Gli F-16 turchi non saranno usati contro i Paesi alleati

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F-16

Non poche le polemiche emerse da questa clausola che il Dipartimento di Stato americano ha posto alla Turchia

 

Gli Stati Uniti segnano ufficialmente la vendita di 40 caccia F-16 BLOCK-70 alla Turchia e 20+20 caccia F-35 di quinta generazione alla Grecia. Con le vendite di 80 nuovissimi F-35 e F-16, Washington sta potenziando in modo significativo la potenza aerea della NATO sulla sua ala sud-orientale nei Balcani.

In Turchia la notizia che l’approvazione della vendita di F-16 è accompagnata dall’impegno del Dipartimento di Stato nei confronti del Congresso a far sì che questi jet non saranno usati contro i Paesi alleati ha scatenato non poche reazioni.

Tayyip Erdogan ha esplicitamente dichiarato che la Turchia non accetterà l’imposizione di alcuna condizione sulla vendita di F-16. Inoltre è un dato di fatto che se verrà rivelato che il Dipartimento di Stato si è impegnato con il Congresso sull’uso degli F-16 da parte di Ankara, allora ci sarà una forte reazione da parte del Governo turco e dello stesso presidente. In quanto tale, un impegno non avrebbe potuto essere preso senza una previa consultazione con la parte turca.

Il deputato John Sarbanes, che ha stretti legami con il senatore Ben Cardin, presidente della commissione Affari Esteri del Senato (che si è insediata dopo la cacciata di Bob Menendez), ha dichiarato a The Open che «se non ci fossero tali garanzie, il Congresso non approverebbe la vendita» e se ci fosse una provocazione contraria alle aspettative del loro utilizzo, «allora ci sarebbe una rivalutazione della consegna (…) se venissero utilizzati per i sorvoli nell’Egeo».

Turbamenti dalla Grecia

Il primo ministro Kyriakos Mitsotakis in una intervista aveva affermato che: «La posizione di lunga data della politica estera greca è non poter imporre agli Stati Uniti cosa fare e come vendere armi alla Turchia. Tuttavia, è molto importante – direi ovvio – che si tenga conto delle preoccupazioni greche. Soprattutto per assicurare, per quanto possibile, che le armi americane non vengano usate contro gli alleati della NATO».

Nella lettera di Antony Blinken ai presidenti e vicepresidenti delle commissioni Affari Esteri di Senato e Camera le informazioni indicavano anche una clausola di risoluzione del contratto in caso di violazione dei termini specifici, che, in passato e durante i lunghi negoziati con il Congresso, prevedeva il non sorvolo del F-16 sulle Isole greche. Questa lettera non ha visto la luce del giorno, in quanto secondo le procedure statunitensi è classificata (come riportato da Kathimerini), ma già la notizia ha causato imbarazzo in Turchia.

Il Governo turco ha rifiutato di commentare, ma c’è stata una citazione del noto giornalista turco Murat Yetkin, di una fonte di alto rango del ministero degli Esteri turco, in cui F-16afferma che “tale questione non è stata menzionata in alcun modo durante i nostri colloqui con il Governo turco”. Inoltre il portavoce di Türkmedya ad Ankara ha citato “fonti di sicurezza”. Nella sua pubblicazione, afferma che ciò viene fatto per motivi di utilizzo interno in Grecia e che né la Turchia potrebbe accettare una cosa del genere, né qualcuno proporrebbe una cosa del genere alla Turchia. Aggiunge anche che “la Turchia, in quanto Paese indipendente che può prendere le proprie decisioni, userà gli F-16 dove ne ha bisogno senza chiedere a nessuno“.

 

George Labrinopoulos

Foto © Aeroflap, INpressmagazine, X

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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