Raid israeliano in Siria: colpita la sede consolare iraniana

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Siria

Tra le vittime c’è il comandante Mohammad Reza Zahedi. «Era in corso un vertice jihadista». Teheran replica: la nostra reazione sarà dura

In una giornata ad altissima tensione sette persone, tutti alti ufficiali tra cui un comandante dei Corpi delle guardie della rivoluzione dell’Iran (Pasdaran), sono rimaste uccise in un bombardamento israeliano che ha colpito il consolato (secondo l’emittente pubblica iraniana al-Alam “completamente distrutto”) della Repubblica islamica nella capitale siriana Damasco. Secondo quanto confermato dal locale ministero della Difesa, l’esplosione si è verificata nel quartiere di Mezzeh. Tra le vittime, ha riferito la tv di Stato iraniana, c’è il comandante Mohammad Reza Zahedi, della Forza Quds in Siria e Libanola, perdita più significativa per l’Iran dall’uccisione di Qasem Soleimani. Oltre a lui Mohammad Hadi Haji Rahimi, vice di Zahedi, insieme al direttore del suo ufficio e a due consiglieri. Le Forze armate israeliane non hanno confermato la responsabilità di Tel Aviv per il bombardamento. Secondo il ministero della Difesa della Siria, il raid è avvenuto alle 17 ora locale.

 

Iran all’Onu: Ci riserviamo il diritto di rispondere

SiriaIl Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche dell’Iran ha immediatamente annunciato che «Israele ha compiuto un crimine a Damasco, che ha portato al martirio del generale di brigata Mohammad Reza Zahedi, del generale di brigata Mohammad Hadi Haji Rahimi e di 5 degli ufficiali che li accompagnavano». L’attacco, secondo i Pasdaran, «arriva dopo il fallimento» di Israele «di fronte alla resistenza palestinese e ai combattenti del Fronte di resistenza islamica nella Regione».

L’Iran ha inviato una lettera al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite chiedendo una riunione urgente in seguito all’attacco israeliano a Damasco: «L’Iran si riserva il diritto legittimo e intrinseco di rispondere con decisione a tali atti terroristici». Lo riferisce l’agenzia di stampa ufficiale iraniana SNN. Consiglio di Sicurezza dell’Onu convocato poi in seguito su richiesta della Russia e che si terrà domani sera, come comunica RIA Novosti.

Usa corresponsabili per Teheran

Il ministro degli Esteri iraniano, Hossein Amir-Abdollahian, ha informato gli Stati Uniti, tramite l’ambasciata svizzera, che l’Iran riterrà gli Stati Uniti responsabili in quanto “sostenitori del regime sionista” in seguito all’attacco aereo israeliano contro l’ambasciata iraniana a Damasco.

Per il New York Times l’attacco aveva nel mirino un “incontro segreto” tra 007 iraniani e Jihad islamica sulla guerra a Gaza. Ma a livello ufficiale un portavoce del Dipartimento di Stato, commentando l’attacco all’ambasciata iraniana in Siria durante un briefing, ha dichiarato che la posizione ufficiale Usa era quella di “raccogliere informazioni”‌‌. Sky News Arabia riferisce che gruppi sostenuti dall’Iran hanno lanciato un attacco alla base americana di AlTanf, nel sud-est della Siria.

Salvo il massimo rappresentante diplomatico a Damasco

L’ambasciatore iraniano in Siria e la sua famiglia non figurano tra le vittime. È proprio il diplomatico, Hossein Akbari, a promettere che la risposta di Teheran «sarà dura». «Risponderemo all’attacco nello stesso modo, al momento giusto e nel luogo giusto».

«Prendere di mira il consolato iraniano è una violazione delle norme internazionali e Israele dovrà sopportarne le ripercussioni», afferma dal canto suo il ministro degli Esteri iraniano Amirabdollahian. «La comunità internazionale deve prendere una posizione ferma contro tali atti criminali».

Hezbollah, il raid israeliano a Damasco sarà punito

L’Iran si riserva di rispondere nel modo che riterrà opportuno. Il ministro degli Esteri ha poi affermato: «Netanyahu ha perso completamente il suo equilibrio mentale a causa dei continui fallimenti del regime israeliano a Gaza e della sua incapacità di raggiungere gli ambiziosi obiettivi dei sionisti».

Hezbollah, il movimento filo-iraniano in Libano, ha affermato stasera che Israele pagherà per il raid israeliano contro l’ambasciata d’Iran a Damasco. «Certamente, questo crimine non passerà senza che il nemico sia oggetto di punizione e vendetta», ha postato il “Partito di Dio” in un comunicato, dopo l’attacco aereo di oggi da parte dell’aeronautica israeliana contro il complesso dell’ambasciata iraniana nella capitale siriana di Damasco che ha provocato la morte di almeno 7 ufficiali all’interno del Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche (IRGC).

