Anche la Repubblica di Moldova ottiene lo stato di candidato all’adesione all’Ue. Georgia e Stati dei Balcani ancora no
Gli Stati membri hanno concesso all’Ucraina e alla Moldavia lo status di candidato all’adesione all’Unione europea durante il vertice del 23 e 24 giugno tenutosi a Bruxelles.
I capi di Stato e di Governo dell’Ue-27 hanno discusso della candidatura dell’Ucraina all’integrazione europea, e delle conseguenze alimentari del conflitto nel quale la Russia l’ha coinvolta dal 24 febbraio. Ma anche delle domande di adesione all’Unione europea della Repubblica di Moldova e Georgia.
Consenso totale a tempo di record
L’Ucraina e la Moldavia hanno ottenuto lo status di candidato all’Unione europea con un “consenso totale“ a tempo di record tra i Governi dell’Ue–27. Così il ministro francese delegato per gli Affari europei, Clément Beaune, aveva descritto la posizione dei suoi omologhi martedì 21 giugno, al termine dell’ultimo Consiglio Affari generali, destinato a preparare le riunioni del Consiglio europeo.
L’Ucraina, aveva presentato la domanda il 28 febbraio, quattro giorni dopo l’invasione russa, e aveva ricevuto un parere positivo dalla Commissione europea già venerdì 17 giugno in seguito alla visita a Kiev del 16 giugno, dei leader di Francia, Emmanuel Macron, Germania, Olaf Scholz, Italia, Mario Draghi e Romania, Klaus Iohannis, che hanno chiesto che all’Ucraina venisse concesso “immediatamente” lo status di candidato. Un segnale forte per il Paese devastato dalla guerra.
Le perplessità di alucuni Stati membri
La Moldavia, come la Georgia avevano invece presentato la domanda il 3 marzo.
Mentre i Paesi dell’Europa centrale e orientale si erano subito dimostrati favorevoli al riconoscimento della candidatura ucraina, altri avevano espresso riserve. Come i Paesi scandinavi, i Paesi Bassi, la Spagna e il Portogallo. In discussione c’erano il rispetto dello Stato di diritto, in particolare la lotta alla corruzione, e il divario tra le economie dell’Ucraina e dell’Ue. Il parere della Commissione era molto atteso e le posizioni dei più scettici sembrano essere cambiate.
La prospettiva europea
Prima della guerra in Ucraina, sarebbe stato impensabile offrire a questo Paese lo “status di candidato”. Tanto più che, in linea di principio, è necessario passare attraverso la fase preliminare della “prospettiva europea“. Per la prima volta, l’Ue non ha soddisfatto questo requisito. La “prospettiva europea” è un modo per suggellare una promessa politica tra gli Stati membri di aprire un giorno la famiglia europea allo Stato che la propone. Al vertice di marzo a Versailles, i 27 avevano discusso per quattro ore la “prospettiva europea” dell’Ucraina senza raggiungere un accordo. E di fatto la dichiarazione finale non include questa espressione.
Il Consiglio europeo ha preso atto delle aspirazioni europee dell’Ucraina e della sua scelta di orientarsi verso l’Europa, in conformità con l’Accordo di associazione. Non si tratta di concedere la prospettiva europea, ma di riconoscere l’aspirazione ucraina a farne parte, il che è molto diverso.
Sotto la pressione della Polonia e degli Stati baltici, il Consiglio ha ammesso a Versailles che “l’Ucraina fa parte della nostra famiglia europea“. Tuttavia, Volodymyr Zelensky, il presidente dell’Ucraina, è riuscito a uscire da questa fase e ad andare oltre ottenendo lo status di candidato.
L’allargamento dell’Eu ai Balcani occidentali
Al verice di Bruxelles di fine giugno 2022 si è parlato anche dell’allargamento del processo di adesione ai Balcani occidentali (Macedonia settentrionale, Albania, Montenegro, Serbia, Bosnia–Erzegovina e Kosovo).
Alcuni Paesi, come l’Austria e la Germania, ritengono che i Paesi dei Balcani occidentali, che hanno atteso a lungo nell’anticamera dell’Ue, non debbano essere trascurati. Il vertice dell’Unione europea è stato preceduto da un incontro con i Paesi dei Balcani occidentali. Dove è in corso un confronto permanente tra le influenze russe, cinesi, turche e saudite.
Nonostante le intense discussioni diplomatiche delle ultime settimane, ci sono poche possibilità che i Balcani occidentali ottengano un calendario preciso per l’adesione, come richiesto dal Ppe (Partito popolare europeo). In ogni caso, per ora il progetto di conclusioni non menziona alcuna data, ma solo un semplice “invito ad accelerare il processo di adesione“.
La democrazia partecipativa europea
E si é affrontato il seguito della Conferenza sul futuro dell’Europa, un vasto esercizio di democrazia partecipativa a livello europeo. La conferenza, che si era conclusa il 9 maggio, aveva portato a diverse proposte ambiziose da parte dei cittadini. Come la fine del voto all’unanimità nel Consiglio e il diritto di iniziativa legislativa del Parlamento europeo.
Il nuovo progetto di Comunità politica europea
Al Consiglio europeo del 23 e 24 giugno, i leader hanno discusso anche del progetto di Comunità politica europea, proposto dal presidente francese Emmanuel Macron il 9 maggio.
Il principio è quello di creare una struttura che riunisca i Paesi europei che non possono ancora aderire all’Ue o che non desiderano farlo, attorno a valori democratici comuni. Questa organizzazione, che dovrebbe essere complementare all’Unione e non alternativa all’adesione, avrebbe il compito di facilitare la cooperazione tra gli Stati in settori chiave come la sicurezza, l’energia e le infrastrutture.
Rossella Vezzosi
Foto @ L’Opinion, Atalayar, Change.org, L’Indipendente













