200 anni dalla prima esecuzione della Nona Sinfonia di Beethoven

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Nona Sinfonia

Eseguita più volte al teatro Rossini di Pesaro rientra nell’ultimo periodo compositivo del grande musicista tedesco, 1818-1827

 

Il 7 maggio 1824, veniva composta da Ludwig van Beethoven, ed eseguita a Vienna, la Nona Sinfonia. Rispetto alle precedenti compose un grandioso capolavoro rivoluzionario, in cui ruppe tutte le regole compositive. Eseguita più volte al teatro Rossini di Pesaro e alla Sagra Malatestiana di Rimini, rientra nell’ultimo periodo compositivo del grande musicista tedesco, 1818-1827, in cui diede l’addio al pianoforte e sviluppò la religiosità e la Grande Messa in sé. Nei Quaderni di conversazione del 1818, si cita “Voglio dunque abbandonarmi con pazienza a tutte le vicissitudini e rimettere la mia fiducia unicamente nella tua immutabile bontà o Dio!. Sei la mia roccia o Dio, sei la mia luce, sei la mia assicurazione eterna!”.

Beethoven torno pienamente in forze nel 1817 e coincidente con la scrittura della sonata per piano op.106, detta Hammerklavier. Un opera grandiosa che però non poté sentire, per la sua avanzata sordità e considerata ineseguibile dai pianisti del suo tempo. A partire da allora il compositore era circondato da amici ma anche da adulteri che lo irritavano.

La Missa Solemnis in Re Magg

Nella primavera del 1818 Beethoven decise di comporre una grande opera in occasione dell’incoronazione dell’arciduca Rodolfo. Ma la Missa lo impegnò fino al 1822 e fu dedicata solo nel 1823. Dietro c’era una grande preparazione con lo studio delle messe di Bach e l’oratorio Messiah di Haendel, prima di cimentarsi alla Missa Solemnis che definì “la mia migliore opera, il mio più grande lavoro”. Ma parallelamente compose le ultime sonate per pianoforte Variazioni Diabelli paragonate per grandezza solo alle Variazioni Goldberg di Bach. Nella lettera del principe russo Boris Galitzin a Beethoven dopo la prima rappresentazione della si scrive: “Il vostro genio ha superato i secoli e non ci sono forse uditori abbastanza illuminati per gustare tutta la bellezza di questa musica; ma saranno i posteri che renderanno omaggio e benediranno la vostra memoria molto più di quanto possano fare i contemporanei”.

La Nona Sinfonia

L’inizio della composizione coincise con il completamento della Missa Solemnis. In realtà la Nona Sinfonia ebbe una genesi giovanile quando aveva avuto l’intenzione di mettere in musica l’ode Inno alla Gioia (An Die Freude) di Schiller. E l’indimenticabile finale nel 1972 è diventato l’inno europeo. L’innovazione nella scrittura della Nona Sinfonia appare in linea alla Quinta, come l’evocazione musicale del trionfo della gioia e della fraternità universale sulla disperazione e la guerra. Presentata a Vienna il 7 maggio 1824, il pubblico andò in delirio.

Nicola Campogrande su Lettura del Corriere della Sera scrive: “Per capire la dimensione della novità della Nona Sinfonia, bisogna immergersi nel magma emotivo di quegli anni, un affascinante fusione di individualismo e slanci collettivi, di culto della singolarità e desiderio di comunione. (…) Beethoven era fra quei compositori che volevano inventarsi un linguaggio proprio. (…) Così un gigantesco sforzo collettivo portò a coglierne le ultime pagine, a partire dalla Nona, con un entusiasmo apparentemente irragionevole e che inseriva in un brano tradizionalmente strumentale, voci nuove.

Franz Schubert nel 1827 per ricordare il grande maestro, erede di Haydn, scrisse: “Egli sa tutto, ma non possiamo ancora capire tutto e passerà ancora molta acqua sotto i ponti del Danubio prima che tutto ciò che quell’uomo ha creato sia compreso dal Mondo”.

 

Paolo Montanari

Foto © Chicago Symphony Orchestra, Centro ricerche musicali

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