Inaugurato il presepe e l’albero in Piazza San Pietro

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I due simboli per antonomasia rimarranno esposti fino alla conclusione del Tempo di Natale, che coincide con la festa del Battesimo di Gesù, domenica 12 gennaio 2020

Inaugurato in Piazza San Pietro il presepe in legno proveniente da Scurelle, comune della Valsugana in provincia di Trento accanto al quale è stato allestito un albero di abete rosso alto circa 26 metri giunto invece dall’Altopiano di Asiago, precisamente dal comune di Rotzo nel vicentino che conta 2.000 abitanti. Come ha rivelato il sindaco di questo piccolo paese, le strade impervie non avrebbero consentito il passaggio del camion che lo trasportava se non vi fosse stato l’aiuto di un elicottero militare, che lo ha sollevato e trasportato fino all’autostrada ove era ad attenderlo l’autoarticolato.

Erano presenti numerosi sindaci dei comuni trentini e il presidente della Regione Veneto Luca Zaia che nel suo intervento ha voluto ricordare che albero e presepe, sono strettamente legati dal comune ricordo della terribile tempesta dell’ottobre-novembre 2018 che ha devastato molte zone del Triveneto. A presiedere l’inaugurazione del presepe e dell’albero il cardinale Giuseppe Bertello e il vescovo Fernando Vérgez Alzaga, rispettivamente presidente e segretario generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. Il presepe è realizzato interamente in legno ed è composto da due elementi architettonici caratteristici della tradizione trentina. La Sacra Famiglia è collocata nella struttura più grande. Intorno alla scena centrale trovano spazio altri personaggi come i Re Magi, i pastori, gli animali, oggetti e piante.

Per ricordare la tempesta del 2018 di cui si è accennato prima, sono stati collocati come sfondo del paesaggio, alcuni tronchi di legno provenienti dalle zone colpite dal nubifragio. L’abete rosso utilizzato per l’albero di Natale proviene dai boschi di cui è ricco il territorio del comune di Rotzo e le frazioni di Pedescala e San Pietro. In sostituzione delle piante rimosse, verranno ripiantati 40 abeti per reintegrare i boschi gravemente danneggiati dalla tempesta.

La cerimonia è stata allietata da canti del coro degli alpini, dall’inno italiano e da un gruppo di giovani sbandieratori. Il tutto si è svolto in un clima di festa, presenti centinaia di cittadini provenienti dalle tre diocesi che hanno fornito albero e presepe, Trento, Padova e Vittorio Veneto. Ritornando al comune di Scurelle, un paese a 47 km da Trento e ai piedi del monte Lagorai è stato questo paese, di 1.500 abitanti, a donare l’albero di Natale esposto in  Piazza San Pietro nel 2016. Tutta la comunità di Scurelle, con la creazione del “Comitato amici del Presepe” si è dato “da fare” donando oggetti e vestiti dei 23 personaggi che sono tutti in legno e a grandezza naturale. Si tratta di oggetti di particolare valore storico perché appartenevano agli avi degli abitanti della zona, e sono del tempo della Grande Guerra dove passava proprio il Fronte. Particolare interessante: la stalla della natività è in legno di Larice e pietra del Lagorà e la trave è un originale che veniva utilizzato per legare le vacche durante l’alpeggio.

Domenica 1 dicembre Papa Francesco ha presentato al Santuario Francescano di Greccio (Rieti) la lettera Apostolica Admirabile Signum sul significato e il valore del presepe che racconta come: «San Francesco, dopo aver ricevuto  il 29 novembre del 1223  da Papa Onorio III la conferma della sua Regola, si fosse fermato nella Valle Reatina e come il Poverello fosse rimasto colpito da quelle grotte che gli ricordavano il paesaggio di Betlemme dopo il suo viaggio in Terra Santa. Narrano le Fonti Francescane che giunto a Greccio, quindici giorni prima di Natale, chiamò un uomo di nome Giovanni e lo pregò di attuare un desiderio: «voglio rappresentare il Bambino nato a Betlemme e far vedere a tutti i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello».

«Il fedele amico» – continua Papa Francesco nella sua esposizione –  «andò subito ad approntare sul luogo designato tutto il necessario. Il 25 dicembre giunsero a Greccio molti frati da varie parti, arrivarono uomini e donne dai casolari della zona portando fiori e fiaccole per illuminare quella santa notte. Arrivato Francesco trovò la greppia con il fieno, il bue e l’asinello. Celebrò sulla mangiatoria l’Eucarestia, mostrando il legame tra l’Incarnazione del Figlio di Dio e l’Eucarestia. In quella circostanza a Greccio non c’erano statuine, ma era vissuto da persone vive. Narra Tommaso da Celano, primo biografo di San Francesco, che quella notte uno dei presenti vide giacere nella mangiatoria Gesù Bambino stesso. Da quel presepe del Natale 1223 “ciascuno se ne tornò a casa pieno di ineffabile gioia”».

Bergoglio ha ricordato che «davanti al presepe la mente di ognuno di noi va a quando si era bambini, e con impazienza si aspettava il tempo per iniziare a costruirlo. Il presepe fa parte del dolce ed esigente processo di trasmissione della fede, in ogni età della vita ci educa a contemplare Gesù, il presepe racconta l’amore di Dio, il Dio che si è fatto bambino per dirci quanto è vicino ad ogni essere umano, in qualunque condizione si trovi».

 

Giancarlo Cocco

Foto © Giancarlo Cocco

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