Dolly Parton, una vita tra musica e solidarietà

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Una carriera lunga oltre sessant’anni e una generosità che continua a vivere anche dopo la sua scomparsa

Dolly Parton è morta lo scorso 25 agosto all’età di 80 anni. Con la sua scomparsa il mondo della musica perde non solo una delle figure più importanti e riconoscibili del country, ma anche una donna che nel corso della sua vita ha legato il proprio successo a un forte impegno nella beneficenza.

Cantante, cantautrice, attrice e imprenditrice, è riuscita a costruirsi una carriera durata oltre sessant’anni. Classe 1946, è nata e cresciuta nel Tennessee, in una famiglia numerosa e con poche possibilità economiche. Ciò la segnò profondamente e contribuì, una volta raggiunta la fama, a influenzare alcune delle sue scelte future.

Una vita dedicata alla musica

Parton è stata una delle artiste che maggiormente hanno contribuito a portare la musica country oltre i confini tradizionali. Il suo stile, la sua voce e un’immagine immediatamente riconoscibile le hanno permesso di raggiungere un pubblico internazionale e di rimanere presente nel panorama musicale per diversi decenni.

Nel corso della sua carriera ha scritto circa 3.000 canzoni e venduto oltre 100 milioni di dischi. Tra i suoi brani più conosciuti ci sono Jolene, 9 to 5, Coat of Many Colors e I Will Always Love You, quest’ultimo scritto e inciso da Parton negli anni Settanta e diventato successivamente un successo mondiale anche grazie all’interpretazione di Whitney Houston.

Ma dietro ai numeri c’è soprattutto il ruolo che ha avuto come cantautrice. Attraverso i suoi testi ha raccontato l’amore, la famiglia, le difficoltà economiche e le proprie origini. In Coat of Many Colors, ad esempio, trasformò un ricordo della sua infanzia e della povertà della sua famiglia in una delle canzoni più rappresentative della sua carriera.

Un’icona per più generazioni

La cantante è riuscita ad avvicinarsi nel corso degli anni al pop, al gospel, al bluegrass e, più recentemente, anche al rock. Il successo le ha permesso di ottenere numerosi riconoscimenti e di entrare nella Country Music Hall of Fame, nella Songwriters Hall of Fame e nella Rock and Roll Hall of Fame.

La sua influenza ha raggiunto anche le generazioni successive. Un legame particolare è stato quello con Miley Cyrus, di cui Dolly Parton era madrina. Le due hanno condiviso negli anni non soltanto un rapporto personale, ma anche diverse esperienze artistiche. L’artista apparve nella serie Hannah Montana nei panni di zia Dolly e le due si sono esibite insieme in diverse occasioni, interpretando anche Jolene, Wrecking Ball e I Will Always Love You. Per Miley, la cantautrice è stata inoltre una figura di riferimento e una guida nel corso della sua carriera.

La sua influenza, tuttavia, non si misura soltanto attraverso premi e vendite. La cantante è diventata nel tempo una figura della cultura popolare americana, dietro la quale è rimasta sempre centrale la sua capacità di scrivere e raccontare storie.

Un’immagine che faceva parte di lei

Il suo aspetto contribuì a renderla un’icona. Capelli biondi e voluminosi, parrucchetrucco marcato, unghie lunghe, tacchi e abiti appariscenti hanno accompagnato praticamente tutta la sua carriera.

Quella che il pubblico vedeva, però, non era semplicemente un’immagine costruita per il palcoscenico. Dolly Parton amava realmente quel modo di apparire e non aveva intenzione di modificarlo per adattarsi alle aspettative degli altri. La Monument Records, con la quale firmò il suo primo contratto nel 1965, le consigliò di adottare unimmagine più sobria, ma l’attrice decise di rimanere fedele a sé stessa. Il suo stile infatti, rappresentava realmente una parte della sua personalità.

Era anche consapevole di quanto il suo aspetto fosse fuori dagli schemi e amava scherzarci. Parlando con RuPaul Andre Charles, una celebre drag queen, cantante, attore e personaggio televisivo statunitense, arrivò a definirsi una “living drag queen”, spiegando che, mentre per una drag queen abiti e parrucche potevano rappresentare un costume, per lei erano parte della vita di tutti i giorni.

