L’impegno della moda nella guerra all’Ucraina

0
1090
Moda

Dall’abito della Pace disegnato da Valentino durante la Guerra del Golfo al “gesto d’amore assoluto” del Pink PP di Pierpaolo Piccioli

Era l’estate del 1991 quando Valentino disegnò un abito lungo e bianco dove la parola Pace, tradotta in 14 lingue, era ricamata ovunque su tutto il tessuto. Era il 1991 l’anno della Guerra del Golfo. E questo era il Peace Dress.

La storia

L’abito della Pace venne realizzato durante la guerra del Golfo in Iraq, ma sono dovuti passare più di vent’anni affinché venisse riconosciuto come un simbolo di speranza. Nel 2018 infatti Valentino riceve il premio di Uomo di moda e della Pace in occasione del World Conference of Women, Fashion and Design organizzato e promosso da African Fashion Gate al Parlamento europeo a Bruxelles. La moda iniziò ad assumere una nuova concezione: quella di portatrice di messaggi forti, sociali e densi di significato.

La situazione attuale

Oggi, come allora, la collezione di Valentino rispecchia i tempi, che a distanza di un trentennio non sembrano esser cambiati. Una guerra diversa quella di adesso, ancora circoscritta a due Stati, l’immenso “impero” russo e l’Ucraina, indipendente ma da sempre considerata una sua appendice.

Se ne parlava da giorni, ma la notizia dell’invasione russa è arrivata quel giovedì mattina, quasi a ciel sereno quando i primi carrarmati hanno iniziato l’avanzata verso Kiev. Una Nazione stravolta da un giorno all’altro.

Nell’altra Europa invece si va avanti e siamo in piena fashion week con Milano e Parigi in primo piano catapultate in quel mondo luccicante fatto di lustrini e leggerezza.

Da quel momento, tutto è diventato surreale. Un contrasto tra il senso di euforia nelle strade di Milano, che festeggiava una ripartenza dopo la pandemia, a un senso di paura, impotenza e angoscia. Uno straniamentoDue mondi opposti che stridevano l’uno con l’altro.

Valentino e il Pink PP

Non ci si può fermare. Sono stati molti in realtà gli stilisti che avrebbero voluto farlo, ma il non sfilare avrebbe significato la perdita del lavoro impiegato per la realizzazione della sfilata stessa. «Il lavoro è l’unico modo che conosciamo per reagire. Non lasciandoci paralizzare dalla paura della guerra. Cercando di ricordare che il privilegio della nostra libertà ora è più grande che mai» – così Pierpaolo Piccioli, direttore creativo di Valentino.

Una sfilata completamente in rosa. Non un rosa qualunque però. Un punto particolare, il Pink PP che a breve sarà certificato anche da Pantone. Un rosa forte, acceso e brillante, intervallato soltanto da qualche abito nero a contrasto, come a voler significare la contrapposizione tra bene e male.

E così come 30 anni fa l’ultimo imperatore torna a far parlare di sé. Con l’abito della pace che divenne un messaggio universale di speranza, e oggi con una sfilata rosa che contrappone già ribattezzata “un gesto d’amore assoluto“.

Demma Gvasalia e Giorgio Armani

Non solo Valentino ma anche altri stilisti si sono movimentati, per quanto possibile, nei confronti della situazione attuale.

Giallo e blu sono i colori scelti da Demma Gvasalia per Balenciaga. Lo stilista in una lettera ricorda di quando era bambino e profugo, in fuga dalla Georgia, suo Paese d’origine. «La guerra in Ucraina ha innescato il dolore per il mio traumaLavorare è stato difficile e la settimana della moda sembra quasi una assurdità. Ho pensato di cancellare la sfilata. Ma poi ho capito che avrebbe voluto dire arrendersi al male che mi ha fatto soffrire per quasi 30 anni: non posso più sacrificare parti di me in nome dell’ego senza cuore, senza senso, della guerra».

Re Giorgio invece ha deciso di sfilare senza musica. Una passerella silenziosa dove l’unico rumore ero lo strusciare dei tessuti e quello dei tacchi. Un segno di rispetto, un gesto inaspettato ma accolto da un grande applauso di solidarietà.

Le reazioni del mondo della moda

Tra le azioni più concrete adottate fino ad ora per contrastare la Russia, c’è la richiesta delle riviste L’Officiel e Vogue Ucraina di un embargo sull’esportazione dei beni di lusso in Russia. Le due testate giornalistiche ucraine chiedono, inoltre, ai nomi internazionali della moda e del lusso di cessare qualsiasi collaborazione sul mercato della Russia con effetto immediato.

La maggior parte della maison di moda ha chiuso i propri negozi in Russia e anche alcuni e-commerce (Yoox, Net-a-Porter, Nike) hanno cessato ogni tipo di spedizione dei loro ordini. Il tutto è stato assecondato dai più importanti servizi di consegna che hanno cessato le loro spedizioni in Russia.
Valentino si è unito al partner Cnmi (Camera nazionale della moda italiana), donando mezzo milione di euro a sostegno dell’iniziativa dell’Unhcr, in relazione al programma di emergenza globale dedicato a salvare vite, tutelare i diritti dei rifugiati, comunità vulnerabili e apolidi. Così come il Gruppo Armani che ha devoluto cinquecentomila euro alla Comunità di Sant’Egidio attiva nelle zone di confine. Ma anche Chanel, Prada, Luois Vuitton, Trussardi, Gucci e Versace.

«La moda costruisce ponti. Promuove l’unione tra le persone e lo scambio culturale, diffonde valori di inclusione» – afferma Capasa, presidente di Cnmi.

 

Sveva Marchetti

Foto © RagusaNews, OnuItalia, Amica

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui