Sulle orme di Ottaviano Augusto nel bimillenario della morte

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Il ricordo delle gesta del primo imperatore di Roma e come la moderna Caput Mundi ha deciso di celebrarlo

21 Agosto 2014 | di | Cultura - Eventi - Viaggi

Il 19 agosto del 14 d.C. successe una delle tante eccezionalità nella vita di un uomo considerato fra i grandi della Storia, se non il più importante in assoluto. Gaio Ottavio, figlio dell’omonimo padre e di Azia, nipote di Giulio Cesare (che lo adottò come parente maschio più prossimo, ricambiato da Ottaviano che alla sua morte decise di assumerne nome ed eredità politica), quarantun’anni dopo aver ottenuto il conferimento di Augustus da parte del Senato (il 16 gennaio del 27 a.C.), accompagnò il figlio adottivo Tiberio, che poi gli successe come secondo imperatore, in partenza verso l’Illiria, fino a Nola dove morì nello stesso luogo e stanza del padre. Alla veneranda età di 77 anni, un’enormità per i tempi.

Quando il 15 marzo del 44 a.C. Cesare venne ucciso dai suoi avversari repubblicani, il giovane Ottavio, di soli 19 anni, era in Macedonia per ampliare la sua formazione culturale e militare, come voluto ostinatamente dallo stesso prozio. Vendicatolo con l’uccisione dei cesaricidi nella battaglia di Filippi (42 a.C.), superata l’opposizione repubblicana, la sua ascesa politica fu inarrestabile fino a diventare il primo imperatore della Città Eterna. Valente condottiero, fine diplomatico e grande uomo di stato, Augusto riuscì a imporre la pace dopo aver unificato il bacino del Mediterraneo. E’ allora che dedicò la sua attenzione alle riforme politiche, strutturali e grandi opere che resero Roma Caput Mundi. Durante il suo governo si trasformò in una vera e propria capitale cosmopolita. Celebre fu la frase che, secondo il racconto di Svetonio, Augusto avrebbe pronunciato in età avanzata, quella cioè di aver ricevuto una “…città di mattoni e di averla lasciata in marmo…”. Tuttora l’Urbe, divisa amministrativamente in 14 regioni, ricalca pressapoco il tessuto urbano da lui delineato. Mentre il potere del suo regno si estese dal lambire le attuali terre dInghilterra ai confini con l’Iraq, comprendendo gran parte dell’Europa, del Medio Oriente e tutto il Nord Africa. L‘espansione non solo di un impero ma anche di una grande civiltà, che ha portato con sé cultura, tecnologia, regole giuridiche, arte. Dovunque ancora oggi sono rimaste le tracce di quel passato, con teatri, anfiteatri, impianti termali, biblioteche, templi, strade, acquedotti e archi trionfali.

Chi decidesse di visitare la capitale d’Italia nei prossimi mesi non manchi d’inserire fra le visite quelle organizzate dal Campidoglio per ricordare una delle figure più importanti della storia dell’antica Roma:

Proiezione

FORO AUGUSTO. 2000 ANNI DOPO – Progetto ideato e curato da Piero Angela e Paco Lanciano con la collaborazione di Gaetano Capasso, partito lo scorso 21 aprile in occasione del 2767° Natale di Roma. Ai Fori Imperiali, grazie ad appositi sistemi audio con cuffie, gli spettatori possono ascoltare musica, effetti speciali e il racconto di Piero Angela in 6 lingue – italiano, inglese, francese, russo, spagnolo e giapponese – tutte le sere fino al 21 ottobre in tre repliche (ore 21, 22 e 23,  durata 40 minuti, fino a 200 persone) da via Alessandrina, proprio affacciati sul Foro dell’imperatore (dove una gigantesca statua, alta ben 12 metri, all’epoca dominava l’area accanto al tempio). Probabilmente l’iniziativa sarà replicata anche nei prossimi anni.

 

L’ARTE del COMANDO. L’EREDITÀ di AUGUSTO – Mostra in 12 sezioni, al Museo dell’Ara Pacis, che approfondisce le principali politiche culturali e di propaganda messe in atto da Augusto nel suo principato e replicate nei secoli per il loro carattere esemplare. Si scopre in che modo imperatori come Carlo Magno, Federico II, Carlo V o Napoleone, per citarne solo alcuni, nel corso della storia abbiano reinterpretato “l’arte del comando” di Ottaviano Augusto con formule simili o addirittura identiche. L’esposizione, a cura di Claudio Parisi Presicce e Orietta Rossini, rispettivamente Sovrintendente ad interim e Responsabile del Museo dell’Ara Pacis, sarà visitabile fino al 7 settembre dalle ore 9 alle 19 (escluso il lunedì).

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LE CHIAVI DI ROMA. LA CITTA’ DI AUGUSTODal 24 settembre un viaggio virtuale nella Roma augustea “Keys To Rome”, ai Mercati di Traiano Museo dei Fori Imperiali. “Tutto l’Impero festeggia Augusto”: quattro città, quattro musei, per la prima volta in contemporanea. Roma, Sarajevo, Amsterdam, Alessandria d’Egitto, quattro modi diversi di essere cittadini romani, per un viaggio interattivo mai tentato alla scoperta del mondo latino. Un evento internazionale, di cui quello romano ne è il capitolo principale: l’esposizione, ideata e curata dalla Sovrintendenza capitolina e dal Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), permetterà di “camminare” nella Roma augustea scoprendo luoghi suggestivi e testimonianze architettoniche dell’azione innovatrice dell’imperatore. Apertura dalle ore 9 alle 19 (escluso il lunedì).

 

Fra le altre iniziative può essere ricompreso anche lo spettacolo “Tyrtarion” ai Mercati di Traiano, in scena il 30 e il 31 agosto alle ore 19. Poeti di età augustea “cantati” e musicati dagli studenti dell’Accademia Vivarium Novum. Virgilio, Orazio, Ovidio, Catullo recitati nella loro lingua madre: in latino.

 

Il giorno dell’anniversario della morte del Princeps si sono tenuti due eventi speciali, che probabilmente saranno ripetuti in futuro (ma al momento in cui pubblichiamo non sono in programma le date): “l’Ara Pacis a colori aperta fino a mezzanotte” attraverso proiezioni di luce – già utilizzate in passato per restituire all’altare i colori originali – sia sul fronte occidentale dell’altare, con i pannelli di Enea e del Lupercale, sia sul fronte orientale, con quelli della Tellus, della Dea Roma e del grande fregio vegetale. La tecnica di proiezione, realizzata in digitale, consente di modificare e modulare i profili e i colori in tempo reale. E le visite guidate al Mausoleo di Augusto tenutesi in mattinata. Un trionfo di pubblico per il primo, tante critiche per il secondo. Perché il Mausoleo è chiuso al pubblico (in maniera costante) dai tempi del fascismo. Ma il problema, ahinoi, è di natura economica: servono decine di milioni di euro per rimetterlo a posto… La beffa è stata la rottura della tubatura che ha allagato il fossato intorno al Mausoleo. Perdita che non ha interessato, a onor del vero, né l’ingresso, né l’interno, ma certo non un buon presagio per gli amanti dell’immenso patrimonio italiano e augusteo.

Giovanni De Negri

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