Operazione Rabat, il piano segreto di Hitler per rapire Pio XII

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Archivio Vaticano: Papa Pacelli più volte cercò di esorcizzare il dittatore tedesco che riteneva posseduto dal demonio. Ma a salvarlo fu il Generale Wolff delle Waffen SS nel 1944

Pio XII che taluni dipingono come filonazista se non addirittura amico di Adolf Hitler, in realtà tentò di esorcizzare a distanza il dittatore di Berlino perché convinto che fosse posseduto dal demonio. Questa circostanza è emersa negli atti del processo di beatificazione che il Vaticano sta mandando avanti. Suor Pascalina Lehnert, la religiosa che lo accudiva, ha raccontato sotto giuramento, che sin da quando era Nunzio del Vaticano in Germania, Pacelli era angosciato dal progredire del nazionalsocialismo di Hitler e come più volte avesse messo in guardia il popolo tedesco dal tremendo pericolo che lo minacciava.

Già nel 1929 lasciando Berlino per Roma dove sarebbe stato creato cardinale e nominato segretario di Stato, ad una personalità che lo salutava e gli diceva ciò che il popolo tedesco si attendesse da Hitler, cioè l’ascesa a livello mondiale della grandezza della Germania, rispose: «Dovrei sbagliarmi, ma quest’uomo è completamente invasato. Tutto ciò che non gli serve lo distrugge, tutto ciò che dice e scrive rivela il suo egocentrismo. Quest’uomo è capace di calpestare i cadaveri e di eliminare tutto ciò che gli è di ostacolo. Non capisco» – continuava Pacelli – «come tanti in Germania anche tra le persone migliori non lo capiscano».

Dopo l’elezione di Pacelli al soglio pontificio, come Pio XII, aggravò questo giudizio arrivando a ritenere Hitler un indemoniato. Lo conferma la deposizione di un nipote del pontefice da cui risulta che Pio XII tentò più volte diliberarel’anima del Fuhrer dal demonio tramite esorcismi a distanza. Ma come spiegò a suo tempo padre Gabriele Amorth, noto esorcista, «raramente la preghiera a distanza dell’esorcista ha effetto liberatorio. Fare esorcismi su qualcuno che non è né presente né consenziente né cattolico presenta delle difficoltà. Non ho dubbi» – aggiunge padre Amorth – «sul fatto che Hitler fosse satanista e non mi stupisco che Pio XII possa avere tentato un esorcismo a distanza».

Secondo padre Amorth la possessione del Fuhrer emergeva dalla sua perfidia umanamente inspiegabile: «non si spiega una malvagità simile senza una forza superiore e al di fuori della natura umana». Il gesuita tedesco Peter Gumpel che segue la causa di beatificazione in un dibattito sulla figura di Pio XII ha rivelato come «fossero false le ricostruzioni pseudostoriche che presentavano Pio XII come un filonazista e addirittura amico di Hitler. Fu invece un Papa così poco amico di Hitler da appoggiare il tentativo di rovesciarlo messo in atto da alcuni ufficiali tedeschi, poi fallito». Un vero e proprio complotto per il quale il Papa espose se stesso facendo personalmente da tramite tra i congiurati e il governo inglese.

Questi sentimenti di avversione erano ampiamente ricambiati dall’”invasato dittatore” del Terzo Reich. In un rapporto del 30 settembre 1941 il nunzio apostolico in Francia, Valerio Valeri, riferiva  ai suoi superiori il contenuto di un colloquio che Hitler ebbe con il dittatore spagnolo Francisco Franco: «Il cancelliere del Reich aveva asserito che il Santo Padre era un suo nemico personale». Nel 1934 il leader della Gioventù Hitleriana, von Schirach, aveva detto in una riunione: «La distruzione del cristianesimo è esplicitamente riconosciuta come un obiettivo del nostro movimento, anche se non può essere dichiarato apertamente».

Hitler progettò di far rapire Pio XII e deportarlo a Monaco. L’”operazione Rabat” è emersa da documenti e testimonianza del generale tedesco delle SS Karl Wolff che durante il processo di Norimberga, ammise che Hitler aveva pensato di rapire nel settembre del 1943 il Papa. Il personaggio principale di questa storia è Léon Degrelle, capo dei nazisti belgi, che nel gennaio del 1943 incontrando Hitler, gli si rivolse con un perentorio «dobbiamo convincere Pio XII con le buone o con le cattive». Il Fuhrer approvò l’Operazione Rabat.

