Un racconto visivo dell’Italia dal dopoguerra ad oggi
Presso lo Spazio Extra del MAXXI si è da poco conclusa la presentazione alla stampa della personale di Gianni Berengo Gardin in occasione dei suoi quasi settant’anni di carriera.
Gianni Berengo Gardin
Nato nel 1930 a Santa Margherita Ligure cresce e studia a Venezia, sua vera città natale. Come dal lui stesso raccontato in diverse occasioni è nato in Liguria solo perché i suoi genitori si trovavano lì in vacanza.
Agli inizi degli anni ’50 si avvicina al mondo della fotografia restandone totalmente affascinato.
Il suo amore per lo scatto si consolidò dopo aver visto alcuni libri della Magnum, una delle più importanti agenzie fotografiche al Mondo fondata da Robert Capa e dal pioniere del fotogiornalismo Henri Cartie-Bresson nel 1947.
Il fotogiornalismo, “Morire di Classe”
Sarà un incontro fortuito con un editore che lo porterà nel mondo del fotogiornalismo. L’indagine sociale è il fil rouge di ogni suo scatto per questo ogni fotografia ritrae un motivo sociale, di vita quotidiana, di lavoro. Famosissimo nel ’70 il suo reportage realizzato all’interno dei manicomi italiani con cui mostrò all’Italia la durezza di quei luoghi. Le foto posero in risalto la battaglia condotta in quel periodo da Franco Basaglia, che ne chiedeva a gran voce la chiusura.
La mostra
Nel corso della sua carriera non ha mai smesso di scattare riuscendo ad accumulare un immenso archivio fotografico in grado di raccontare l’evoluzione del Paese e della società dal dopoguerra fino ai giorni nostri.
Intitolata come il suo celebre libro del 1970 curato da Cesare Colombo, la mostra è una antologia di immagini che vogliono porre all’attenzione lo sguardo del fotografo. Il percorso espositivo è introdotto da alcune rappresentazioni dell’artista Martina Vanda che traggono ispirazione da fotografie iconiche del maestro del bianco e nero Berengo Gardin.
La mostra non segue un iter cronologico delineato ma è stata concepita come un viaggio su un fiume immaginario sulle cui sponde si possono ammirare le circa 200 immagini, alcune delle quali inedite ed esposte qui per la prima volta, che raccontano il nostro Paese, ma soprattutto ci permettono di vedere quell’Italia attraverso lo sguardo del fotografo.
Come ha dichiarato la presidente della Fondazione MAXXI Giovanna Melandri: «Immagini meravigliose, raccontano l’uomo nella sua dimensione sociale. Hanno un forte valore poetico e politico e sono straordinariamente contemporanee».
Venezia
Punto di partenza è la Venezia degli anni Cinquanta, luogo d’elezione dell’artista che la racconta in maniera intima e sussurrata, passando poi alle contestazioni del ’68 contro la Biennale arrivando fino al progetto, quasi una denuncia, dedicato alle grandi navi che attraversano la sua città. Progetto che lo mise al centro di una dura polemica con il sindaco della Serenissima.
Milano
Da Venezia si arriva al capoluogo lombardo in cui si parla delle lotte operaie, degli intellettuali (famosi i ritratti di Dario Fo, Gio Ponti, Ettore Sotsass) e dell’industria. Attraversando tutte le Regioni e le Città italiane raccontandone le trasformazioni sociali, culturali e paesaggistiche.
I reportage
Famosi quelli sugli ospedali psichiatrici, ma anche quelli realizzati nelle fabbriche come Alfa Romeo, Fiat, Olivetti e Pirelli che lo aiuteranno a sviluppare una coscienza sociale arrivando ad autodefinirsi «comunista fuori dalle righe, non tanto perché ho letto i testi importanti del comunismo, ma perché ho lavorato in fabbrica con gli operai.
Capivo i loro problemi»
Lo studio Milanese
Il nostro percorso non poteva che concludersi con uno scorcio dello studio di Milano di Gardin. Luogo intimo, di riflessione ed elaborazione, quasi un luogo dell’anima più che un luogo tangibile.
Gianfranco Cannarozzo
Foto © Gianfranco Cannarozzo
Video © Eurocomunicazione













