Dopo il suo tour diplomatico, il presidente ucraino ha dichiarato di aver siglato accordi di cooperazione nell’ambito della difesa
Si è concluso ieri il tour del presidente ucraino Volodymyr Zelensky nei Paesi del Golfo, dopo aver fatto tappa in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Giordania. Tema principale delle discussioni è stata la sicurezza, con l’obiettivo di rafforzare i legami di difesa tra l’Ucraina e gli Stati arabi nel contesto delle crescenti tensioni derivanti dal conflitto iraniano. Il leader di Kiev è inoltre ricorso alla ricerca del sostegno di tale Regione per via della guerra che coinvolge il suo Stato contro la Russia, in una fase storica che vede gli aiuti militari occidentali essere nuovamente incerti mentre il deficit di bilancio diviene sempre più insanabile e il finanziamento della produzione interna di armamenti difficile.
Secondo l’analista politico ucraino Yevgen Magda, nell’attuale contesto geopolitico, tali visite assumono un rilievo diplomatico notevole, divenendo un atto di sopravvivenza strategica. Negli ultimi quattro anni infatti l’Ucraina ha imparato a difendersi ricorrendo a droni commerciali e soluzioni economiche che hanno suscitato l’interesse degli Stati arabi che, sotto continuo attacco di Teheran, hanno accolto l’aiuto offerto da Kiev.
Accordi per il contrasto di missili e droni
Al suo rientro Zelensky ha dichiarato di aver firmato degli accordi di cooperazione nell’ambito della difesa che prevedono una condivisione delle competenze rispetto il contrasto di missili e droni. Ha affermato che l’Ucraina ha accettato di fornire agli Stati del Golfo il proprio sistema completo di contraerea, inclusi i droni marittimi, la guerra elettronica e la tecnologia di intercettazione per potersi difendere dagli attacchi dei droni iraniani.
L’ultima tappa è stata in Giordania, dove il presidente ucraino ha incontrato il re Abdullah II per dei colloqui bilaterali. Zelensky ha colto l’occasione per sottolineare che «la sicurezza è la priorità assoluta ed è importante che tutti i partner si adoperino in tal senso.
L’Ucraina sta facendo la sua parte». Non a caso in questi giorni Kiev ha avanzato la propria esperienza nel campo bellico e nel contrasto agli Apr (aeromobile a pilotaggio remoto) inviando oltre 220 esperti in vari Stati del Medio Oriente per poter sostenere i presidi locali, offrendo soluzioni più accessibili per l’intercettazione delle minacce aeree.
Precedentemente il rappresentante ucraino ha firmato degli omologhi accordi con gli Emirati Arabi, l’Arabia Saudita e il Qatar. Kiev ha promosso il proprio sistema di protezione contro sistemi aerei senza pilota e missili come uno dei più efficaci al Mondo, proponendo di sostituire i droni intercettori con missili di difesa aerea più costosi utilizzati dai Paesi del Golfo. «Non solo intercettori, ma anche linee di difesa, software, sistemi di guerra elettronica e così via. In altre parole, stiamo adottando un approccio sistemico», ha scritto Zelensky. Il capo di Governo di Kiev ha inoltre affermato di star lavorando per il raggiungimento di accordi per le forniture di diesel.
Le ragioni di trattati non sono solo militari ma anche politiche in quanto tale cooperazione rappresenta un indebolimento indiretto dell’influenza di Mosca nella Regione.
Verso l’export di armi a livello globale
Già lo scorso settembre Zelensky aveva annunciato che la sua Nazione fosse pronta per compiere un importante passo avanti iniziando a esportare armi prodotte localmente, revocano così una restrizione introdotta con la proclamazione della legge marziale del 2022. «Abbiamo deciso di aprire le nostre esportazioni di armi. Si tratta di sistemi potenti testati in una guerra reale», aveva affermato innanzi l’Assemblea generale dell’Onu, volendo mostrare ai propri partner che gli armamenti ucraini siano “affidabili” e “moderni”.
Ad oggi gli accordi siglati con i Paesi del Golfo rappresentano dunque il primo traguardo nonché l’opportunità per avviare l’export di armi su scala globale. «Si tratta dell’apertura delle esportazioni. Ma è il tipo di apertura giusto, in cui capiamo che non stiamo vendendo la nostra esperienza per niente. Vogliamo relazioni sistemiche, in cui gli esportatori guadagnino e l’Ucraina riceva fondi sufficienti per investire nella produzione nazionale»; ha annunciato riferendosi al fatto che tali trattati siano stati firmati per 10 anni, prevedendo anche la creazione di catene di produzione congiunte e la costruzione di impianti e linee produttive sia in Ucraina che nei Paesi partner.
La priorità di Kiev resta però la difesa aerea dai missili balistici russi. Il presidente ucraino ha fatto sapere che le forze armate del suo Paese risentano della carenza di missili Pac–3 per i sistemi di difesa aerea Patriot che vengono attualmente forniti in buona parte al Medio Oriente. Ha difatti dichiarato che i partner stiano indirizzando i pacchetti anti-balistici prevalentemente «verso i luoghi dove la situazione è oggi più intensa». Nonostante tale questione sia stata oggetto di discussione durante gli incontri con i rappresentanti dei Paesi del Golfo, Zelensky non ha aggiunto alcun dettaglio, limitandosi a dichiarare che i rappresentanti ucraini continueranno a lavorare affinché anche Kiev non resti sfornita in tale settore.
Stretto di Hormuz e corridoio nel Mar Nero
Per via delle crescenti tensioni legate allo stretto di Hormuz, bloccato dalle forze del Governo di Teheran che minaccia di distruggere ogni nave che dovesse provare ad attraversarlo, nel tentativo di risolvere la questione si guarda sempre di più al modello adottato per il caso del Mar Nero nel contesto del conflitto russo-ucraino. Luigi Di Maio, rappresentante speciale dell’Unione europea per la Regione del Golfo, ha infatti dichiarato che l’Ue voglia riprendere tale sistema per poter dare una svolta al blocco imposto dall’Iran. Tale accordo, denominato Black Sea Grain Initiative, è stato firmato nell’estate del 2022 da Russia, Ucraina, Turchia e Nazioni Unite consentendo da un lato l’esportazione sicura di grano dai porti ucraini ai mercati mondiali, e dall’altro la riduzione dei prezzi alimentari globali; nonché la creazione di un corridoio umanitario marittimo.
L’iniziativa è stata poi interrotta l’anno seguente dal ritiro di Mosca che ha inoltre dichiarato che avrebbe considerato qualsiasi nave diretta verso territori ucraini come un potenziale obiettivo militare, costringendo Kiev a stabilire nuove rotte di esportazione.
Negli ultimi anni le capacità militari ucraine, soprattutto nel settore dei droni marittimi, sono aumentate notevolmente, infliggendo pesanti sconfitte e perdite ai siti e alle navi militari russe nel Mar Nero attraverso l’utilizzo dei Apr Magura-V5. Tramite le parole del presidente ucraino si evince che Kiev sia disposta a condividere la propria esperienza nell’utilizzo di droni navali anche rispetto la possibilità di sbloccare le rotte commerciali marittime. I Paesi del Golfo «sanno che le nostre forze armate sono state molto efficaci nel
liberare il corridoio del Mar Nero. Stiamo condividendo questi dettagli», ha aggiunto Zelensky. Allo stesso tempo però il rappresentante ucraino ha dichiarato che, nonostante durante i suoi incontri con i leader arabi sia emersa la questione dello stretto di Hormuz, questa resti «gestita dagli Usa».
Ottavia Scorpati
Foto © Bombo Radyo Cebu, Ukrinform, Global defense news, Debati













