeria, già nostro fornitore di gas mediante la Transmed. Il ministro Di Maio insieme con Claudio Descalzi, amministratore delegato dell’Eni, è andato appunto in Algeria per rafforzare la cooperazione energetica.

C’è voluta una guerra affinché una classe politica, miope, si rendesse conto dell’esistenza di un problema che, con il passare degli anni, è andato sempre più aumentando fino al punto da provocare un indebolimento dell’economia italiana le cui ripercussioni si sentiranno anche nei prossimi decenni.

 

Sveva Marchetti

Foto © Transmedspa, Wikipedia, OsservatorioBalcanieCaucaso

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