Parrucche e trucco diventarono inseparabili dalla sua figura. La cantautrice raramente si mostrava in pubblico senza e raccontava con ironia di voler essere sempre pronta anche davanti a un’emergenza.

Dietro parrucche, trucco e strass, quindi, non c’era semplicemente un personaggio creato per vendere dischi. Dolly era veramente così. La cantante spiegò che poteva anche essere artificiale nell’aspetto, ma era reale nelle cose che contavano.

Dalle proprie origini all’aiuto degli altri

Il successo economico raggiunto non le fece dimenticare le difficoltà vissute durante l’infanzia. Proprio l’istruzione divenne uno dei temi ai quali dedicò maggiormente il proprio impegno.

Nel 1988 nacque la Dollywood Foundation, inizialmente impegnata nel sostegno agli studenti della sua zona di origine. Qualche anno dopo, nel 1995, Parton diede vita a uno dei suoi progetti più importanti: l’Imagination Library.

L’iniziativa nacque con l’obiettivo di inviare gratuitamente libri ai bambini dalla nascita fino all’età di cinque anni. Alla base del progetto c’era anche una storia personale. Suo padre, Robert Lee Parton, un uomo che lei stessa definì più volte “la persona più intelligente che avesse mai conosciuto”, non aveva avuto la possibilità di imparare a leggere e scrivere.

Il progetto, inizialmente rivolto ai bambini della contea di Sevier, in Tennessee, negli anni si è trasformato in un programma internazionale. Oggi l’Imagination Library distribuisce gratuitamente oltre 3 milioni di libri ogni mese e dalla sua nascita ha superato i 300 milioni di volumi distribuiti.

Un progetto che ha trasformato una difficoltà vissuta all’interno della propria famiglia in un’opportunità per milioni di bambini.

L’impegno di Dolly Parton non si è limitato all’alfabetizzazione. Nel corso degli anni la cantante ha sostenuto la ricerca scientifica, le strutture sanitarie e le popolazioni colpite dalle calamità naturali.

Nel 2020 donò un milione di dollari al Vanderbilt University Medical Center per sostenere la ricerca sul Covid-19, contribuendo anche alla ricerca che portò allo sviluppo del vaccino Moderna.

Quando gli incendi colpirono il Tennessee nel 2016, la sua fondazione creò il My People Fund per aiutare le famiglie che avevano perso la propria abitazione. La cantautrice intervenne nuovamente nel 2024 dopo l’uragano Helene, destinando personalmente un milione di dollari agli aiuti, ai quali si aggiunse un altro milione proveniente dalle sue attività e dalla Dollywood Foundation.

La beneficenza non rappresentava quindi un’attività occasionale, ma una parte costante della sua vita. Il successo ottenuto attraverso la musica diventò anche uno strumento per sostenere altre persone.

Filantropa fino alla fine

È proprio dopo la sua morte che questo aspetto della sua vita assume un significato ancora più particolare.

Per ricordarla, la famiglia ha chiesto ai fan di non inviare fiori, invitando invece chi lo desidera a effettuare una donazione alla Dolly Parton’s Imagination Library.

Una scelta semplice, ma coerente con ciò che l’artista aveva costruito durante la propria vita.

In questo modo anche la morte diventa un’occasione per continuare un progetto nato più di trent’anni fa. I fiori lasciano spazio ai libri e il ricordo dell’artista contribuisce a portare avanti un’iniziativa destinata a sopravvivere alla sua fondatrice.

Dolly Parton lascia due eredità profondamente legate tra loro. La prima è quella artistica, costruita attraverso migliaia di canzoni e una carriera che ha contribuito a trasformare la musica country e a farla conoscere in tutto il mondo.

La seconda è quella umana. Una bambina cresciuta in una famiglia con poche possibilità economiche è diventata una delle artiste più conosciute al mondo e ha utilizzato parte del proprio successo per offrire ad altri opportunità che nella sua infanzia non erano scontate.

Parton non è stata soltanto una cantante. È stata autrice, attrice, imprenditrice e filantropa. E proprio quest’ultimo aspetto sembra accompagnarla fino alla fine: dopo una vita trascorsa anche ad aiutare gli altri, persino il modo scelto per ricordarla diventa un’occasione per continuare a farlo.

 

Maria Vittoria Rickards

Foto © Eva Rinaldi, Paul Natkin/Getty Images, Katherine Bomboy/NBC/Getty Images, Lynda Harrill

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