Le altre reazioni e le posizioni italiane

La “Resistenza islamica in Iraq” (una coalizione di gruppi sostenuti dall’Iran, ndr) ha minacciato di armare 12.000 terroristi per rovesciare il Governo in Giordania. La Russia ha condannato l’attacco denunciando la violazione della sovranità siriana e delle norme fondamentali del diritto internazionale.

SiriaPrima reazione del Governo italiano per bocca di Antonio Tajani: «Probabilmente in loco c’erano anche dei militanti di Hamas in riunione, è una voce che gira. L’Iran è il protettore di tutti quelli che attaccano Israele, basti pensare agli Houthi o Hezbollah». A Quarta Repubblica il ministro degli Esteri risponde alla domanda del conduttore Nicola Porro: «Si apre un nuovo fronte?». «È una situazione di alta tensione», spiega il capo della Farnesina.

Per l’ex parlamentare del Pd Andrea Romano, ora professore di storia contemporanea dell’Università Tor Vergata, intervenendo oggi a Stasera Italia (talk show di Rete4, ndr) «quello di oggi è un atto drammatico perché conferma la volontà catastrofica di Netanyahu di allargare il conflitto, alla Siria e all’Iran. È anche una risposta al suo crescente isolamento. Il governo Netanyahu è isolato a livello internazionale, ricordiamo la rottura con gli Stati Uniti, ed è sempre più isolato all’interno, ricordiamo le grandi manifestazioni di protesta contro il suo Governo».

Escalation che può sfuggire da ogni controllo

I prossimi saranno giorni cruciali per capire quale sarà la reazione iraniana, diretta o attraverso Hezbollah, mentre si avvicina la fine del Ramadan (9 aprile) che probabilmente porterà all’inizio dell’operazione a Rafah.

Difficile ipotizzare uno scontro diretto con Israele, ma è certo che quanto accaduto oggi nella capitale siriana è un episodio estremamente grave foriero di una pesante escalation in Medio Oriente.

La scorsa notte un drone, proveniente dall’Iraq, ha colpito la base navale israeliana di Eilat, nel sud di Israele. Il portavoce dell’IDF, il contrammiraglio Daniel Hagari, afferma che «il drone che ha colpito la base navale di Eilat durante la notte è stato fabbricato in Iran e l’attacco è stato diretto dall’Iran». Che sia stato questo attacco a provocare la reazione israeliana?

I precedenti bombardamenti del Venerdì Santo

Lo scorso venerdì 29 marzo l’aviazione israeliana aveva condotto un altro raid aereo intorno all’1.45 del mattino ora locale su Aleppo e le aree circostanti. Il bilancio delle vittime siriane era stato di 42 morti. A riferire il nuovo bilancio è l’Osservatorio siriano per i diritti umani (Syrian Observatory for Human Rights, Sohr, una Ong con sede a Londra), secondo cui tra questi figuravano 36 soldati dell’esercito siriano e sei elementi del gruppo armato libanese Hezbollah. Anche in quella occasione il ministero della Difesa di Damasco, attraverso l’agenzia siriana Sana, ha confermato l’azione riferendo la presenza tra le vittime di alcuni civili, oltre ai militari, puntando il dito contro Israele. Inoltre, accusando “gruppi terroristi”, aveva riferito che attacchi con droni partiti da Idlib e dalla periferia di Aleppo avevano causato ulteriori vittime, senza tuttavia chiarire il bilancio.

Raid che vanno avanti dal 2011

Pure in quel caso la testata britannica Guardian aggiungeva che da Tel Aviv non avevano commentato questi avvenimenti. Da quando è iniziata al guerra in Siria, nel 2011, Israele ha condotto decine di attacchi contro la Siria per colpire depositi di armi o basi appartenenti a Hezbollah, il gruppo politico e militare libanese alleato dell’Iran e nemico di Israele.

Questi attacchi si sono intensificati dopo il 7 ottobre, con lo scoppio della guerra nella Striscia di Gaza, quando hanno iniziato a registrarsi anche scambi a fuoco tra Israele ed Hezbollah nella Regione che separa i due Paese, con vittime anche tra i civili. L’ultima sempre il 29, come riportava l’agenzia di stampa libanese, secondo cui in “un attacco aereo ostile” contro un’automobile diretta ad Al-Bazourieh, nel distretto meridionale di Tiro, una persona è morta carbonizzata e di una seconda a bordo non si conoscono ancora le condizioni. Sul posto erano giunte ambulanze e soccorritori per assistere i feriti coinvolti nell’esplosione.

 

 

Nicola Del Vecchio

Foto © NDTV, The Times of Israel, Webangah, Il Tempo, The Economic Times

Video © Eurocomunicazione

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