Una versione del revisore di Gogol’ in scena al Teatro Argentina di Roma

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Lo spettacolo in lingua originale con sovratitoli in italiano, proposto per due serate consecutive nell’ambito delle Stagioni Russe 2018

17 settembre 2018 | di | Cultura - Teatro

Un’inversione anagrafica è alla base della personale declinazione del Revisore di Gogol’ pensata dal regista di origini georgiane Robert Sturua, attualmente alla guida del teatro di Mosca Et Cetera, e andata in scena al Teatro Argentina come ulteriore tassello delle innumerevoli iniziative legate alle Russian Seasons 2018. Una versione che trasforma il giovane Chlestakov, il piccolo funzionario scambiato per un onnipotente ispettore generale inviato da Pietroburgo, in un uomo maturo, interpretato dal leggendario Aleksandr Kaljagin.

Le prospettive oniriche e visionarie della fantasia gogoliana trovano perfetta rispondenza nello spettacolo. La scena si apre su una musica oscura, con il sindaco inginocchiato di spalle intento a segnarsi mentre le campane diffondono il loro cupo rintocco additando abissi imperscrutabili. Perchè il teatro di Gogol’ non è racchiuso  nelle limitate prospettive della satira sociale e morale, come ancora oggi qualcuno crede, ma si apre a ben più ampi orizzonti, secondo le feconde intuizioni espresse da Nabokov in un libro dedicato appunto al grande scrittore. Frammenti tratti dall’esperienza reale vengono filtrati attraverso una sensibilità del tutto peculiare, dando vita a un mondo grottesco ed eccessivo, sempre fortemente personale.

Sturua mostra di aver compreso perfettamente l’universo dello scrittore, quella strana alchimia di atmosfere allucinate e di elementi farseschi che costituiscono la sostanza della pièce. La paura domina la vicenda, una paura concreta ma anche metafisica«Perchè deve venire da noi un ispettore generale?» chiede Luka Lukič. Al che il podestà risponde: «Perchè! Ma così, evidentemente è il destino!», accennando a quel fatalismo che si annida nell’anima russa.

L’arrivo del revisore è annunciato da un incubo dalle dimensioni kafkiane. Il sindaco ha sognato due topi neri fuori dal comune, di grandezza innaturale. L’elemento tragico si cela come un insetto nelle pareti crepate di una vecchia isba, facendo capolino di tanto in tanto nella rocambolesca comicità della vicenda.

Sturua riesce a cogliere tutta la profondità del dettato gogoliano, senza per questo sacrificare il divertimento. Spassosa ad esempio l’apparizione dell’anziano Chlestakov, immobilizzato su una sedia a rotelle e tanto impacciato nelle sue preoccupazioni materiali da rendere inverosimile l’equivoco nel quale gli altri lo trarranno. Addirittura esilarante la scena della seduzione, con la madre che si umilia in pose ridicole di fronte a un sorpreso ma lusingato Chlestakov. Da un certo momento in poi questi sembra prendere gusto alla menzogna, traendone un piacere sempre più istrionico. L’arte attoriale di Kaljagin risalta nella graduale trasformazione del personaggio, da macchietta risibile in presenza sempre più ingombrante, addirittura inquietante e terribile nella sua apparizione conclusiva.

Numerose le licenze registiche. Il domestico Osip diviene un muto servitore, mentre tutte le parti nelle quali l’equivoco viene svelato vengono omesse, rendendo il dramma ancor più criptico e perturbante. Di grande efficacia la scena conclusiva, quella sorta di tableaux vivant che lo stesso Gogol’ sapeva di ardua realizzazione. Come in un ensemble di Gioacchino Rossini i personaggi restano muti, paralizzati dall’effimero manifestarsi della cruda realtà.

Fra gli attori, oltre al superbo Kaljagin, ricordiamo Vladimir Skvorcov nel ruolo del sindaco e Natalija Blagich in quello di sua moglie, e ancora la strana coppia formata da Dobchinskij e Bobchinskij, impersonati rispettivamente da Eugenij Ševčenko e Andrej Kondakov, ai quali viene riservato il compito di narrare, in un esilarante contrappunto di affannosi farfugliamenti, l’apparizione del temuto revisore.

Spettacolo in lingua originale con sovratitoli in italiano, nell’ottica di quel dialogo interculturale meritoriamente promosso dalle Stagioni Russe.

 

Riccardo Cenci

Foto © Teatro di Mosca Et Cetera

 

 

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