Fabio Ruta racconta i molteplici aspetti della grande band inglese dal punto di vista di un appassionato
Vera e propria macchina del tempo vengono definiti i Rolling Stones da Fabio Ruta, autore di un doppio volume edito da Edizioni Underground?, dedicato a quella che solitamente viene indicata come the greatest rock’n’roll band in the world. La loro capacità di segnare il contemporaneo, nonostante abbiano alle spalle oltre sessanta anni di carriera, ha del prodigioso. Jagger e soci, ormai da lungo tempo, portano in scena la loro storia rinunciando a proposte inedite, ma questo basta comunque a scatenare l’entusiasmo dei fan. Enorme la loro produzione, consegnata all’eternità la loro storia.
Il libro di un appassionato
Fabio Ruta mette subito in chiaro le coordinate della sua fatica. Siamo di fronte all’opera di un appassionato al quale non è lecito chiedere un punto di vista neutro. L’autore è coinvolto emotivamente, e si sente fin dalle prime pagine. Il libro appare scorrevole, pur nell’eterogeneità della forma, che aspira catalogare quanto più possibile riguardo la storia della band. Ecco dunque, nel primo volume, un elenco delle più importanti pubblicazioni sul tema, delle pellicole note e meno note, ecco i tour italiani con tutti gli aneddoti annessi (ad es. l’ostruzionismo di Gianni Rivera, allora nei ranghi della DC, nei confronti del gruppo, accusato di incoraggiare l’uso della droga), ed ecco naturalmente i dischi, accuratamente commentati.
Stones in Italia
Come dicevamo, Ruta ripercorre la storia dei concerti italiani degli Stones, dal primo show al Palazzetto dello Sport di Bologna nell’aprile del 1967 a quella che, fino ad ora, è la loro ultima presenza nella penisola, datata 2022. Degno di particolare attenzione il concerto al Circo Massimo del giugno 2014, che avemmo la fortuna di vedere e recensire su questa medesima testata.
As tears go by
Un insolitamente malinconico Mick Jagger narra del rimpianto di una giovinezza trascorsa troppo in fretta. Eppure all’epoca gli Stones erano ancora giovanissimi, ignari del futuro di gloria che si stendeva di fronte ai loro destini. L’adolescenza mostrava già il suo lato introspettivo, mentre la senescenza si manifesta ancora oggi con giovanilistici tratti ribelli. Gli Stones incarnano da sempre tutte le sfumature emotive dell’uomo.
La trasgressione
Immancabile ingrediente di una band rock è certamente la trasgressione. Keith Richards, nel libro Life, racconta di come gli Stones fossero in cima alla lista nera della polizia statunitense (siamo a metà degli anni Settanta), durante uno dei loro tour più incandescenti. L’incitamento alla ribellione fa parte del bagaglio artistico della band. Ruta giustamente nota come, mentre l’autobiografia di Keith appena citata sia ormai sul comodino di ogni fan che si rispetti, ancora si attende un’analoga pubblicazione di pari livello su Mick.
Le donne
Magnifiche figure femminili si muovono attorno agli Stones, alcune di grande caratura artistica, come Marianne Faithfull, artefice di una carriera musicale e cinematografica di tutto rispetto. Ruta ne parla, senza cedere troppo al gossip, ma cercando di ricreare l’atmosfera unica dell’epoca. Le ragazze degli anni sessanta, cresciute a conformismo, si gettavano nelle braccia dei giovani Stones, e questi non potevano far altro che accoglierle. Donne fatali, come Nico, iconiche come Anita Pallenberg, o ancora angeli in grado di cavare i loro amati dall’inferno, come fece Patti Hansen con Keith. Resta la posizione peculiare di Charlie Watts, refrattario a qualsiasi trasgressione sessuale, fedele alla consorte Shirley Ann Sheperd. Un’eccezione in una rock band votata all’eccesso.
Brian Jones
La figura di Brian aleggia come un fantasma nella narrazione. Il suo apporto, a volte obliato, è fondamentale negli esordi della band. Il rivale di Mick, con il suo eclettico talento
e i suoi eccessi incontrollati, si estromette da solo dalla corsa per il primato. Il suo progressivo precipitare nell’abisso culmina nell’elegia funebre recitata dal nuovo leader a Hyde Park. Nel contempo l’evento segna l’ingresso nella band di Mick Taylor, il quale marca il periodo più alto degli Stones.
Le interviste
Se il primo volume porta in copertina una pregevole elaborazione grafica del ritratto di Jagger, opera di Simone Lucciola, il secondo reca il volto di Brian Jones, quasi a segnare l’inconciliabile dicotomia, rotta solo dalla morte, ancora misteriosa, di quest’ultimo; un secondo volume che ospita un numero enorme di interviste confezionate dall’autore, con i giornalisti Ezio Guaitamacchi e Mauro Zambellini, con l’artista Pablo Echaurren, il fotografo Oliviero Toscani, il chitarrista Maurizio Solieri e un numerose altre personalità del mondo della musica e della cultura in generale. È forse questa la parte più interessante, in quanto mira a mostrare il peso degli Stones nella cultura e nella società del loro tempo. Ne risulta un affresco variegato, colmo di aneddoti e di curiosità. Ognuno porta il suo particolare contributo per ricostruire l’immagine di un’epoca segnata in maniera indelebile dal marchio di fabbrica degli Stones, quella lingua irriverente che ci porteremo dietro per sempre.
Riccardo Cenci













