Sudan: 1 anno di conflitto, più di 10 mila sfollati

0
1565
Sudan

Le recenti conquiste dell’esercito sudanese sono attribuibili alla disponibilità di droni provenienti dall’Iran

 

Il 15 aprile del 2023 in Sudan è scoppiato il conflitto tra l’Esercito regolare comandato da generale al-Burhan e i paramilitari delle Forze di Supporto rapido (RSF) del generale Dagalo e che ha causato il più alto numero di sfollati al Mondo. Una guerra che ha bloccato il difficile processo di transizione democratica, che era pian piano iniziato dopo decenni di potere esercitato dal presidente Omar al-Bashir. Tra le due parti, inizialmente alleate nel golpe, si era creata una frattura causata dalla lotta per il potere. I violenti combattimenti si sono poi diffusi al resto del Paese, in particolare nella Regione del Darfur, che vent’anni fa era stata teatro di un conflitto su base etnica, che vedeva coinvolti i miliziani arabi janjawid (alleati del Governo di Khartoum) contro le popolazioni nere. Le Rsf di oggi sono considerate un’emanazione dei janjawid.

Le Nazioni Unite ritornano ad avvisare che l’emergenza umanitaria innescata dalle violenze è destinata a peggiorare drammaticamente nei prossimi mesi. “La guerra potrebbe portare alcune Regioni del Sudan alla carestia e l’emergenza potrebbe estendersi ai Paesi africani limitrofi a meno che i combattimenti non finiscano”.

10 milioni di sfollati

Durante quest’anno di violenze, il Darfur e la Capitale Khartoum sono state le aree più interessate dai combattimenti. La guerra ha provocato circa 15 mila morti, molti dei quali civili. Gli sfollati sudanesi sono circa 10, 7 milioni, il più alto numero al Mondo, di questi oltre due milioni hanno trovato rifugio nei Paesi confinanti. Il 50% dei bambini e delle bambine, almeno 14 milioni, ha bisogno di assistenza umanitaria.

Negli ultimi mesi i combattimenti hanno colpito duramente le classi medie urbane sudanesi, formate da professionisti e studenti. Tra questi 1,8 milioni sono fuggiti all’estero, in particolare in Sud Sudan (che ha visto arrivare da nord 640mila persone); in Ciad, che con più di mezzo milione di sudanesi ha assistito al più imponente arrivo di profughi della sua storia; in Egitto (450mila persone); in Etiopia (più di 50mila persone); in Uganda (30mila persone) e perfino in aree remote della Repubblica Centrafricana (2.200 persone). Secondo i dati dell’UNHCR, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, dal 2023 è aumentato di sei volte anche il numero di profughi sudanesi che sbarcano in Europa.

Per chi rimane la vita quotidiana è segnata dalla fame, dall’insicurezza estrema, dall’interruzione dei servizi di base, dalla minaccia di violenze e stupri.

Gli schieramenti

Dal punto di vista militare, sul campo le Forze di Supporto Rapido controllano gran parte di Khartoum, quasi tutto il Darfur e ampi spazi del Kordofan. In queste zone i civili sono spesso vittime di attacchi. Nell’area di Gezira, riporta il sito sudanese Ayin, la popolazione corre il rischio della carestia, nonostante sia un territorio a vocazione agricola, perché le Rsf hanno impedito ai contadini di lavorare nei campi e hanno saccheggiato i raccolti.

L’esercito, invece, ha recentemente riconquistato Omdurman, grande agglomerato urbano dall’altra parte del Nilo rispetto alla Capitale. Inoltre controlla il Nord e l’Est del Paese, compreso il principale porto del Sudan sul Mar Rosso, Port Sudan, la Città dove si è trasferito quel che resta del governo e dove arrivano gli aiuti portati dalle Nazioni Unite.

Negli ultimi tempi i mezzi d’informazione internazionali hanno dato notizia dei primi attacchi con i droni nello stato di Al Gadaref, nell’Est, una Regione prevalentemente agricola in mano all’esercito, che finora era stata risparmiata dalla guerra. Per questo ospitava quasi mezzo milione di sfollati provenienti da altre parti del Paese.

Tanti Paesi coinvolti

Le recenti conquiste dell’esercito sudanese sono attribuibili alla disponibilità di droni iraniani, spiega l’agenzia Reuters. Secondo alcune fonti sul campo, usati per sorvegliare Sudani movimenti delle RSF, prendere di mira le loro posizioni e attaccarle con l’artiglieria a Omdurman, la Città che sorge di fronte a Khartoum sul lato opposto del fiume Nilo. Il sostegno di Teheran al Sudan non è confermato da dichiarazioni ufficiali, ma alcuni analisti ipotizzano che l’Iran stia cercando di approfondire i rapporti con un Paese che gode di una posizione strategica sul Mar Rosso.

Gli Emirati Arabi Uniti sono stati spesso accusati da Al Buhran di aver contrabbandato armi nel Paese a vantaggio delle Rsf. Il Paese del Golfo avrebbe grandi interessi economici in Sudan, come l’estrazione dell’oro da giacimenti che si trovano nei territori controllati dai paramilitari. Anche Ciad e Repubblica Centrafricana sono considerati alleati delle RSF; mentre l’Egitto, governato dal maresciallo Abdel Fattah al Sisi, sostiene Al Buhran, che come il presidente egiziano è un esponente dell’esercito.

Il Sud Sudan è stato spesso visto come il Paese nella posizione migliore per fare da mediatore, poiché può esercitare una certa influenza su entrambe le parti. Al momento, però, subisce anche i danni del conflitto: la sua economia rischia di crollare se non torna in funzione l’oleodotto che attraversa il Sudan e serve per esportare il petrolio prodotto in Sud Sudan (il 90% delle entrate del Governo di Juba deriva dalla vendita di greggio).

Conferenza di Parigi

In questo primo anniversario, è convocata a Parigi una conferenza internazionale per discutere della crisi umanitaria. L’evento, organizzato dal Governo francese, è fortemente criticato dal ministero degli Esteri sudanese, che ha condannato il fatto che la Francia ospiti una conferenza umanitaria per il Sudan “senza consultare il Governo del Sudan o coordinarsi con esso e senza la sua partecipazione”. In vista dell’incontro molte agenzie umanitarie e Ong hanno moltiplicato gli appelli a fare tutto il possibile per migliorare l’accesso degli aiuti, proteggere i bambini e scongiurare una carestia.

 

Ginevra Larosa

Foto © Analisi Difesa, Reuters, Iranintl

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui