Parigi, Patto di Stabilità sospeso anche nel 2021. E il falco bavarese Soeder promuove il piano Merkel-Macron

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Pressing di Conte sul Recovery Fund: «l’Ue può fare di più». Ma Kurz insiste sui confini (e i fondi) chiusi. Mentre Madrid non segue l’Italia su una “fase 2 troppo veloce”

Sospendere il Patto di Stabilità anche per il 2021. A proporlo per far uscire l’Europa dalla profonda crisi in cui l’ha gettata il Coronavirus è Parigi, mentre a Bruxelles e nelle capitali si affilano le armi in vista del 27 maggio, quando Ursula von der Leyen presenterà la proposta sul Recovery Fund. Intanto Cipro si appresta a bussare per primo alla porta del Mes per accedere alla linea di creditosanitaria” varata dall’Eurogruppo. «Noi auspichiamo che le regole del Patto di Stabilità, sospese per il 2020, lo rimangano anche per il 2021 la gestione del calendario è vitale», ha dichiarato il ministro dell’Economia, Bruno Le Maire (nella foto di apertura, ndr). E ha aggiunto: «Nulla sarebbe più sbagliato che rilanciare il meccanismo economico azionando il freno sulla spesa pubblica. È un errore che fu commesso nel 2009 e non commetteremo un’altra volta».

A Bruxelles intanto la Commissione europea sta limando la sua proposta. Sul tavolo ci sono i 500 miliardi di euro di aiuti a fondo perduto annunciati da Angela Merkel e Emmanuel Macron, un’operazione che porterebbe tra l’altro a dare vita a quanto di più simile agli eurobond si possa oggi immaginare. Un passo “storico” per molti che anche il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte non ha esitato a definire «importante». Aggiungendo però subito dopo che «la Commissione può fare di più». Ed esplicitando così il pressing che l’Italia, non da sola, sta portando avanti su questo fronte. In effetti, nonostante l’assist di Merkel e Macron a von der Leyen, la partita è ancora tutta da giocare. Austria, Olanda, Svezia e Danimarca, Paesi decisamente contrari a distribuire i 500 miliardi a fondo perduto, devono ancora presentare la loro controproposta. E questo mentre a Bruxelles i commissari Paolo Gentiloni e Thierry Breton spingono affinché la Commissione vari un documento ambizioso che vada oltre i 500 miliardi. Ben consapevoli che, una volta approdata in Consiglio, la proposta, viste le premesse, non potrà che essere negoziata al ribasso.

Sarà decisivo vedere se la Germania manterrà la posizione presa, ovvero conformerà la svolta storica compiuta da Merkel nell’accettare l’idea dell’emissione di titoli di debito in comune, seppure legati a un evento specifico come la pandemia. Perché è vero che ciascun Paese può esercitare il diritto di veto, si osserva a Bruxelles. Ma è anche vero che poi, a mettersi contro la Germania, si rischia di dover pagare un prezzo. E non è detto che ai quattro Paesi che oggi compongono il fronte del no convenga. Un ruolo decisivo lo svolgerà anche l’Europarlamento guidato da David Sassoli, il quale ha sottolineato come si stia giocando «una partita politica di prima grandezza». E i parlamentari europei, a cui spetterà approvare o respingere l’accordo che si spera prima o poi uscirà dal Consiglio, non hanno alcuna intenzione di rinunciare alle loro prerogative.

                               David Sassoli

L’Unione europea può anche effettuare «enormi stanziamenti», ma poi i soldi devono «arrivare ai cittadini». Lo sottolinea il presidente del Parlamento europeo David Sassoli, per il quale l’Europa «potrà mettere un enorme stanziamento» per spingere la ripresa, «ma se poi i soldi non arrivano» ai destinatari ultimi, «aumenterà la distanza con i cittadini». Perché «in mezzo ci sono i governi nazionali, sono loro che glieli devono fare arrivare. Sono contento che ci sia voglia di fare, ma» – sottolinea – «se prendiamo un anno normale, prima di Covid-19, i soldi dell’Ue tornano indietro» dai Paesi destinatari, «perché non sanno spenderli». «Se la cassa integrazione non arriva» a destinazione «e ci sono i soldi», allora i «governi dovrebbero rimettere in ordine nelle strutture burocratico-amministrative e negli istituti di previdenza (…) non solo nelle strutture pubbliche, ma anche in quelle private», come le banche. «Non vorrei» – aggiunge Sassoli – «che domani arrivasse un Recovery Fund strepitoso, con un bilancio ricco e che poi i soldi non arrivino» ai destinatari, per le inefficienze degli Stati nazionali. «Sarebbe anacronistico e drammatico», conclude.

Fa ben sperare, però, la posizione presa dal cosiddetto falco Markus Soeder (Csu), governatore della Baviera, che promuove il piano Merkel-Macron. Voce spesso ostile tra i conservatori, ritiene che il piano da 500 miliardi di euro di aiuti, previsto dalla proposta Merkel-Macron per il Recovery Fund, sia sostenibile. «Si tratta di una grande sfida» – ha commentato al Muenchener Merkur – «ma per noi, come nazione dell’export, è chiaro che la nostra economia possa funzionare soltanto se l’Europa funziona di nuovo nel suo insieme». Di fronte a un programma del genere «si nutre naturalmente un certo rispetto, dal momento che la somma è così alta. Ma è meglio dei coronabond. Lo riteniamo dunque condivisibile, per tenere insieme l’Europa».

                     Sebastian Kurz

Chi invece insiste a opporsi a questo e sembra aver preso una posizione di aperta ostilità soprattutto con Roma è il cancelliere austriaco Sebastian Kurz. Egli insiste sui confini chiusi, mentre il settore turistico martoriato dal lockdown chiede aperture. Secondo Vienna, non siamo “un Paese sicuro” e le frontiere, per gli italiani, quest’estate resteranno chiuse. Ieri aveva definito «irresponsabile» un’eventuale riapertura con il Belpaese in questo momento. Una posizione che ha suscitato la risposta del governo, affidata al ministro degli Affari europei: «Non è tempo di spot o proclami unilaterali» – ha attaccato Enzo Amendola – «ma di intenso lavoro per unire l’Europa». Sono tensioni che certo non alleggeriscono il clima politico nel Vecchio Continente. Austria e Italia, vicine sulla carta geografica, sono distanti anni luce per quanto riguarda le ricette su come ricostruire sopra le macerie lasciate dai vari lockdown. Dopo aver debuttato nel 2017 con la proposta – poi abortita – del doppio passaporto austriaco-italiano per i sudtirolesi, il giovane cancelliere nel 2018 era arrivato a minacciare la chiusura dei confini meridionali per fermare i flussi dei cosiddetti “migranti secondari”. Oggi, invece, sono gli stessi italiani a non essere desiderati…

Chi invece è stato particolarmente “vicino” all’Italia – almeno rispetto al passato – è la Spagna. Nell’affrontare l’emergenza sanitaria per la pandemia da coronavirus, nella cosiddetta fase 1 Madrid ha seguito passo dopo passo la strada tracciata da Roma, pioniera nell’Europa del lockdown e con cui condivide il dramma di un devastante numero di vittime, quasi 30mila. Adesso invece si sgancia: il premier Pedro Sanchez e il suo governo temono che il percorso intrapreso al momento dall’Italia sulla “Fase due” sia precipitoso e ritengono – scrive El Pais citando fonti informate – che il Paese si stia assumendo un rischio molto elevato. «L’Italia va troppo in fretta nella de-escalation, magari andrà tutto bene però stanno rischiando molto», avrebbe detto Sanchez commentando gli ultimi sviluppi con suoi collaboratori, stando a fonti dell’esecutivo spagnolo citate dal quotidiano. Da noi sono ripartite quasi tutte le attività e il 3 giugno si riapriranno le frontiere ai turisti europei, mentre la Spagna non pensa di consentire spostamenti, nemmeno interni, almeno fino alla fine di giugno.

 

Elodie Dubois

Foto © Magazine Italie-France, Unione europea

Video © Eurocomunicazione/Euronews

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