Parte la raccolta fondi per sostenere i centri anti violenza e promuovere la cultura del rispetto nei confronti delle donne
Il progetto Una Nessuna Centomila nasce dalla convinzione che solo la cultura può arginare la deriva violenta della nostra società. Creata nel 2022 da Fiorella Mannoia, la fondazione, prima in Italia, ambisce proporre un cambiamento radicale che investa le dimensioni strutturali del fenomeno.
Gli obiettivi
La fondazione Una Nessuna Centomila opera in tre direzioni:
- sostiene i centri anti–violenza e le case rifugio, contribuendo ai percorsi di autodeterminazione delle donne vittime di violenza;
- mira a superare gli stereotipi e i pregiudizi culturali attraverso progetti di educazione all’affettività nelle scuole;
- produce eventi culturali volti a sensibilizzare la popolazione riguardo questo tema di scottante attualità.
Una Nessuna Centomila
Una come ni una mas, il grido di dolore delle donne messicane contro la violenza di genere; nessuna, perché nessuna merita di essere molestata, violentata, uccisa; centomila come una moltitudine di persone che si oppongono con convinzione alla violenza sulle donne. La fondazione segue il concerto all’arena di Reggio Emilia del 2022 (Campovolo), dove sette artiste furono in grado di raccogliere una mole enorme di fondi per i centri contro la violenza.
Differenza Donna APS
L’iniziativa è sostenuta anche da Differenza Donna APS, un’associazione nata nel 1989 callo scopo di rendere ogni donna una persona libera, indipendente e consapevole delle proprie potenzialità. L’associazione gestisce il 1522, numero nazionale anti-violenza e stalking della Presidenza del Consiglio dei ministri, dipartimento Pari Opportunità, e svolge un lavoro incessante di prevenzione e sensibilizzazione.
I numeri
Secondo quanto riportato dal ministero della Salute, in Italia il 10% delle lavoratrici della sanità sono soggette a violenza e vessazioni sul luogo di lavoro (fonte Inail).
Dal 2015 al 2019 undicimila sono stati i casi accertati di aggressione, un numero molto elevato e preoccupante. Nel 72,4% dei casi la violenza ha coinvolto le donne. Lasciando l’ambito specifico del settore sanitario e allargando lo sguardo al mondo intero, i numeri appaiono ancora più allarmanti. Sul nostro Pianeta una donna su tre è vittima di episodi violenti. In Italia circa il 31,5% delle donne ha subito una qualche forma di violenza (fonte Istat). Gli episodi più gravi sono solitamente opera del partner, di parenti o amici.
L’importanza della formazione e dell’informazione
Considerando che la violenza, a volte, resta celata, per paura o per vergogna, importante è rafforzare le competenze degli operatori sociosanitari mediante specifici programmi di formazione, per riconoscere la specificità del caso sin dal primo accesso in pronto soccorso. I centri anti-violenza, visibili sul sito del dipartimento delle Pari opportunità, rappresentano un aiuto concreto per chi si trovi in una situazione difficile. La donna deve poter denunciare il proprio persecutore, sapendo di avere una rete di protezione che la metta al riparo dal ripetersi di episodi violenti.
Psicologia della violenza
Lavorare sul trauma è particolarmente importante. A volte la violenza si cela dietro un amore malato. La donna si trova preda di paura, dubbi e sensi di colpa. La violenza diviene una dinamica relazionale, nella quale l’uomo esercita il proprio controllo dispotico sulla donna. Un adeguato sostegno terapeutico è fondamentale per permettere alle vittime di riappropriarsi della propria individualità.
La campagna raccolta fondi
È partita domenica 24 e si concluderà il prossimo 30 settembre la campagna raccolta fondi tramite sms al numero solidale 45586 per sostenere i centri anti-violenza italiani e tutte le altre iniziative volte a contrastare un fenomeno dalle dimensioni preoccupanti.
La violenza nei confronti delle donne
L’informazione ci presenta sempre più spesso l’evidenza del fallimento culturale della nostra società. Casi di violenza contro le donne appaiono sempre più frequenti. Il rischio è quello di assuefarsi a un crimine che va contro i principi basilari della convivenza civile. Per questo inasprire le leggi va bene, ma non basta. Occorre un movimento della parte sana della società, che abbatta pregiudizi ancora purtroppo presenti e radicati. Ben vengano dunque queste iniziative, un aiuto concreto alle donne che hanno dovuto subire violenza domestica da parte del proprio marito o compagno. Un segnale incoraggiante per costruire una società inclusiva e più giusta.
Oksana Tumanova
Foto © Una Nessuna Centomila













