Testimonianze di Dorina Mazzola e di Piero Carradori (autista di Mussolini) sul giorno dell’uccisione e sul carteggio con Churchill
Seguito della prima parte dell’articolo pubblicato ieri La Banca d’Italia svela il “tesoro” di Mussolini.
L’uccisione secondo il Comandante Lonati
In una pubblicazione uscita nel 1994 l’ex comandante della divisione “Brigata Partigiana”, scrive di essere stato lui l’autore dell’uccisione di Mussolini e della Petacci il 28 aprile del 1945, poco dopo le ore 11, di fronte alla casa dei De Maria. Lo scopo della sua missione era quella di recuperare per conto degli alleati il carteggio scottante tra Mussolini e Churchill, l’uccisione doveva riguardare anche Claretta perché ne era a conoscenza.
La versione ufficiale parla dell’uccisione alle ore 16 ma è una versione di comodo. La necroscopia effettuata il 30 aprile 1945 dal prof. Cattabeni avvalora che Mussolini e la Petacci furono uccisi a colpi di mitra Sten in orario antimeridiano. Ulteriori esami sono stati effettuati dal prof. Pierluigi Baima Bollone, il quale da me intervistato a Roma qualche anno fa, mi ha confermato che l’esame delle fotografie dei cadaveri sospesi sul traliccio di Piazzale Loreto a Milano, attestano l’esistenza non solo di una raffica di mitra sui due corpi ma anche l’effettuazione del colpo di grazia a mezzo pistola.
Testimonianza delle ultime ore
Nel 2001, stroncata da un male incurabile, moriva all’età di 75 anni Dorina Mazzola che abitando di fronte alla casa dei De Maria aveva sempre affermato di essere stata
testimone della uccisione, in particolare, di Claretta. Rivelò, nel 1996 a un senatore che stava conducendo una inchiesta sulle ultime ore di vita del Duce, che: «Mussolini fu ucciso all’interno di casa De Maria al mattino presto e che successivamente era stata messa in piedi la sceneggiata della fucilazione davanti al cancello della villa a Giulino. Claretta Petacci sarebbe stata uccisa con una raffica di mitra mentre lungo una stradina del paese inseguiva il gruppo di partigiani che stavano portando via il suo amato, già cadavere».
Dorina sosteneva che per 50 anni le era stato imposto il segreto e di essersi poi decisa a raccontare la verità. Riferì, quindi, di aver veduto portar via dalla Villa De Maria un uomo fingendo di farlo camminare e, dietro di loro, una donna giovane che si aggrappò alle gambe del cadavere. In quel momento partì la raffica di mitra che la uccise.
La versione inglese della fine
Il 27 aprile del 1945 anche gli alleati vennero a conoscenza del fermo di Mussolini e della Petacci, da parte dei partigiani. La notizia del trasferimento dei due a Germasino si era ormai diffusa, i partigiani temevano che le truppe alleate, ormai vicine, potessero impossessarsi del capo del fascismo, per la clausola n. 29 dell’armistizio lungo firmato da Eisenhower e Badoglio di cui si è data notizia nella prima parte. Decisero quindi di trasferire i due prigionieri, presso una cascina tenuta dai coniugi De Maria, persone amiche dei partigiani, dinanzi alla quale la mattina del 28 aprile 1945 i due sarebbero stati fucilati.
A fine 1994, quasi a cinquanta anni dalla morte, un ex comandante della Brigata Garibaldi Giovanni Lonati, in una pubblicazione sulla morte di Mussolini ha rivelato questa versione dei fatti. Tra il settembre del 1944 e il 21 gennaio 1945 Mussolini si sarebbe incontrato presso il confine svizzero con emissari britannici. Intercettazioni telefoniche effettuate dai servizi segreti tedeschi a Salò avrebbero avvalorato, in quei giorni, accordi segreti e l’esistenza di uno scambio di lettere tra il dittatore italiano e il primo ministro inglese Churchill.
