I Rolling Stones infiammano il Circo Massimo

0
92

Oltre 70.000 persone in delirio per quella che è stata definita The greatest rock’n’roll band in the world

In una intervista del 1969 Mick Jagger profetizzava che non avrebbe potuto fare questo mestiere in eterno. Evidentemente si sbagliava! Dopo 52 anni di carriera eccolo di nuovo con i suoi fidi Rolling Stones ad incantare le platee di mezzo mondo, eccolo di nuovo impegnato in un tour che, come si è detto di molti altri nel passato, potrebbe davvero essere l’ultimo.

Per questo l’appuntamento romano al Circo Massimo, unica data italiana, risultava davvero imperdibile per i fan delle pietre rotolanti. Circa 71.000 spettatori paganti, i quali hanno sborsato una cifra considerevole per assistere all’ennesimo materializzarsi della più grande leggenda del rock.

Jagger il fascinoso seduttore dagli insaziabili appetiti, il frontman più magnetico di tutti i tempi, l’unico e autentico rock’n’roll animal, Jagger il cantante androgino e osceno, talentuoso ipnotizzatore di folle immense. Mick è questo e molto altro ancora. Da sempre gli sta accanto il fido Keith Richards, a formare una coppia inossidabile stile Don Giovanni e Leporello, anche se i panni dello scontento servitore vanno stretti all’esuberante e folle chitarrista.

DSCN1041Senza scomodare atavici patti luciferini, è indubbio che attorno alla band si respiri aria di zolfo, dalla tragica e misteriosa scomparsa di Brian Jones ai fatti di Altamont, sino al recente suicidio della compagna di Jagger, L’Wren Scott. Eppure gli Stones sono ancora qui, i volti solcati da rughe profonde quanto la loro storia.

Sin dalle prime note si capisce che sono ancora una formidabile macchina da concerto. Il poker iniziale è folgorante, con Jumpin’ jack flash, Let’s spend the night together, It’s only rock’n’roll e Tumbling dice inanellate una dietro l’altra in maniera perfetta.

Memore delle proprie facoltà preveggenti, che nell’ottantadue gli permisero di anticipare il 3 a 1 della finale fra Italia e Germania, stavolta Mick si lascia andare ad una profezia ben più azzardata. “L’Italia vincerà la coppa del mondo” dice di fronte ad un pubblico in pieno delirio. Se le sue parole dovessero rivelarsi vere, avremmo davvero la tentazione di chiamare in causa un qualcosa di sovrannaturale.

Ma torniamo alla musica. Doom and gloom, inedito tratto dalla recente raccolta Grrr!, dimostra come gli Stones sappiano ancora estrarre dal cilindro riff irresistibili e trascinanti. Respectable è la canzone scelta dal pubblico con la votazione via internet. Ad affiancare gli Stones sale sul palco John Mayer, già protagonista di un’ottima apertura di concerto. Qualcuno aveva parlato di una possibile presenza di Springsteen, ma così non è stato.

Out of control è ancora un’incursione nel recente passato, prima della celeberrima Honky tonk women. Mick presenta la band, che fra gli altri annovera il bassista Darryl Jones, la vocalist Lisa Fischer e l’inossidabile Bobby Keys al sax. Dopo l’ovazione tributata dal pubblico a Ronnie Wood e a Charlie Watts, quest’ultimo ancora una macchina ritmica di notevole precisione e affidabilità, è la volta di Keith Richards, il quale  si riserva uno spazio personale nell’ambito della scaletta. L’occasione di tirare un po’ il fiato per un Jagger che, come di consueto, non si risparmia.

L’atmosfera quasi bucolica di You got the silver acquista un sapore di autentica vita vissuta, con la voce alcolica di Keith ad imprimerle un marchio inconfondibile. Can’t be seen conclude il breve set dedicato al chitarrista più anticonformista della storia del rock.

DSCN1037L’ingresso di Mick Taylor, il quale in realtà era già comparso nella parentesi lirica di Streets of love, ci proietta come per magia nel passato più straordinario dei Rolling Stones. Taylor entra nel gruppo nel 1969, per sostituire Brian Jones, e vi rimane fino al 1974, quando abbandona per lasciare il posto a Ronnie Wood. Anni durante i quali forse i soli Led Zeppelin potevano eguagliare gli Stones nelle esibizioni dal vivo. Probabilmente è utopistico cercare oggi la carica selvaggia, la creatività imprevedibile e perturbante dell’epoca d’oro. Eppure l’esecuzione di Midnight rambler, tirata fino allo spasimo, pregna di atmosfere oscure e psichedeliche, è un miracolo di energia e compattezza sonora. Il vertice del concerto, senza alcun dubbio.

Dopo vengono uno dietro l’altro tutti i massimi successi della band, da Miss you, durante la quale Darryl Jones ha modo di mostrare il proprio virtuosismo al basso, a Gimme shelter, con la voce di Lisa Fischer tagliente come lama di coltello a duettare con Mick sulla passerella fra il pubblico in delirio. Prima della pausa ci sono ancora l’irresistibile inno di Start me up, le atmosfere demoniache di Sympathy for the devil, con Jagger avvolto da un eccentrico mantello di piume, e l’immancabile Brown sugar.

Gli Stones rientrano sulle note del coro gospel di You can’t always get what you want, commovente nella sua capacità di rievocare un mondo ormai tramontato ed una stagione irripetibile per la musica rock. Quando esplodono le note di Satisfaction, con Mick Taylor a riprendere il suo posto in mezzo alle chitarre di Keith e Ron, il Circo Massimo è una bolgia infernale, con il pubblico a saltare e ballare, giovanissimi accanto a persone che hanno vissuto le utopie degli anni Sessanta e le contestazioni dei Settanta. Fuochi d’artificio esplodono nel cielo, a segnare una data che ricorderemo a lungo. “The greatest rock’n’roll band in the world”, recitava un vecchio adagio. Mai definizione è stata più esatta e calzante. Gli Stones, ancora una volta, sono qui per dimostrarlo.

Riccardo Cenci

 

Foto © Riccardo Cenci

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui