Riforme al palo, la Germania striglia l’Ucraina

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Angela Merkel

La Merkel spazientita per la lentezza con cui Kiev sta avviando le riforme imposte dall’Ue per l’accesso all’Area di Libero Scambio

Lo scorso 1° aprile, il Primo Ministro ucraino Arsenij Yatsenyuk è volato a Berlino in visita ad Angela Merkel: un viaggio non programmato, che in Ucraina è stato in gran parte ignorato dai media ucraini controllati o di proprietà del presidente Petro Poroshenko. Questo silenzio mediatico confermerebbe che tra le due principali cariche della Repubblica Ucraina è in corso una vera e propria guerra, iniziata alla fine di marzo quando Poroshenko ha obbligato alle dimissioni l’oligarca Ihor Kolomoyskyi, nominato da Yatsenyuk alla guida della holding che gestisce le infrastrutture energetiche di proprietà statale, aperte la scorsa estate dallo stesso premier a investitori stranieri. Un braccio di ferro che si sarebbe risolto solo dietro intervento diretto del vicepresidente Usa Joe Biden (il cui figlio ha investito cospicui capitali nei gasdotti ucraini), che avrebbe chiesto a Yatsenyuk “un passo indietro” per non minare l’unità istituzionale.

Stranamente, Yatsenyuk è parso meno radicale e più accomodante rispetto alle precedenti visite a Berlino, tanto da dichiararsi a favore di una consultazione elettorale nelle regioni del Donbass controllate dalle milizie ribelli, da tenersi il più presto possibile: potrebbe trattarsi di una linea impostagli proprio dalla Germania, che a questo punto scommetterebbe su di lui e non più su Poroshenko, che agli occhi dei tedeschi starebbe ritardando di molto le riforme richiestegli dall’Ue e l’applicazione stessa degli accordi di Minsk.

Secondo quanto scrive Bernd Johann della Deutsche Welle (l’emittente internazionale di Stato tedesca) la Germania sembra spazientirsi verso Kiev: le riforme imposte all’Ucraina dall’Accordo di Libero Scambio con l’Ue, la cui entrata in vigore è stata ritardata al prossimo anno per consentire a Kiev di riformare la propria economia, sono ancora al palo a causa dell’intaccato potere di oligarchi legati al vecchio potere e al nuovo, e alla Merkel, che comunque ha rinnovato a Yatsenyuk il sostegno di Berlino, questo non piace affatto.

La Frau Kanzlerin sarebbe in particolar modo irritata per questa lentezza nell’implementazione delle riforme, che de facto ridà vigore alle critiche di coloro che all’interno dell’Ue nutrivano dubbi sulle effettive capacità dell’Ucraina di liberalizzare la propria economia. Al governo tedesco – riferisce sempre Johann – non è inoltre piaciuto l’atteggiamento di Kiev riguardo alle indagini sul bagno di sangue a Piazza Maidan che precedette il cambio di regime in Ucraina.

Pochi giorni prima dell’incontro tra Yatsenyuk e la Merkel, il Consiglio d’Europa aveva pubblicato un rapporto molto critico verso le autorità ucraine, accusate di boicottare deliberatamente le indagini sulle stragi del 2014, in cui sarebbero coinvolti personaggi oggi membri delle forze di sicurezza e attualmente impegnati nella lotta contro le milizie russofone dell’Est: per questo motivo – ritiene la massima istituzione europea per la tutela dei diritti umani – Kiev starebbe insabbiando le prove del loro coinvolgimento negli scontri che poi portarono alla caduta dell’ex presidente Yanukovic.

Yatsenyuk si è impegnato nuovamente ad andare in fondo alla questione, ma – riporta la Deutsche Welle – i suoi ministri hanno avuto mesi a disposizione per giungere a una conclusione e non l’hanno fatto: ecco perchè ora Kiev viene guardata con occhio critico anche da quella Germania che fin dall’inizio è stata la sua più fida alleata. Per il governo tedesco, fare chiarezza sui fatti di Piazza Maidan non contempla soltanto dare giustizia alle vittime e punire i colpevoli, ma pone anche la questione se l’Ucraina sia in grado o meno di abbracciare i valori europei, che includono appunto la legalità costituzionale.

Alessandro Ronga

Foto © European Community 2014

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