Nel Regno Unito si parla ancora degli antichi romani

0
1317
romani

Due recenti scoperte: un sito romano di lavorazione delle ostriche e il ritrovamento di un altro “misterioso oggetto”

 

Sopra le rive dell’estuario dell’Humber sul Mare del Nord, al confine tra nord e sud dell’Inghilterra è stato portato alla luce un presunto sito romano di lavorazione delle ostriche. La scoperta è stata realizzata durante i lavori di difesa dalle inondazioni vicino a Weeton, nello Yorkshire orientale.

Ostriche, una prelibatezza per i romani

Una squadra della York Archaeology si è imbattuta nel ritrovamento vicino a quello che pensano fosse un primo insediamento romano. Le ostriche erano molto apprezzate dai “conquistatori” e alcuni racconti suggeriscono che giocarono un ruolo chiave nella decisione di Giulio Cesare di invadere la Gran Bretagna.

La grande quantità di “gusci di ostriche deformi” evidenzia che crescevano naturalmente su una barriera corallina di conchiglie piuttosto che su corde come invece era pratica comune all’epoca. Al tempo dell’invasione dei romani erano abbondanti e costituivano una parte fondamentale della dieta e molte venivano inviate in Italia.

Barriere coralline per proteggere la costa dall’erosione

L’Agenzia per l’ambiente negli ultimi anni ha riallineato le difese marittime per fornire 250 ettari di nuove praterie umide, paludi salmastre e distese fangose ​​per sostituire la terra persa a causa delle attività umane sulla sponda nord dell’estuario. Le ostriche sono filtri naturali che mantengono l’acqua pulita mentre assorbono carbonio e rilasciano ossigeno. I Fondi per la fauna selvatica dello Yorkshire e del Lincolnshire insieme alla società energetica locale le stanno nuovamente reintroducendo nell’Humber. Le barriere coralline di ostriche contribuiranno a proteggere la costa dall’erosione, stabilizzando il fondale marino e assorbendo l’energia delle onde.

Inaspettato ritrovamento dell’oggetto misterioso: il dodecaedro

Ulteriore testimonianza della presenza dei conquistatori italici nel Paese la vanta il piccolo villaggio sulla collina di Norton Disney, nel Lincolnshire. Un gruppo di archeologi dilettanti ha rinvenuto un dodecaedro romano in una delle trincee in cui sono stati recuperati numerosi altri reperti tra cui monete, ceramiche del II-IV secolo e vari altri metalli.

Il misterioso oggetto, di cui si possiedono un centinaio di esemplari, è uno dei più enigmatici realizzati nell’antichità. È costruito in metallo anche se in passato ne hanno trovato anche qualche esemplare in pietra, ha le dimensioni di un’arancia ed è composto da 12 facce piatte pentagonali. Ognuna è caratterizzata da un foro circolare centrale di diametro variabile e pomelli sporgenti, che gli conferiscono una forma bizzarra.

Il dodecaedro rinvenuto è largo 8,6 cm, pesa appena 254 grammi e la sua esistenza è stata resa nota solo all’inizio del 2024. Dalle analisi è stato appurato che fu realizzato con diversi metalli (75% rame, 7% in stagno e al 18% piombo), ma ciò che lo rende originale sono le sue perfette condizioni di conservazione, caso più unico che raro quando si tratta di dodecaedri, spesso ridotti in frammenti, nonché il fatto che sia il solo esemplare mai scoperto nella Regione delle Midlands.

A oggi ancora solo supposizioni sulla sua funzione

Dal XVIII secolo ne sono stati rinvenuti più di un centinaio di esemplari e gli studiosi si interrogano ancora su quale fosse la sua specifica funzione. Non bastasse, stando agli romaniarcheologi, il reperto è stato riesumato nella posizione esatta in cui i suoi possessori lo lasciarono 1.700 anni fa. Un’altra circostanza non usuale, dato che molti dei dodecaedri conosciuti oggi, soprattutto quelli riportati alla luce tra il XVIII e il XX secolo, sono stati rimossi dal contesto del ritrovamento. Ma a cosa servisse questo arnese costruito con tanta cura è ancora ignoto. Nessuna fonte antica fornisce infatti degli appigli per capire quale fosse la ragione per cui i romani creavano dei manufatti così strani.

Alcune teorie sull’uso del dodecaedro

Al riguardo, da tempo sono sorte le teorie più diverse: alcuni sostengono che il dodecaedro fosse un semplice dado da gioco con fori di diverse dimensioni a indicare numeri diversi. Oppure una sorta di puzzle in cui il giocatore doveva allineare la pallina della giusta dimensione con la buca corretta. Altri pensavano che il dodecaedro potesse essere usato come strumento di misurazione, un indicatore per misurare palline di piombo o fionde e addirittura la quantità di spaghetti. Obiezione per quest’ultima ipotesi è che l’attestazione più antica dell’esistenza della pasta essiccata risale al XII secolo, ben dopo la caduta dell’Impero romano!

Altri suggerimenti includevano un peso da pesca o un dispositivo utilizzato durante il parto per misurare la dilatazione cervicale. C’è anche chi ha pensato a uno strumento didattico utilizzato dai matematici romani. Oppure un semplice ornamento utilizzato come bruciatore di incenso per eliminare gli odori.

Le teorie più accreditate

Le ipotesi più vicine alla realtà propendono per il dispositivo astronomico. Le 12 facce rappresenterebbero i mesi dell’anno: probabilmente le diverse fattezze dei fori delineavano le differenze tra i mesi o le stagioni. Le dimensioni più piccole potevano equivalere a quelli invernali le cui giornate erano più corte e viceversa.

Un’ altra affascinante ipotesi è che sia un dispositivo per inquadrare le costellazioni dello zodiaco. Un dodecaedro trovato in Svizzera nel 1982 elencava anche i nomi dello zodiaco su ciascuna delle facce.

Potevano anche essere collegati ai rituali o alla religione romana, ma non vi sono riferimenti ad essi in nessun testo romano.

Il rinvenimento nel luogo in cui si trovava 1700 anni fa, una trincea romana, rende plausibile la teoria della professoressa Sparavigna del Politecnico di Torino. Si tratta di uno strumento ottico per misurare le distanze: ruotandolo su se stesso è possibile ricavare 6 misure diverse. Ben si prestava per essere usato dagli agrimensori romani per tracciare la centuriazione che divideva l’area in appezzamenti.

Il dodecaedro sta passando alla storia come oggetto misterioso”.

 

Veronica Tulli

Foto © The Conversation, Zenodo, Stile Arte

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui