La prima retrospettiva in Italia dedicata all’eclettico ed enigmatico artista, ospitata nelle sale di palazzo Reale a Milano
Contraddittoria, eclettica, sediziosa e perturbante, l’arte di Max Ernst appare come un caleidoscopio refrattario a qualsiasi classificazione. Prova a mettere ordine nella sua sterminata produzione una retrospettiva, la prima che l’Italia dedica a questo artista, a cura di Martina Mazzotta e Jürgen Pech, allestita presso il Palazzo Reale di Milano. Una vastità tematica alla quale viene resa piena giustizia, mediante un percorso espositivo ricco e completo, nonostante le difficoltà di raccogliere i frammenti di un’opera ampiamente dispersa in innumerevoli rivoli.
Gli esordi
Sin dall’infanzia Ernst coltiva una sfrenata passione per il disegno. L’eclettismo stilistico si nutre delle esperienze più disparate, ma è l’incontro con l’opera di Giorgio De Chirico a lasciare un segno profondo. Nel dipinto Giustizia o macellaio, l’artista interpreta in maniera ludica un tema classico, rivendicando una libertà espressiva assoluta. La ricerca di un’arte poetica e in grado di stupire lo porta a utilizzare materiali e tecniche non convenzionali, ponendo davvero la fantasia al potere nel senso romantico dell’espressione.
Parigi
Nel 1922 Ernst si trasferisce illegalmente a Parigi utilizzando il documento del poeta Paul Éluard. La casa di Eaubonne diviene il suo studio. Il fregio presente in mostra, proveniente dalla cameretta della figlia dello stesso Éluard, ci trasporta in un giardino fantastico dalle infinite invenzioni. Nel 1936 il carismatico Max Ernst incontra la giovane e talentuosa Leonora Carrington a una festa. L’attrazione reciproca diviene sodalizio estetico, parto cosmogonico nel quale la scrittrice indossa i panni della donna cavallo, animale tanto rappresentato nei suoi racconti, mentre Ernst è l’uomo uccello, enigmatico e sfuggente. Basterebbe questo episodio per individuare le coordinate di un’esperienza artistica del tutto peculiare, nella quale forme archetipiche e strani bestiari occupano un posto privilegiato.
Eros
La pulsione erotica sgorga in flussi metamorfici. Il ciclico alternarsi di vita e morte permea opere complesse, come Gli uomini non ne sapranno nulla, pregna di suggestioni psicoanalitiche, alchemiche e magiche. Il sesso assume riflessi cosmici che additano la vastità dell’universo.
Gli elementi
L’interesse per le scienze naturali porta Ernst a indagare gli elementi. L’aria è il suo ambiente prediletto, in quanto nel volo individua una assoluta libertà (e abbiamo già detto come egli stesso amasse definirsi come una creatura alata). La terra, con i suoi paesaggi onirici e misteriosi, è il luogo del silenzio e degli spazi sconfinati. La natura, a partire dagli anni Trenta, è selvaggia e primordiale. L’acqua offre alla fantasia dell’artista la duttilità dell’elemento fluido, mentre il fuoco mostra la forza della distruzione, dalla quale può originare un Mondo nuovo.
La guerra
L’angelo del focolare (1937) è opera sconcertante e magnifica. L’acceso colorismo rimanda alle esuberanze del barocco mentre il soggetto, una creatura fantastica composta da frammenti di innumerevoli esseri, colpisce per il dinamismo incontrollato. Una danza orgiastica e barbarica che adombra l’abisso nel quale, di lì a breve, precipiteranno l’Europa e il Mondo. Egli stesso, imprigionato nel 1939 in Francia in quanto visto come nemico, fuggirà negli Stati Uniti con l’aiuto di Peggy Guggenheim, che sposerà nel 1941.
Memoria
L’arte di Ernst non è immemore della storia dei movimenti estetici. In un’opera come Pietà rivisita un tema caro all’iconografia germanica e non solo, offrendo una metafora della creazione. Le tre figure rappresentano il disegno, la scultura e la pittura. Il senso allegorico si nutre delle atmosfere di metafisica sospensione derivate da De Chirico.
Un’infinita ricchezza
Rigoglioso l’immaginario di Ernst, ampio come un intero universo. Lo abitano forme disparate, come se il loro creatore si fosse dilettato a modellare linee sempre nuove, inedite per l’occhio umano. Oltre quattrocento opere fra disegni, collage, gioielli, grafiche, dipinti e sculture, offrono al visitatore un’esperienza straordinaria. Un mondo colossale e minuto al tempo stesso nel quale smarrirsi, seguendo le tracce in territori fantastici di uno fra gli artisti più enigmatici e visionari. Perché l’arte è una magia in grado di dissolvere le coordinate del reale, scompaginando il regolare scorrere del tempo.
Riccardo Cenci
Foto © SIAE
Video © Eurocomunicazione
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Palazzo Reale – Milano
Max Ernst
fino al 26.02.2023
a cura di Martina Mazzotta e Jūrgen Pech
Orari: da martedì a domenica ore 10:00-19:30 – giovedì chiusura alle 22:30
Biglietti: open € 17,00 – intero € 15,00 – ridotto € 13,00
Catalogo Electa
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Immagini
In evidenza
L’angelo del focolare, 1937
Olio su tela, 114 x 146 cm
Collezione privata, Svizzera
Classicpaintings / Alamy Stock Photo
© Max Ernst by SIAE 2022
dall’alto
Edipus Rex, 1922
Olio su tela, 93 x 102 cm
Collezione privata, Svizzera
Album / Fine Arts Images /
Mondadori Portfolio
© Max Ernst by SIAE 2022
Gli uomini non ne sapranno nulla, 1923
Olio su tela, 80,3 x 63,8 cm
Tate, acquisito nel 1960
© Tate, London, 2022
© Max Ernst by SIAE 2022
La festa a Seillans, 1964
Olio su tela, 130 x 170 cm
Centre Pompidou, Paris
Musée national d’art moderne/
Centre de création industrielle
© 2022. RMN-Grand Palais /
Photographer: Georges Meguerditchian
© Max Ernst by SIAE 2022
Pietà o La rivoluzione la notte, 1923
Olio su tela, 116,2 x 88,9 cm
Tate, acquisito nel 1981
© Tate, London, 2022
© Max Ernst by SIAE 2022













