I programmi spaziali africani

0
971
programmi spaziali

Dal lancio del primo satellite ad opera dell’Egitto, il Continente è entrato nei programmi spaziali per promuovere sviluppo e sicurezza

La cosiddetta space economy sta suscitando grande interesse anche in Africa essendo un mercato in grado di offrire una vasta gamma di servizi quali telecomunicazioni, navigazione e monitoraggio delle risorse terrestri. I nuovi Paesi emergenti della Nazione lo fanno anche con la delineata volontà di ottenere un riconoscimento internazionale.

Interesse applicativo e strategico

Nel 1998 è stato lanciato il primo satellite africano ad opera dell’Egitto. Da allora, un gran numero di Paesi africani ha messo in orbita satelliti, con obiettivi di carattere applicativo. Vi è infatti l’esigenza di portare internet nelle zone rurali e raccogliere dati da utilizzare nella gestione dei disastri naturali causati dal riscaldamento globale. Inoltre, le tecnologie satellitari possono rivelarsi cruciali nel ricavare dati sul territorio utili a coloro che operano nel settore agricolo. Ciò può incrementare la produttività e avviare politiche più sostenibili sulle coltivazioni, dai processi di irrigazione all’uso dei fertilizzanti e dei pesticidi.

Un aiuto concreto all’economia continentale

Oltre alla sperimentazione e al monitoraggio delle risorse naturali, è evidente che la corsa verso lo spazio può rappresentare uno strumento per la soluzione di problematiche storiche del continente africano. Ad esempio l’insicurezza alimentare, la lotta alla desertificazione, alle inondazioni, la sorveglianza della sicurezza interna e la localizzazione delle risorse tra le quali l’acqua. Secondo un rapporto del centro di monitoraggio nigeriano “Space in Africa”, nel 2021 l’economia spaziale africana valeva circa 19,5 miliardi di dollari, una stima in crescita e che secondo gli esperti potrebbe lievitare fino a oltre 22,6 miliardi entro il 2026. Nel 2022 il complesso dell’industria aerospaziale ha impiegato circa 20 mila persone stanziando un totale di 534,9 milioni di dollari per il funzionamento dei rispettivi programmi spaziali nazionali.

La sicurezza

È ormai internazionalmente diffusa l’opinione che lo spazio è un mezzo operativo al pari di terra, aria, mare e mondo informatico. Dal punto di vista della sicurezza i programmi spaziali africani possono rivelarsi un ottimo strumento di contrasto ai gruppi jihadisti. Ad esempio la fascia saheliana come anche il settore costiero che si affaccia sull’oceano Indiano: dalla Somalia al nord del Mozambico. Secondo Spacehubs Africa, alla data del 28 febbraio 2024, ben 15 Paesi africani (tra cui figurano Nigeria, Etiopia, Egitto, Kenya, Algeria e Ghana) hanno lanciato 59 satelliti. Dieci di questi sono stati messi in orbita da entità commerciali.

La cooperazione internazionale

Al di là del finanziamento di singoli progetti da parte delle principali potenze, in primis Stati Uniti e Cina, la spinta a partecipare a progetti di cooperazione internazionale, rappresenta la vera motivazione della corsa allo spazio. Lo ha capito il Sudafrica, che nell’agosto del 2021 ha firmato un accordo con i Paesi del gruppo emergente BRICS (Brasile, India, Cina, Sudafrica), e che ha recentemente annunciato la costruzione, in collaborazione con la Nasa, di una stazione di terra nella Regione centrale del Karoo: l’iniziativa consentirà in particolare di monitorare le missioni del programma a guida statunitense Artemis, cui partecipa anche l’Italia, e che rappresenta un ambito motore di investimenti e progetti internazionali.

Sadafrica, Etiopia e Kenia

Il primo Paese africano ad avviare un programma spaziale è stato il Sudafrica. Dal lancio del suo primo satellite, il Sunsat, i Governi di Pretoria si sono prodigati nel promuovere l’esplorazione spaziale e nel creare un sistema satellitare nazionale. Per quanto riguarda l’Etiopia, fin dal 2004 si era dotata della Società etiope per le scienze spaziali (ESSS). Successivamente, nel dicembre del 2019, grazie al sostegno cinese, ha lanciato il suo primo satellite di telerilevamento per l’osservazione terrestre. Il Kenya si è lanciato nella competizione spaziale con il suo primo satellite nel 2018, 1Kuns (Ikuns-Italian-Kenyan university nanosatellite) con l’obiettivo di monitorare e acquisire immagini in Africa orientale. La corsa allo spazio da parte dell’esecutivo di Nairobi è poi proseguita nel 2020 con la pianificazione e pubblicazione del primo Strategic Space Plan. Nel mese di aprile 2023 ha finalmente lanciato il suo primo satellite operativo per l’osservazione della Terra, Taifa-1.

Ruanda e Nigeria

Sull’onda di un nuovo ruolo strategico, Ruanda e Nigeria  per la prima volta hanno aderito ad Artemis in occasione del vertice Usa-Africa ospitato a Washington dall’amministrazione di Joe Biden. I due Paesi africani entrano in tal modo nel progetto lanciato da Washington e altre otto Nazioni. L’obiettivo è promuovere la cooperazione spaziale tra i firmatari, con l’impegno di rispettare principi quali la diffusione pubblica di dati scientifici, lo smaltimento responsabile dei detriti e la registrazione di oggetti spaziali. Inoltre, il progetto prevede di istituire e attuare standard di interoperabilità, stabilendo più in generale un quadro di cooperazione per le future esplorazioni spaziali.

Zimbabwe, Uganda e Gibuti

Altri Paesi del Continente hanno avviato i loro progetti grazie a sostegni esterni. È il caso, ad esempio, dello Zimbabwe e dell’Uganda, che con l’aiuto del Giappone hanno lanciato nello spazio i loro primi satelliti per raccogliere dati utili alle previsioni meteorologiche e all’agricoltura. Anche Gibuti si è dichiarato apertamente in corsa: il Governo ha firmato un protocollo con la Hong Kong Aerospace Technology, società cinese che gestirà la costruzione di un porto spaziale commerciale del valore di 1 miliardo di dollari, da realizzare, secondo gli accordi, nel giro di cinque anni nella Regione settentrionale di Obock.

L’African Space Agency

Nel 2019 è stata istituita al Cairo, in Egitto, l’African Space Agency (AfSA), un progetto, che per molti aspetti può essere ricondotto alla struttura dell’Esa, l’Agenzia spaziale europea. Infatti, l’AfSA è collocata all’interno dell’Unione africana (Ua) che si assume anche la responsabilità del suo bilancio. Gli organi dell’agenzia sono il consiglio generale, il segretariato e il direttore generale e il comitato consultivo. Il problema principale però resta il reclutamento di fondi che potrebbe, purtroppo, portare a ritardi consistenti per la realizzazione dei relativi progetti spaziali nazionali. Si registra infatti una diminuzione degli stanziamenti da parte dei Governi africani per il comparto aerospaziale passando da 643,13 milioni di dollari del 2023 a 465,34 milioni di dollari per il corrente anno, segnalando così una diminuzione negli investimenti per i programmi spaziali del 27,86 per cento.

 

Nicola Sparvieri

Foto © Africa Express, Meteo Web, Nigrizia, AstroSpace

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui