Un ritratto di Lucio Russo tra fisica, studi ellenistici e critica alla conquista romana, tra rivoluzione scientifica dimenticata e declino della tecnologia antica
Ricordare Lucio Russo (Venezia 1944 – Bologna 2025), fisico, filologo e storico della scienza dell’Università di Napoli, Modena e Tor Vergata, è stato da parte della casa editrice Carocci un segno e omaggio nei confronti di un intellettuale impegnato durante un lungo periodo di studi e ricerca sulla meccanica statistica, probabilità e storia della scienza. I temi principali delle ricerche da lui condotte riguardano hanno riguardato problemi di isomorfismo tra schemi di Bernoulli e processi di Markov, misure di Gibbs del modello di Ising, teoria della percolazione di Bernoulli, formulazione di una versione approssimata della classica legge zero uno valida nel caso di sistemi finiti di variabili aleatorie, ricostruzione di immagini e riconoscimento automatico di forme.
Ai nostri lettori non devono spaventare queste ricerche, perché Lucio Russo ha associato la fisica agli studi della storia della scienza, soprattutto le ricerche riguardanti la ricostruzione di alcune idee dell’astronomia di Ipparco attraverso l’analisi di testimonianze contenute in opere letterarie. Un risultato che combina gli interessi storici e di storia della scienza con quelli probabilistici, come nel caso dello studio condotto con Canio Benedetto e Stefano Isola sulla figura della filosofa Ipazia .
La rivoluzione dimenticata e il periodo ellenistico
Nel 1996 fu finalista del Premio Viareggio con il saggio La rivoluzione dimenticata. In questo lavoro Russo ha svolto un’importante ricerca sul periodo ellenistico, considerato dall’autore come l’era in cui ha avuto inizio la scienza, intesa nel senso attuale del termine. Mostrando che lo sviluppo scientifico non è un processo ininterrotto di accumulazione di conoscenza e citando come fonte circa 450 testi, Russo ha documentato come tra il IV e il I secolo aC ci sia stata una scienza ben superiore a quella dei secoli immediatamente successivi, sino alla riscoperta nel Rinascimento degli autori classici e notando come talvolta gli scienziati rinascimentali attribuivano a se stessi la determinazione di scoperte che in realtà appartenevano al periodo ellenistico.
Il percorso culturale e la conquista romana del Mediterraneo
Con il saggio Il tracollo culturale – La conquista romana del Mediterraneo (146-145 aC) (nuova edizione) di Lucio Russo a cura di Emanuela Salciccia ed. Carocci, lo scienziato veneziano ha voluto individuare uno spartiacque della storia del mondo mediterraneo in cui Roma, caput mundi, si impadronì del Mediterraneo, distruggendo Cartagine, sottomettendo la Grecia e riducendo l’Egitto e gli stati limitrofi del bacino mediterraneo a stati vassallo.
L’espansione romana coincide con un regresso culturale descritto in varie parti: il declino della scienza, la fine delle ricerche filosofiche e linguistiche, la profonda trasformazione della tecnologia, che ruppe ogni legame con le acquisizioni scientifiche e la cultura scritta e la drastica riduzione delle conoscenze geografiche. In questa nuova edizione di Il tracollo culturale, vi è un ampliamento e arricchimento delle fonti, ricostruendo dati storici ancora più precisi del periodo storico preso in esame e mostra come quell’antica tragedia e l’oblio successivo, hanno condizionato radicalmente la successiva cultura occidentale fino ad oggi.
Concezione storica di Polibio
La svolta di quegli anni della conquista di Roma era chiara ai contemporanei; infatti il maggior storico dell’epoca, Polibio, sottolinea l’importanza e dell’unificazione di tutto il Mondo. Ma la conquista romana interruppe l’evoluzione culturale che aveva caratterizzato il mondo di lingua greca dal IV aC in poi. Le stragi, i saccheggi e le riduzioni in schiavitù distrussero le scuole filosofiche e scientifiche e sottrassero agli intellettuali i mezzi per continuare il proprio lavoro. Rimasero attivi solo i cortigiani, i precettori dei nuovi padroni. Tra questi Polibio che accompagnò Scipione Emiliano nelle sue campagne militari e riuscì a realizzare un’opera storiografica di alto livello. Una ricerca che non si limitava a illustrare ai padroni gli avvenimenti del loro tempo.
Crollo culturale e crisi della tecnologia ellenistica
Una delle conseguenze del crollo culturale è stata la perdita quasi totale degli scritti scientifici e tecnologici ellenistici esistenti. Però i pochi trattati salvati come gli Elementi di Euclide, sono stati studiati per molti secoli, dal mondo arabo e da quello europeo, come necessari per introdurre il metodo scientifico. La moderna analisi infinitesimale è nata dalle opere conservate di Archimede. La rivoluzione copernicana è nata dal ricordo dell’antico eliocentrismo. Anche l’idea dell’interazione gravitazionale tra il Sole e i Pianeti è stata tramandata da autori che avevano letto i trattati astronomici ellenistici (Newton).
Pochi si sono accorti che non solo il concetto di atomo, ma anche quello di molecola è stato ereditato dalla cultura ellenistica. Un’idea sul livello della tecnologia meccanica ellenistica è stata data dal ritrovamento dei resti della macchina di Anticitera , un complesso meccanismo che attraverso ingranaggi, differenziati e molti altri elementi di meccanica di precisione permetteva di calcolare ogni posizione futura del Sole, della Luna e dei cinque Pianeti.
In realtà è stato difficile anche da parte degli storici e studiosi riconoscere la fine della tecnologia scientifica causata dalla conquista romana perché molte realizzazioni dei Romani ebbero un’ammirazione generale e che sembra contraddire il crollo di questo settore. In realtà Lucio Russo, lo scoprì con i suoi studi, vi fu una sostituzione della tecnologia ellenistica con una tecnologia postscientifica, fatta di assimilazioni ed eliminazioni di elementi i più complessi come la meccanica di precisione. Il risultato fu una tecnologia di notevole efficacia che poteva evolvere solo su base empirica. Una situazione che si protrasse fino al Rinascimento. Nel basso medioevo si svilupparono le cattedrali gotiche, ma agli architetti che si susseguirono nel tempo mancava la cultura scritta greca.
Paolo Montanari
Foto © ROARS, Feltrinelli editore, Scienza a Scuola













