Il ruolo strategico dell’India e la sua posizione internazionale sull’Ucraina

0
905
Conflitto

Paese pivotal nella strategia stelle e strisce contro il dragone asiatico, sorprende l’Occidente non schierandosi al suo fianco nei confronti della Russia

Nel conflitto in corso tra Russia e Ucraina è emerso sulla scena internazionale un nuovo soggetto determinate, l’India. Il Paese sorprendendo molti osservatori occidentali, ha scelto una posizione neutrale nella votazione delle Nazioni Unite del 2 Marzo di condanna dell’aggressione militare. Questo nonostante la collaborazione tattica dell’India con gli Stati Uniti in funzione anticinese, nell’area dell’indo pacifico. Nello scenario di scontro tra Russia e Ucraina, l’India mantiene una posizione di neutralità che insieme ad altri Paesi come la Cina (temuto rivale in ascesa) impedisce l’isolamento internazionale di Mosca.

Le motivazioni alla base di queste scelte sono diverse: ideologiche, strategiche e militari. A livello ideologico c’è senza dubbio la postura antioccidentale del Paese, conseguenza delle storiche aspirazioni anticoloniali che portarono all’indipendenza. Dal punto di vista strategico, l’India non vuole appiattirsi alla dimensione di Washington. E lo fa rivendicando una sua posizione propria e indipendente, per decidere a seconda delle situazioni come affrontare i vari dossier internazionali. Un modo di agire all’insegna di una visione indiana di approccio al Mondo. Infine, a livello militare gli scambi con la Federazione russa sono ancora molto importanti per l’aspetto securitario del Paese.

La neutralità indiana e i rapporti con la Russia

«L’India ha rapporti eccellenti con tutte le Nazioni coinvolte nella guerra in Ucraina; sul piano politico, economico, securitario e dell’istruzione. I numerosi bisogni dell’India sono connessi a queste Nazioni. Per questo siamo schierati con la pace e dalla parte del negoziato, consapevoli che gli eventi avranno conseguenze su ogni parte del Mondo». Con queste parole, il premier indiano Narendra Modi ha spiegato la neutralità del suo Paese, che si traduce in un indiretto appoggio a Mosca. I rapporti con la Russia sono di lunga data, frutto di una partnership speciale già avviata con l’Unione Sovietica che Mosca ha ereditato.

Dal punto di vista degli armamenti, l’India ne acquista dalla Russia oltre il 50%. Tra i prodotti principalmente comprati svetta il sistema missilistico S400 russo adottato dal Governo indiano nel 2018. Questa serie di motivazioni, ha portato l’India a non condannare l’intervento russo in Ucraina in linea con Cina, Pakistan, Iran, Iraq, Algeria, Vietnam e Sudafrica. Paesi che, insieme sono circa 4 miliardi persone, hanno respinto la mozione all’Onu d’ispirazione occidentale. Inoltre, non è passata inosservata l’ipotesi trapelata in questi giorni di uno schema rublo/rupie per superare le sanzioni attuate dall’Occidente.

5 Elementi chiave del gigante indiano

ConflittoNell’analizzare l’India ci sono cinque aspetti fondamentali da tenere in considerazione. In primo luogo, si tratta del secondo Paese più popoloso al Mondo, con età media inferiore ai 30 anni e al tempo stesso è il settimo Paese per estensione di superficie. Inoltre, dal punto di vista economico militare è il settimo Paese per Pil mondiale e il quarto nella classifica degli eserciti più forti superato solo da Usa, Russia e Cina. Ultimo fattore che condivide con quest’ultimi è il possesso di una potenza nucleare con stimate 160 testate, attualmente a media e corta gittata ma sono in sviluppo anche missili intercontinentali.

Sul piano geopolitico è buono ricordare che l’India si trova nel cuore del subcontinente indiano. Un territorio cruciale, circondato a nord dall’Himalaya e a sud dall’Oceano Indiano dove passa la maggior parte del commercio marittimo mondiale in direzione o di Suez/Hormuz o dello stretto di Malacca. Non sorprende il loro coinvolgimento da parte degli Usa nel QUAD (QSD) meglio noto come Quadrilatero di Sicurezza, uno schema di contenimento marittimo a danno della Cina condotto insieme a Giappone e Australia.

I rapporti con la Cina

A seguito del riesplodere delle ostilità sull’Himalaya nel 2020, la posizione dell’India che non percepiva la Cina come una minaccia fondamentale è cambiata. Tuttavia, i dissapori tra i due Paesi presentano radici più profonde che vanno cercate nella storia (coloniale e non) dell’area degli ultimi 2 secoli. Dalla sua indipendenza dalla dominazione dell’impero britannico nel 1947, grazie all’opera del Congresso nazionale indiano e il ruolo di Mahatma Gandhi, l’India ha mantenuto con la Cina una relazione stabile. Gli equilibri sono destinati a cambiare nell’autunno del 1962. In quell’anno a seguito di diverse schermaglie iniziate già negli anni precedenti i due Paesi giungono al conflitto. Lo scontro breve ma intenso, durò poco più di un mese e si concluse con una vittoria sull’India della Cina, che ottenne il controllo di alcuni territori.

Teatro del conflitto sono state le due Regioni entrambe confinanti con il Tibet, ovvero l’Aksai Chin e l’Arunachal Pradesh. Nel caso dell’Aksai Chin, essa è una parte di quello che sotto il domino inglese era il reame del Kashmir Jammu, territorio attualmente conteso tra Cina, India e Pakistan. L’area in questione è di vitale importanza per la Cina perché si trova l’unica strada percorribile tutto l’anno che collega le Regioni cinesi del Tibet e Xinjang. Per quanto riguarda l’Arunachal Pradesh situata nell’estremo Nordest dell’India è rivendicata dalla Cina come Tibet del sud.

L’accordo di Simla del 1914 tra le cause dei conflitti

ConflittoLe principali dispute territoriali tra Cina e India hanno origine nella demarcazione dei confini durante il dominio inglese del subcontinente indiano. Un’area molto estesa che oggi racchiude gli Stati di India, Pakistan, Bangladesh, Nepal, Bhutan, Maldive, Sri Lanka. Nel 1912 il Tibet aveva reclamato la sua autonomia a seguito del crollo della dinastia Qing. Il territorio del Tibet tuttavia, era già stato reclamato dalla neonata Repubblica di Cina. L’impero britannico nel 1914 approfittò della situazione per stipulare l’accordo di Simla (nome della località) che stabiliva i confini tra l’India britannica e il Tibet. In questa convenzione venne stabilita la linea McMahon. Una linea che definisce il confine in particolare che corre dal Bhutan fino all’attuale Myanmar, linea tutt’ora oggetto di controversie.

Il punto cruciale fu che in quella convezione la Repubblica di Cina non venne coinvolta con il risultato di rimanere estromessa dai patti conclusi allora. La situazione si complicò dal momento che la Repubblica di Cina non riconobbe mai il Tibet come indipendente, di conseguenza non aveva la facoltà di stipulare convezioni. Inoltre, lo stesso accordo andava contro la convenzione anglorussa del 1907 che nacque per porre fine alle tensioni tra i due imperi in Asia centrale. Nel contesto di quella trattativa sia l’impero britannico che quello russo riconoscevano la sfera di influenza della Cina nel Tibet specie nei rapporti internazionali. Questa situazione rendeva nulla la validità di un accordo con il Tibet senza il coinvolgimento della Cina.

Una pace difficile

Le vicende della seconda guerra mondiale e dell’indipendenza indiana del ’47 hanno portato quest’ultima a ereditare i confini stabiliti dall’impero inglese. La Cina nel frattempo diventata Repubblica Popolare Cinese (PRC) dopo la vittoria sulla Repubblica di Cina (ROC) durate la guerra civile, non ha mai riconosciuto anch’essa i precedenti accordi stipulati dagli inglesi. Inoltre, con l’annessione degli anni ’50 il Tibet è tornato parte del territorio della Cina. Questa dinamica ci porta alla realtà odierna, dove Cina e India si contendono i territori da oltre un secolo, con dinamiche vanno dalla diplomazia e i reciproci riconoscimenti fino allo scontro armato.

 

James Sekitoleko

Foto © The Economist, Wikipedia, Startmag, Travel’s Tales

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui