Polonia, uno sviluppo non ancora nel segno dell’ecosostenibilità

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Secondo l’indice CCPI sono troppe le emissioni di CO2: la crescita economica di Varsavia si scontra con alti livelli d’inquinamento

Uno sviluppo economico ancora “inquinato” da un’ elevata produzione di CO2: secondo il Climate Change Performance Index (CCPI) 2015, il report annuale realizzato da Germanwatch e Climate Action Network Europe che misura le politiche ecocompatibili di 58 nazioni, la Polonia guadagna cinque posizioni rispetto a 12 mesi fa (40° posto rispetto al 45°) ma è solo quart’ultima tra i 28 paesi UE in fatto di riduzione di emissioni di anidride carbonica. Peggio di lei solo Estonia, Paesi Bassi e Bulgaria.  Secondo il rapporto, nonostante i recenti progressi in termini di riduzione di CO2 il Paese è ancora lontano da un’economia a basse emissioni di anidride carbonica, considerevolmente aumentate nel corso degli anni: gli ingenti investimenti in infrastrutture stradali e aeroportuali sono stati certamente il volano dell’economia polacca, ma hanno anche favorito una tipologia di trasporto individuale basata su risorse fossili, a discapito di servizi di trasporto pubblico più efficienti e meno inquinanti.

Il Rapporto CCPI 2015, pubblicato alla vigilia della Conferenza Onu sul cambiamento climatico tenuta a Lima nei giorni scorsi, evidenzia una certa discrepanza tra nazioni più virtuose e meno virtuose in termini di inquinamento ambientale: in Europa le performance migliori in fatto di riduzione di CO2 sono quelle della Danimarca (quarta a livello mondiale), seguita in rapida successione da Svezia, Regno Unito e Portogallo. Anche l’Italia migliora leggermente il proprio ranking, passando dal 18° posto al 17°.  «Ci sono però altri Paesi che hanno totalizzato un basso punteggio a causa della loro opposizione a ulteriori passi verso una riduzione delle CO2, a livello nazionale e comunitario: tra di loro la Polonia e la Bulgaria», ha dichiarato Wendel Trio, direttore di Climate Action Network Europe, a commento della presentazione del Rapporto.

«L’ampio spread nella valutazione del CCPI dimostra che, nonostante il problema del cambiamento climatico sia di pubblico dominio, i singoli Stati hanno su questo tema politiche diverse», ammette Krzysztof Ksiezopolski, del Centro di Analisi Politica dell’Università di Varsavia. «In Polonia sottovalutiamo l’impatto positivo delle energie rinnovabili sullo sviluppo economico e sulla sicurezza energetica, che è ancora una questione importante – aggiunge Ksiezopolski -.  Tuttavia, nonostante ciò, il nostro Paese ha migliorato la sua posizione nel’Indice di quest’anno».

Alessandro Ronga

Foto © Wikicommons 2009

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