Il contenuto delle borse
Il 27 aprile del 1945, al momento della sua cattura, Mussolini aveva con sé due borse
piene di documenti. Furono requisite dai partigiani della 52ª Brigata Garibaldi e ne fu fatta una sommaria ispezione. Quella tenuta in mano il Duce era a quattro scomparti e conteneva cartelle con trecentocinquanta documenti riservatissimi, un milione e settecentomila lire in assegni, centossessanta sterline d’oro.
Le borse contenevano anche il carteggio riguardante il Duce e Churchil. Quella sera le borse furono messe in due sacchi di tela e depositate presso la Cassa di Risparmio delle Provincie lombarde di Domaso, dal partigiano Urbano Lazzaro detto “Bill”. Successivamente i due sacchi furono affidati al parroco di Gera Lario che li nascose nella cripta della chiesa. Infine pervennero al comando Cvl (Corpo volontari della libertà) di Como. Si ha notizia che una borsa fu anche sequestrata a Marcello Petacci al momento del suo fermo.
Il 4 maggio del 1945 esattamente cinque giorni prima della firma a Berlino della capitolazione tedesca, tutti i documenti furono esaminati dal segretario della federazione comunista di Como Gorreri e dal nuovo prefetto di Como Bertinelli. Il carteggio era composto di 62 lettere, 31 inviate da Churchill a Mussolini e 31 da questi al primo ministro inglese. Furono tutte foto riprodotte da una fototecnica locale. Una copia consegnata al prefetto e l’altra messa nella cassaforte della federazione comunista dal Gorreri.
Il viaggio a Como di Winston Churchill
Secondo quanto è scritto nel libro di Peter Tompkins “Dalle carte segrete del Duce”, il 2 settembre del 1945, a guerra ormai conclusa, Churchill che aveva perso le elezioni nazionali e non più primo ministro si recò a Como per trascorrere “una breve vacanza” sotto il falso nome di colonnello Waltham. Prese alloggio nella Villa Apraxin di Moltrasio dove era installata una sezione del controspionaggio britannico. Fece visita dapprima al comando della 52ª Brigata Garibaldi e poi incontrò il direttore di una banca locale che per alcune ore aveva custodito le borse con il carteggio.
Quindi fece contattare Gorreri dai servizi segreti britannici. Sempre secondo quanto scrive Tompkins il 15 settembre, in una trattoria di Como, il segretario della federazione comunista consegnò al capo dei servizi segreti inglesi gli originali delle 62 lettere del carteggio Churchill-Mussolini, in cambio della somma di due milioni e mezzo di lire (cifra ingentissima per l’epoca). Le copie in possesso del prefetto Bertinelli erano già state recuperate tre mesi prima.
La testimonianza dell’autista di Mussolini
Pietro Carradori, autista di Mussolini dal 1941 al 1945, ha testimoniato che il Duce avrebbe avuto contatti segreti con emissari britannici. Gli incontri sarebbero avvenuti a Porto Ceresio (VA) presso il confine svizzero, una prima volta giovedì 21 settembre 1944 e una seconda volta domenica 21 gennaio 1945.
Secondo notizie date da un certo Priori, ex capo dell’ufficio politico della questura di Como,
in una intervista rilasciata a un giornalista nel 1998 affermò di aver trafugato nel 1946 dalla cassaforte della federazione comunista la copia del carteggio e di averne lette alcune risalenti, però, a prima dell’inizio del conflitto. In esse era scritto che il primo ministro inglese offriva al Duce, per la non belligeranza, la Tunisia, la Dalmazia e il Nizzardo e la conferma dell’Etiopia e del Dodecaneso. Il Priori a guerra finita, avrebbe consegnato il plico con le 62 lettere ad Alcide De Gasperi “resistendo a una offerta dei servizi segreti inglesi” di centomila sterline. Questi avrebbe trasferito l’intero carteggio in una cassetta di sicurezza in Svizzera. Alla scadenza del contratto l’intero contenuto del deposito, secondo la legge svizzera per la desecretazione dei documento storici, sarebbe stato riversato nell’Archivio Storico confederale.
Giancarlo Cocco
Foto © L’incontro, Museo della fine della guerra, Libreria di storia, Televignole