Degrelle aveva fondato il Movimento rexista, un partito conservatore antisemita, ispirato al nazionalsocialismo, cercando confusamente di applicarlo a principi tradizionalisti cattolici e aveva anche tentato di strappare all’episcopato del Belgio, una lettera pastorale come sostegno all’antisemitismo, ma il piano era miseramente fallito per l’opposizione coraggiosa di Monsignor Jean Bernard, poi punito con la detenzione nel campo di concentramento di Dachau. Nei primi mesi del 1944 Degrelle era tornato alla carica con Hitler e questi gli aveva detto: «Se avessi desiderato un figlio avrei voluto che fosse come voi».

Il progetto di Degrelle per rapire il Papa, prevedeva che SS travestiti da agenti sionisti e con l’aiuto di partigiani comunisti italiani, si sarebbero introdotti nella Città del Vaticano e avrebbero sequestrato Pio XII. A questo punto doveva entrare in scena l’esercito nazista che avrebbe finto di sventare il rapimento e salvare il Papa, portandolo “al sicuro” in Germania. Qui vessato dalla Gestapo, lo avrebbero costretto a firmare una enciclica che condannando il giudaismo, approvava indiscussamente l’ideologia nazionalsocialista. Hitler entusiasta, incaricò il Generale Wolff delle Waffen SS di eseguire il piano.

     Monsignor Montini poi diventò Papa Paolo VI

C’è da ricordare che in quel periodo storico le sorti della caduta della Germania si erano già delineate. Gli alleati nel 44 erano sbarcati in Sicilia e stavano risalendo  la Penisola italiana. Nella notte del 10 maggio del 1944 Wolff informò personalmente del piano Pio XII, ma il pontefice era già a conoscenza dei fatti. Ai primi di ottobre del 1943 Radio Monaco aveva annunciato che in Germania si stavano allestendo appartamenti per alloggiare il Papa. Questa notizia era stata captata oltre che dagli alleati anche dal SARC Vaticano – Servizio Ascolto Radio Estere – ove ogni giorno un gruppo di religiose ascoltava le radio di tutto il mondo informando poi la segreteria di Stato delle notizie trasmesse.

L’Osservatore Romano ha pubblicato uno scritto inedito di Antonio Nogara, unico figlio di Bartolomeo, che fu direttore dei Musei Vaticani dal 1920 al 1954 che racconta che in una fredda notte tra gennaio e febbraio del 1944 il padre ricevette una visita notturna da parte di Monsignor Montini e uscirono insieme. «Mio padre mi svelò che l’ambasciatore del Regno Unito in Vaticano Sir Francis d’Arcy Osborne, e l’incaricato d’affari degli Stati Uniti Harold Tittman avevano avvertito Montini che i rispettivi servizi militari di informazione erano venuti a conoscenza di un avanzato piano tedesco per la cattura e la deportazione del pontefice. I due diplomatici avevano assicurato la disponibilità degli alleati a intervenire in soccorso di Pio XII con un aviolancio di truppe».

Fu così che Montini e Nogara padre cercarono un luogo adatto per nascondere Sua Santità. Dopo affannose ricerche dalla Galleria alla Biblioteca Vaticana, localizzarono il luogo adatto nella Torre dei Venti. Le sue molte stanze erano il posto ideale. Nogara confidò al figlio che il piano di Hitler era stato portato a conoscenza del Vaticano da persone tedesche ostili al piano in questione ma l’operazione fallì perché proprio il Generale Wolff il 10 maggio del 1944, informò di persona Pio XII. Finalmente nella notte tra il 4 e il 5 giugno Roma fu liberata dagli alleati. Chi scrive pur molto piccolo di età all’epoca, ricorda che sul Lungotevere ove abitava, dal pomeriggio del 4 e per tutta la notte del 5, fu un susseguirsi di carri armati tedeschi autoblinde e centinaia di soldati tedeschi che a piedi si avviavano verso la via Flaminia diretti al nord.

Le persiane delle abitazioni erano tutte ermeticamente chiuse in quanto più di una volta si era verificato che i nazisti, per vendicarsi, della perduta guerra, mitragliavano contro chi si affacciava ferendo a morte cittadini inermi. Alle sei di mattina nel silenzio più assoluto, le strade deserte, un grido si levò dalla strada “sono arrivati gli americani!”. Centinaia di finestre si aprirono, molti sventolavano il tricolore con lo scudo sabaudo, poi le strade si riempirono di persone festanti, uomini donne e bambini accolsero con fiori gli alleati. L’incubo della guerra che da cinque anni attanagliava il Belpaese e la malvagità degli occupanti, era per noi finito.

 

Giancarlo Cocco

Foto © The Catholic Register, The Times of Israel, Wikimedia Commons, Faro di Roma, War History Online

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