Giorno della Memoria, ebrei salvati da Kersten medico di Himmler

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Kersten

Il 27 gennaio del 1945 in tutti i campi che furono liberati l’armata rossa trovò centinaia di bambini lasciati senza acqua, senza cibo

Sono trascorsi 80 anni da quel 27 gennaio del 1945, quando verso mezzogiorno, i primi soldati sovietici varcarono la soglia del campo di concentramento di Auschwitz in Polonia, ignari dell’inferno che avrebbero trovato all’interno. Un soldato si rivolse a una donna che si reggeva in piedi a stento e gli chiese “chi sei? che posto è questo?”, la donna gli rispose mostrandogli solo il suo numero tatuato sul braccio 75560. Si trattava della russa Anna Polshchikova, lì deportata il 22 febbraio 1944. L’offensiva russa contro i tedeschi era iniziata il 12 gennaio e i comandanti sovietici non sapevano nulla dell’esistenza di quel campo di sterminio.

Nei giorni precedenti i tedeschi avevano evacuato oltre 50 mila prigionieri, costringendoli a camminare nella neve a una temperatura di meno 20 gradi verso altri lager. Circa 15 mila morirono per stenti, per le fucilazioni di chi si accasciava a terra o sfiniti. In tutti i campi che furono liberati l’armata rossa trovò migliaia di persone malate, intrasportabili e centinaia di bambini lasciati senza acqua, senza cibo e senza alcuna forma di riscaldamento, con centinaia di cadaveri abbandonati nei lager. Prima di fuggire le SS avevano fatto saltare i forni crematori e le camere a gas. Il 7 maggio del 1945 l’agenzia di stampa sovietica Tass dava notizia al Mondo degli orrori di Auschwitz. Si stima che oltre 5 milioni di ebrei furono uccisi nei lager nazisti.

La distruzione degli ebrei d’Europa tra il 1933 ed il 1945 ci appare oggi un avvenimento senza precedenti. Fu un’impresa organizzata che ebbe come risultato lo sterminio di esseri umani portato a termine nel giro di pochi anni. L’operazione fu conclusa prima che qualcuno potesse percepirne l’enormità. Nessuno all’inizio sapeva cosa fossero i lager si presumeva fossero campi di lavoro non certo di sterminio.

Il ricordo di Edith Bruck

La scrittrice e poetessa ungherese di origine ebraica (classe 1931), in una sua recente intervista, ha ricordato di quando giunse ad Auschwitz con la madre e la sorella: «scese dal treno, le prime parole che ci gridarono in tedesco, con i cani lupo ringhianti furonodestra e sinistra!”. Mia sorella Adele di quattro anni più grande, fu mandata a destra, mia madre e io fummo mandate a sinistra. Un soldato mi si avvicinò e mi ordinò di andare a destra. Mi avvinghiai a mia madre, non volevo lasciarla per nulla al mondo, ma quello mi prese per l’orecchio e quasi me lo staccava e mi trascinò via. Io piangevo disperata, ma, in realtà, quel soldato tedesco mi stava salvando la vita. Fu la prima delle luci che si accesero nel buio della vita. Chi andava a sinistra andava verso le camere a gas, a destra ci attendevano i lavori forzati».

KerstenPrendendo spunto da questo drammatico episodio, vorrei qui narrare la storia di un uomo che pur facendo parte dell’entourage nazista, salvò migliaia di ebrei destinati alle camere a gas. Questo personaggio, poco conosciuto, era l’osteopata del gerarca nazista Heinrich Himmler, capo delle SS, uno dei principali artefici dell’Olocausto, si chiamava Felix Kersten.

Chi era

Nato in Estonia nel 1898 da una famiglia tedesca, aveva preso la cittadinanza finlandese, le sue mani erano dotate di un talento speciale. Grazie agli insegnamenti di un medico cinese aveva appreso come trattare le malattie più diverse, attraverso la manipolazione profonda dei tessuti molli. Quando si venne a sapere che aveva salvato il principe Enrico, marito della regina Guglielmina dei Paesi Bassi, da una grave cardiopatia per la quale gli avevano dato sei mesi di vita, il suo nome divenne importante. Alla porta dei suoi studi, che aveva aperto all’Aia e a Berlino, si presentavano magnati della finanza, aristocratici, diplomatici per farsi curare. Una terapia con lui costava 25 mila marchi – una cifra enorme per l’epoca.

Kersten curò anche il principe Aimone della Casa Reale di Savoia, guarendolo a una gamba che secondo mi medici doveva essere amputata. Conobbe anche Galeazzo Ciano che si lasciò andare a molte confidenze. Per esempio sosteneva che il nazionalsocialismo di Hitler era una pessima contraffazione del fascismo, e i tedeschi non erano altro che dei veri e propri barbari. (Su Ciano che tentò di fare una pace separata con gli alleati nel 1942, se ne leggerà sul mio prossimo libro “Il Segreto del Maresciallo” che sarà edito prima di giugno). Nonostante queste convinzioni del genero del Duce, Ciano non vedeva nessuna possibilità di staccarsi dal «Patto d’Acciaio» con la Germania, fintanto Mussolini fosse rimasto al potere «perché il Duce è terrorizzato da Hitler».

I rapporti con Himmler

Fu l’industriale August Diehn, paziente di Kersten, a chiedere all’osteopata di curare il gerarca nazista Himmler. Da tempo soffriva di crampi addominali che non gli davano pace. I narcotici non gli facevano alcun effetto. Dopo il trattamento, Himmler non avvertì più alcun dolore. «Le sue mani sono un balsamo» sostenne il gerarca. Da quel momento Kersten divenne il “guaritore”. Rifiutò di farsi pagare per le sue prestazioni e presto ne divenne, oltre che terapeuta, anche il suo confidente. Con lui osava anche criticare Hitler per alcune sue scelte. Nel 1940, un giorno in cui Himmler soffriva terribilmente, alla fine del trattamento Kersten tirò fuori un bigliettino: “Ci sarebbero queste persone…”. Era un elenco di persone che l’osteopata riuscì a salvare.

Ebrei, prigionieri comuni, detenuti svedesi, francesi e norvegesi, nonché mille donne ebree rinchiuse nel lager di Ravesnsbruck. Migliaia le persone che salvò da morte certa. Quasi al termine della guerra nel 1945 riuscì a evitare che fosse messo in atto il genocidio di far saltare tutti i campi di concentramento tedeschi con all’interno i prigionieri, come era stato ordinato da Himmler.

Al termine del conflitto, nei Paesi Bassi, Kersten fu scagionato da ogni accusa di connivenza con i nazisti e gli venne concessa una alta onorificenza. Visse stabilmente in Svezia con la famiglia. Morì di infarto il 16 aprile del 1960 in Germania Ovest mentre viaggiava alla volta di Parigi ove avrebbe dovuto ricevere la Legion D’Onore personalmente da Charles de Gaulle.

La fine del gerarca tedesco

Nel maggio del 1945 con la Germania ormai in ginocchio e lo sbandamento dell’esercito tedesco, presso il ponte di Bremervorde – Germania settentrionale – il 23 di quel mese durante un controllo, Himmler, con una benda sull’occhio, si era presentato agli alleati, sotto la falsa identità di Heinrich Luneburg, fu però riconosciuto e arrestato. Il medico del campo di prigionia dove fu portato lo visitò, gli furono trovate indosso due capsule di cianuro e confiscate. Il medico cercò poi di esaminare la cavità orale ma il gerarca continuava a ritrarre la testa impedendo la visita. A quel punto spezzò con i denti una capsula di cianuro che teneva in bocca e ne causò la morte in pochi minuti.

Questa la versione ufficiale. Ma nel 2005 è stato pubblicato un testoLa guerra Kerstensegreta di Himmlerautore Martin Allen, il quale sostiene che secondo documenti segreti, ritrovati a Londra negli Archivi, non si sarebbe suicidato ma sarebbe stato ucciso da agenti dell’Intelligence britannica per ordine di Churchill. L’ordine sarebbe stato dato per evitare che fosse interrogato dagli americani e impedire che venisse alla luce il tentativo intavolato dal gerarca tedesco con un interlocutore del Governo di Londra nel 1943, per un accordo di pace tra la Germania nazista e le Nazioni alleate dopo aver eliminato dalla scena Hitler.

 

Giancarlo Cocco

Foto © Programmes Tv, Allacciati le storie, AgCult, BBC, Wikipedia

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Giancarlo Cocco
Laureato in Scienze Sociali ad indirizzo psicologico opera da oltre trenta anni come operatore della comunicazione. Ha iniziato la sua attività giornalistica presso l’area Comunicazione di Telecom Italia monitorando i summit europei, vanta collaborazioni con articoli sul mensile di Esperienza organo dell’associazione Seniores d’Azienda, è inserito nella redazione di News Continuare insieme dei Seniores di Telecom Italia ed è titolare della rubrica “Europa”, collabora con il mensile 50ePiù ed è accreditato per conto di questa rivista presso la Sala stampa Vaticana, l’ufficio stampa del Parlamento europeo e l’ufficio stampa del Ministero degli Affari Esteri. Dal 2010 è corrispondente da Roma del quotidiano on-line delle Marche Picusonline.

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