Iran – Israele, è guerra aperta

0
485
Iran e Israele

Tra strategia preventiva e neutralità dei Paesi sunniti, continuano gli attacchi nella speranza iraniana di una risoluzione diplomatica

La decisione dell’esercito israeliano di avviare, nella notte tra il 12 e il 13 giugno, l’operazioneRising Lion“, mirata a distruggere le infrastrutture militari e nucleari iraniane, si inserisce nel contesto della strategia perseguita da anni dal primo ministro Benjamin Netanyahu. Nel corso del tempo, Israele ha cercato di ostacolare ogni tentativo dell’Iran di sviluppare capacità nucleari militari. Esempio è il caso del virus informatico Stuxnet, lanciato nel 2010, che colpì le centrifughe iraniane rallentando il programma nucleare di Teheran. Allo stesso tempo, Israele è stato accusato di aver eliminato vari scienziati iraniani coinvolti nel programma nucleare negli anni successivi.

A partire dal 7 ottobre 2023, Israele ha concentrato i suoi sforzi su una strategia che mirava a decimare le forze di Hamas, distruggere le infrastrutture del movimento e indebolire ulteriormente l’“asse della resistenzasostenuto dall’Iran. Le azioni israeliane si sono poi estese a Hezbollah, il movimento sciita libanese, e alle sue basi in Siria. Portando avanti bombardamenti regolari, soprattutto dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad l’8 dicembre 2024. L’obiettivo non era solo la distruzione di Hamas e Hezbollah, ma anche l’indebolimento della sfera di influenza iraniana in Medio Oriente.

Strategia preventiva

Dall’inizio di questa escalation, le risposte iraniane sono state generalmente moderate, sebbene sempre cariche di minacce. Tuttavia, Israele ha sempre dichiarato che non accetterà, sotto nessuna circostanza, che un paese della Regione possieda armi nucleari. Netanyahu ha ribadito più volte che il programma nucleare iraniano, anche per scopi civili, è inaccettabile e che Israele farà di tutto per impedirlo.

Iran e IsraeleA tal fine, la strategia di Netanyahu sembra ora puntare a distruggere le capacità nucleari e militari iraniane in modo definitivo. Un simile approccio ha suscitato forti preoccupazioni internazionali, soprattutto dopo che l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) ha reso noto che l’Iran stava accelerando il suo programma di arricchimento dell’uranio. Arrivando difatti al 60%, una soglia vicina al 90% necessario per produrre una bomba nucleare.

Questi sviluppi hanno spinto Israele a lanciare i bombardamenti aerei contro i siti nucleari iraniani. Tale decisione ha suscitato preoccupazioni globali, poiché, come ha sottolineato l’Aiea, tali strutture non dovrebbero mai essere target di attacchi in nessuna circostanza, a causa dei rischi di contaminazione radioattiva e delle conseguenze a lungo termine per la sicurezza regionale e globale. Israele ha giustificato le sue azioni sostenendo che i bombardamenti sono stati l’unico mezzo per fermare un Iran che sta accelerando pericolosamente verso la capacità nucleare militare.

Le preoccupazioni dei Paesi sunniti

Questa escalation militare ha suscitato forte preoccupazione tra i Paesi sunniti della Regione che preferiscono mantenere una posizione di neutralità. Per questi Paesi, un conflitto di ampia portata tra Israele e l’Iran potrebbe avere conseguenze destabilizzanti. Inoltre, la possibilità di una guerra potrebbe allontanare ulteriormente la prospettiva di una normalizzazione dei rapporti con Israele. Gli Accordi di Abramo, che avevano aperto la strada a un riavvicinamento tra Israele e alcuni Paesi arabi dal 2020, sembrano ora più lontani che mai. Il conflitto in corso ha anche offuscato la visibilità e le possibilità di risolvere la crisi umanitaria in Palestina.

Nel frattempo, la popolazione palestinese è stata completamente isolata dal resto del Mondo, con le comunicazioni via internet e telefono che sono interrotte da giorni. L’intensificarsi del conflitto sta aumentando il bilancio delle vittime, mentre la comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione la spirale di violenza che si sviluppa in tutta la Regione.

La risposta iraniana

Iran e IsraeleNel corso delle prime 24 ore dopo l’attacco israeliano, l’Iran ha risposto in modo deciso. La Repubblica islamica ha lanciato una serie di attacchi contro Israele, sparando oltre 150 missili balistici in sei ondate, che hanno colpito diverse Città israeliane, nella notte tra il 13 e il 14 giugno. Teheran ha ufficialmente dichiarato che il Paese è in guerra con Israele, definito “regime sionista“. Terminologia che fa parte del vocabolario ufficiale del Governo iraniano. Poco prima del lancio della prima ondata di missili, la Guida Suprema, Ali Khamenei, ha dichiarato che le forze armate iraniane avrebbero «reso miserabile il sionismo» e che il crimine commesso da Tel Aviv contro Teheran non sarebbe rimasto impunito.

Israele, da parte sua, ha condotto un attacco rapido e preciso, colpendo in poche ore i vertici del comando militare iraniano. La libertà con cui l’aviazione israeliana ha potuto operare nei cieli iraniani mette in evidenza le debolezze strutturali dell’apparato militare di Teheran. Quest’ultimo infatti, pur avendo un arsenale missilistico avanzato, soffre di gravi carenze in altri settori, come la difesa aerea e l’aviazione da combattimento. L’Iran ha pochi aerei da guerra moderni e una difesa antiaerea insufficiente, nonostante le sue ripetute richieste di acquisire il sistema S-400 russo e i caccia Sukhoi Su-35.

Nel frattempo, il bilancio delle vittime continua ad aumentare, così come il botta e risposta degli attacchi. Il ministero della Salute iraniano ha confermato che da venerdì si contano almeno 224 vittime e oltre 1.000 feriti. Israele, da parte sua, ha subito circa 17 morti e più di 450 feriti a causa delle rappresaglie iraniane.

La diplomazia: un fronte internazionale

Iran e IsraeleNonostante le difficoltà sul piano militare, Teheran ha cercato di mantenere una certa influenza anche sul piano diplomatico. Non a caso il Governo iraniano ha richiesto, il 13 giugno, una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Nel mentre, i leader occidentali, tra cui la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, hanno esortato a una soluzione diplomatica, sostenendo che il conflitto tra Israele e Iran dovrebbe essere risolto attraverso il dialogo e non con l’escalation militare.

Dall’altra parte, il presidente Donald Trump, ha chiesto che entrambi i Paesi cerchino un accordo. Sottolineando anche che gli Usa non sono al momento direttamente coinvolti nel conflitto, pur lasciando aperta la possibilità di un futuro intervento.

In Iran, il sentimento popolare è diviso. Mentre molti cittadini esprimono paura e preoccupazione per l’intensificarsi della guerra, altri sostengono con forza la risposta militare al “regime sionista”. Le immagini e i racconti di civili uccisi durante i raid israeliani sono ampiamente diffusi sui social media, contribuendo a esacerbare la divisione interna e alimentando la retorica anti-israeliana.

 

Ottavia Scorpati

Foto © Wired, Ukrainska Pravda, Aawsat, Zazoom

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui