“Il cardinale Troiano Acquaviva d’Aragona”

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Un libro che, grazie alla capacità di storico di Roberto Ricci, riporta in superficie un personaggio della prima metà del secolo dei lumi

Nella splendida, vetusta basilica di Santa Cecilia in Trastevere, dove il tempo scorre lento nel caos assordante del traffico cittadino, è stato presentato il libro dello storico abruzzese Roberto RicciIl cardinale Troiano Acquaviva D’Aragona. Tra erudizione e storia” (Hatria Edizioni), titolare e mecenate della Basilica dal 1733 al 1747, anno della morte.

Il libro, in elegante cofanetto contenente anche la riproduzione anastatica della “Istoria della famiglia Acquaviva Reale D’Aragona” di Baldassarre Storace, è il frutto di anni di ricerche certosine e sopralluoghi meditati nelle città dove il Cardinale Troiano Acquaviva svolse la sua intensa attività diplomatica e di pastore della Chiesa cattolica (Atri, Roma, Napoli, Madrid). Un cardinale che può essere riconducibile al Rinascimento, evocando la figura di un altro grande servitore della Chiesa nonché principe illuminato, Alessandro Farnese, nipote di papa Paolo III.

Perché a Santa Cecilia, a Roma, il libro di uno storico della Deputazione abruzzese di storia patria (Dasp)?

Perché il cardinale Troiano Acquaviva, nato a Giulianova nel 1696 dal Duca di Atri Gian Girolamo e da Eleonora Spinelli, succeduto nel 1745 al fratello Domenico e diventato XVIII Duca di Atri, fu creato cardinale nel 1732 da papa Clemente XII con la titolarità di Santa Cecilia, già dello zio Francesco.

In questa basilica l’attuale titolare, cardinale Gualtiero Bassetti, ha voluto presentare il libro di Roberto Ricci, ricordando che papa Francesco lo aveva creato Cardinale nel concistoro del 22 febbraio 2014 e mentre gli imponeva la berretta cardinalizia ha affermato: «impara a cantare». Sì, perché Santa Cecilia è la patrona dei musicisti, la cui ricorrenza è il 22 novembre. A Roma c’è l’accademia nazionale di Santa Cecilia, fondata nel 1585 da papa Sisto V.

Nella basilica sono rilevanti il ciborio di Arnolfo di Cambio del 1293, il Giudizio Universale di Pietro Cavallini, le tombe di quattro cardinali, numerosi reperti archeologici dell’epoca della Santa, ma soprattutto si è assaliti dallasindrome di Stendhal” nell’ammirare la statua marmorea di Stefano Maderno, di una luminosa bellezza.

Introduzione del professor Fabrizio Marinelli, presidente della DASP

«Oggi, scrive Roberto Ricci, si ammira una basilica sostanzialmenteacquaviviana”, che però mantiene molto della precedente chiesa, in un’armonia di presenze e di stili dove si apprezzano le vestigia dell’arte unita alla devozione, come il mosaico absidale del IX secolo e il ciborio di Arnolfo di Cambio del 1293», spiega il cardinale Gualtiero Bassetti. «Una sintesi del nuovo con l’antico, che poi sarebbe continuata fino a noi, fino alla meraviglia che ammiriamo oggi, con l’armonia tra la chiesa e la sottostante domus e insula, per opera di Giovanni Battista Giovenali su volontà del cardinale Mariano Rampolla del Tindaro agli inizi del Novecento».

Il cardinale titolare della Basilica, dopo aver messo in risalto le qualità dello storico e lo sforzo ammirevole nel riproporre oggi una figura rilevante della prima metà del Settecento, ha proseguito nella ricostruzione e nell’importanza che il cardinale Troiano Acquaviva D’Aragona ha avuto per la basilica di Santa Cecilia.

Il cardinale Troiano Acquaviva d’Aragona«Il cardinale Troiano è ricordato nel portale sormontato dal suo stemma. All’interno della chiesa ci sono le sepolture di quattro cardinali ma anche di altri membri della famiglia. Che conobbe travagliate vicende. Vi è una linea di continuità con la loro cappella che si trova nella cattedrale di Atri, dove questi nobili, di origine antica e molto ramificata, avevano possedimenti feudali», continua il cardinale Bassetti. «Proprio le testimonianze monumentali e artistiche danno conto delle relazioni degli Acquaviva d’Aragona tra Atri e Roma, Napoli e Madrid; relazioni di grande rilievo che culminano nella figura del cardinale Troiano, nella prima metà del Settecento».

Una grande ascesa

Una vita breve (morì all’età di 51 anni), costellata di importanti e delicati incarichi da parte del Papa, di Carlo di Borbone Re di Napoli e da Re Filippo V di Spagna quale ambasciatore di Spagna presso la Santa Sede. Una carriera all’interno della Chiesa cominciata giovane quando nel 1729 viene nominato prefetto della Casa pontificia e l’anno successivo arcivescovo titolare di Larissa.

Papa Clemente XII lo crea cardinale nel Concistoro del 1732, e da questa nomina comincia l’ascesa inarrestabile del cardinale Troiano Acquaviva. Nel 1734 diventa ambasciatore di Spagna presso la Santa Sede, per assumere negli anni successivi l’importante ruolo di protettore del Regno di Napoli e di Sicilia.

Il cardinale Troiano è tra i principali protagonisti per l’elezione a Papa nel conclave del 1740 di Prospero Lorenzo Lambertini con il nome di Benedetto XIV e latore del veto di Re Filippo V di Spagna all’elezione del cardinale Pier Marcellino Corradini.

Scrive Roberto Ricci: «Un prestigio singolarissimo nell’azione diplomatica e politica del presule atriano che si concretizza nella visita di Carlo III a Benedetto XIV nel 1744 a Roma, quando lo vede tra i principali protagonisti di quell’evento. Relazioni complesse che emergono dalle corrispondenze già note e inedite che specificano molto l’attività e il carattere del cardinale Troiano Acquaviva negli anni più intensi della sua attività. In particolare sono rilevanti le lettere che Carlo III invia ai suoi genitori Filippo V ed Elisabetta Farnese a Madrid».

Un libro che, grazie alla capacità di storico di Roberto Ricci, riporta in superficie un personaggio della prima metà del secolo dei lumi, eccellente diplomatico che può essere accostato a un altro grande Cardinale abruzzese, Giulio Raimondo Mazzarino, nato a Pescina del Marsi, il Paese natio di Ignazio Silone.

 

Enzo Di Giacomo

Foto © Enzo Di Giacomo

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