Coronavirus, l’OMS dichiara che si tratta di pandemia

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Quando il mondo della finanza scommette sulle vittime dei contagi. Ma con il Covid-19 si rischia di vedere fallire il primo tentativo di “assicurarsi” contro queste disgrazie

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS, o WHO nell’acronimo inglese di World Health Organization) ha dichiarato ufficialmente oggi alle ore 18 che il Coronavirus è una pandemia e non una epidemia come fatto finora. Perché questa incongruenza quando in tutto il mondo decine di migliaia di persone si sono infettate e il virus determina una mortalità stimata al momento al 6.6% dei contagiati?

La notizia fa rabbrividire e l’ha pubblicata Altroconsumo Finanza, organo dell’associazione indipendente di Consumatori di Milano. C’è una finanza che scommette sui virus, solo sulle pandemie (e non per le epidemie ) i “pandemic bond” le obbligazioni sulle pandemie. Quando scoppia una emergenza sanitaria il costo necessario per farvi fronte come medicinali, ospedali, personale medico può essere molto elevato e difficile da sopportare specie nei Paesi in via di sviluppo.

È quindi necessario per la Banca mondiale intervenire per sostenere economicamente questi Paesi. Il costo può essere notevole così tra il 2014 e il 2016 dopo che l’Ebola aveva causato oltre 10.000 vittime in Africa, la Banca mondiale ideò un nuovo meccanismo. Nel 2017 ha emesso due bond per un totale di 320 milioni di dollari con scadenza a metà luglio del 2020. Di fatto questi titoli pagano consistenti dollari, a condizione che prima della scadenza del 2020 non scoppino delle pandemie, in tal caso i detentori dei bond, grandi banche e gestori mondiali di cospicue finanze, che hanno investito molti soldi in questi “Bond”, si vedranno rimborsare solo una parte del capitale o addirittura perderanno tutto.

I bond attualmente emessi dalla Banca mondiale, sono due. Il primo di 225 milioni di dollari è legato alle pandemie di influenza Coronavirus, e per far scattare il taglio al rimborso occorre che vi siano almeno 2.500 vittime in un Paese, più altre 20 in un altro. Il secondo bond per 95 milioni di dollari è legato ad una gamma più ampia di casistiche (Ebola ecc,) e il taglio ai rimborsi scatta quando le vittime sono 250. Il primo bond, meno rischioso per chi investe paga un tasso di interesse all’US Libor + 6,5%. Il secondo paga interesse all’US Libor + 11,1% e ai tassi attuali del Libor si tratterebbe rispettivamente di 7,5% e del 12,1%.

   Kristalina Georgieva (IMF) e David Malpass, presidente Banca mondiale

Il Fondo PECPandemic Emergency Financing Facilityquotato sulla borsa del Lussemburgo, è quindi il fondo che fornisce alla Banca mondiale aiuti ai Paesi colpiti dalle pandemie. A pagarne il costo è quindi ilriccosettore finanziario che ha in mano i titoli, ma come in tutte le sottoscrizioni di titoli, il diavolo ci mette sempre la coda nei dettagli contenuti in un libretto di oltre 300 pagine, dato ai sottoscrittori. Per la pandemia la Banca mondiale potrà non restituire il capitale a seconda del tipo di virus.

Per il coronavirus ci sono percentuali di rimborso diverse dai casi di filovirus come Ebola o dai casi di febbre di Lassa e ancora il tasso di crescita dei contagi, il numero di Paesi coinvolti, la distribuzione delle vittime nei diversi Paesi. Fino a ieri grandi banche e gestori hanno tranquillamente incassato le loro cedole ma ora con il nuovo virus le banche potrebbero perdere centinaia di milioni di dollari investiti.

La cosa non fa piacere neppure alla Banca mondiale, perché vede fallire il primo tentativo diassicurarsicontro le pandemie e se tutto finisce in un “flop” difficilmente troverà in futuro banche o investitori disposti ad acquistarne altri. C’è da dire che nel 2018 le banche da questi bond hanno incassato 60 milioni di interessi. Ora c’è solo da augurarsi che le banche o grossi investitori che hanno in mano questi bond, sentendo puzza di bruciato, non li inseriscano nei fondi comuni o gestioni patrimoniali dei comuni risparmiatori.

 

Giancarlo Cocco

Foto © World Bank

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Giancarlo Cocco
Laureato in Scienze Sociali ad indirizzo psicologico opera da oltre trenta anni come operatore della comunicazione. Ha iniziato la sua attività giornalistica presso l’area Comunicazione di Telecom Italia monitorando i summit europei, vanta collaborazioni con articoli sul mensile di Esperienza organo dell’associazione Seniores d’Azienda, è inserito nella redazione di News Continuare insieme dei Seniores di Telecom Italia ed è titolare della rubrica “Europa”, collabora con il mensile 50ePiù ed è accreditato per conto di questa rivista presso la Sala stampa Vaticana, l’ufficio stampa del Parlamento europeo e l’ufficio stampa del Ministero degli Affari Esteri. Dal 2010 è corrispondente da Roma del quotidiano on-line delle Marche Picusonline.

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