Ricordo di Giovannino Guareschi

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Guareschi

Don Camillo e Peppone due italiani popolari che sembrano nemici ma che in realtà sono amici

 

Cos’è davvero la saga di Don Camillo e Peppone? Un prete integralista, Camillo e un sindaco asservito all’Urss, Peppone? Interrogativi di un immaginario collettivo e popolare sfruttati mirabilmente negli anni dall’industria cinematografica. In realtà dalla penna di Giovannino Guareschi si parla di battaglie, di sfide, ma sempre finalizzate agli altri, agli ultimi. I suoi racconti, monarchico e anarchico, non sono ad alto tasso ideologico, basato sulla conflittualità esasperata, o meglio romanzetti popolari, dove la comicità è l’ironia vogliono descrivere un’Emilia Romagna del dopoguerra.

Il cinema fin dal primo film di Duvivier del 1951 ha trasformato la realtà di Guareschi più in surrealismo che neorealismo, più fiaba all’italiana a lieto fine che commedia all’italiana al suo stato nascente, che ha descritto un Paese in ricostruzione. In realtà i racconti dello scrittore narrano la visione di istituzioni, chiesa, partiti, amministrazione della cosa pubblica che deve essere finalizzata alla costruzione di una comunità giusta e attenta ai bisogni fondamentali del prossimo. E Don Camillo e Peppone se si tratta di non far calpestare un diritto, saltano i loro steccati e si uniscono. Sono popolo in mezzo al popolo, sembrano nemici ma sono amici. Il nemico è il potere politico, religioso, sullo stesso piano, così distanti e indifferenti alla vita concreta delle persone. Il monarchico Guareschi è in realtà un anarchico, e va letto in questa ottica di giornalista, vignettista, umorista, autore radiofonico, critico televisivo ante litteram.

Don Camillo e Peppone sono due compagni che hanno il primato della coscienza e la consapevolezza di essere responsabili del benessere, della giustizia, persino della felicità delle donne e degli uomini loro affidati. Una lezione di vita che riprende dagli anni di prigionia di Guareschi in Germania che nonostante i drammi vissuti è rimasto uomo civile. Una coerenza non riconosciuta dall’intelligenza italiana del suo tempo e ai suoi funerali nel luglio 1968 vi erano poche persone e fra queste Enzo Biagi.

La visione educativa di Don Camillo e Peppone

La diocesi di Roma organizzò, il 15 marzo 2013, un incontro dal titoloDon Camillo e Peppone gli educatori di oggi“. Quale il significato di questo incontro? Perché si voleva ricordare che l’educazione alla fede non avviene solo tramite i suoi fondamenti, come la scrittura, ma anche tramite ciò che riesce a ispirare come risonanza dell’unico vangelo. E si è concluso dicendo che Peppone, Don Camillo e Guareschi sono tradizione della chiesa e sono in parte la parola di Dio, pensiamo al dialogo sul battesimo tra i due protagonisti.

Giovannino Guareschi chiamava le storie di Don Camillo e Peppone, storie del mondo piccolo, perché l’umanità e l’uomo non ha bisogno di un mondo grande. La purezza dei personaggi di Guareschi si ritrovano anche nella rivista Candido. L’esperienza del lager ha permesso allo scrittore di scoprirsi simpatico e di accorgersi che far sorridere la gente è più difficile che farla piangere.

Il saggio guida di Lamberto Fornari

A Pesaro Capitale italiana della Cultura 2024 verrà presentato il saggio di un autore umbro Guareschi“Lamberto Fornari Don Camillo e Peppone e Bertoni”. Questo significativo saggio merita attenzione, soprattutto perché evidenzia il rapporto diretto tra i racconti nei libri, con i vari film e con le storie vere alle quali i film accattivanti, ma geniali, ironici e popolari hanno attinto. D’altronde lo stesso Guareschi respira il neorealismo letterario e cinematografico di Cesare Zavattini, la lettura di Elsa Morante di Tomasi da Lampedusa. Ma Guareschi ha resuscitato il genere della favola, ripresa anche da Italo Calvino.

Chesterton affermava: «Le favole non insegnano ai bambini che i dialoghi esistono, loro lo sanno già. Le favole insegnano ai bambini che i draghi possono essere sconfitti».
Guareschi ammirò Pier Paolo Pasolini e il suo “Vangelo secondo Matteo”, rifacendosi al concetto di narrazione storica e coerente che imparò dalla nonna. Il riso e la comicità in Guareschi deriva da Plauto e la ritroviamo in Pirandello.

 

Paolo Montanari

Foto © Parma Welcome, Movie Travel, Startmag

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