Cosa resta del summit sociale di Porto

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Il 7 e 8 maggio al vertice sociale della città portoghese, l’Ue ha adottato il piano d’azione per costruire un’Europa più equa e inclusiva

Dopo i danni economici della pandemia Covid-19 e in linea con le sfide del nostro secolo è stato approvato dai leaders europei un progetto comune di progresso condiviso e di giustizia sociale.

Il piano approvato espone concretamente il contenuto e gli impegni presi in ciascuno dei venti principi di base comune per i ventisette Stati membri, che costituiscono il pilastro sociale approvato a Göteborg nel novembre 2017. I capi di Stato e di Governo dell’Unione europea, riuniti venerdì 7 e 8 maggio al summit di Porto, in Portogallo, sono stati concordi nella volontà di costruire un’Europa più sociale dopo i danni economici della pandemia Covid-19. Tuttavia, la strada da percorrere è lunga prima di ottenere risultati concreti, dato che l’Ue-27 è così divisa.

Verso un salario minimo comunitario

I Paesi del sud, come Francia, Italia, Spagna e Portogallo, sono a favore dell’armonizzazione dei salari minimi. Ma i Paesi del nord, fedeli al loro modello di contrattazione collettiva di successo, e quelli dell’est, che temono di perdere la loro competitività, si oppongono fermamente.

ll piano di recupero

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha ricordato i risultati dell’Europa nella crisi, tra cui il piano di ripresa da 750 miliardi di euro finanziato da un debito comune senza precedenti, un simbolo della solidarietà europea.
«Dobbiamo trovare un modo per fornire un salario decente a tutte le persone che lavorano tutto il giorno in modo che possano almeno vivere del loro lavoro», ha spiegato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. «Trasformeremo il modello europeo di governance economica», ha dichiarato António Costa. Il premier del Portogallo che detiene la presidenza di turno dell’Unione. «Sarà più equilibrato, più giusto, meno finanziario, più economico e più sociale».

La promessa di un‘Europa migliore

Costa, dopo una giornata di conferenze e incontri con le parti sociali che ha descritto come «storica», ha promesso “un’Europa migliore”.
L’Ue-27 sosterrà il “piano d’azionedella Commissione che fissa tre obiettivi per il 2030: aumentare il tasso di occupazione al 78%, formare almeno il 60% degli adulti ogni anno e ridurre di 15 milioni il numero di persone a rischio di povertà o esclusione sociale.

Revoca dei brevetti sui vaccini Covid

L’Unione europea ha colto l’occasione anche per rilanciare l’iniziativa degli Usa sulla questione della revoca dei brevetti sui vaccini Covid. Chiedendo a Washington di fareproposte concrete“. E di porre fine al divieto di esportazione dei sieri.
L’annuncio a sorpresa del sostegno dell’amministrazione di Joe Biden all’eliminazione dei brevetti sui vaccini Covid-19 per accelerarne la produzione e la distribuzione ai Paesi poveri – a cui ha fatto eco il Papa sabato – ha suscitato scetticismo tra i 27 Stati Ue.
«Dobbiamo essere pronti a discutere la questione non appena saranno messe sul tavolo proposte concrete», ha reagito Charles Michel, il presidente del Consiglio europeo. Avvertendo però che la questione della proprietà intellettuale non sarà, a breve termine, una soluzione magica.

Rafforzare la produzione ed esportare dagli impianti esistenti

L’Ue ritiene infatti che il modo migliore per rispondere rapidamente alla domanda globale sia piuttosto quello di produrre ed esportare vaccini dagli impianti esistenti. L’Unione europea si è definita l’unicaregione democraticaal mondo ad esportare vaccini su larga scala. Mentre il Regno Unito e gli Usa hanno scelto di riservare la produzione per le loro popolazioni.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha chiesto molto chiaramente agli Stati Uniti di porre fine ai divieti di esportazione, non solo sui vaccini, ma sui componenti di questi ultimi che impediscono la produzione. «La chiave per produrre più velocemente i vaccini per i Paesi poveri e intermedi è produrre di più: eliminare i divieti di esportazione», ha insistito in una conferenza stampa a Porto.

Nuovi negoziati commerciali con l’India

Oltre alle discussioni sull’abolizione dei brevetti, il summit è stato anche un’opportunità per rilanciare i colloqui commerciali con l’India. Al summit di Porto sono state infatti discusse con il premier indiano Narendra Modi (in videoconferenza) le sfide comuni su clima, connettività, Covid-19 e commercio. Con negoziati che coinvolgeranno anche investimenti e protezione delle indicazioni geografiche.
Bruxelles e Nuova Delhi hanno deciso di riprendere i negoziati per un accordo commerciale. Come ha spiegato il presidente del Consiglio europeo Charles Michel: «Sono lieto di annunciare che l’Ue e l’India stanno aprendo un nuovo e importante capitolo nelle loro relazioni (…) Abbiamo concordato di avviare negoziati e accordi sul commercio, la protezione degli investimenti e le indicazioni geografiche», ha esposto in una conferenza stampa.

Ripresa del dialogo sui diritti umani

«Abbiamo anche concordato di riprendere il dialogo sui diritti umani dopo otto anni». Come ha sottolineato Charles Michel «Questo tema è al centro dell’impegno dell’Ue verso l’India».
L’accordo raggiunto sabato con il primo ministro indiano significa che «i negoziati avviati nel 2007 per un accordo di libero scambio, sospeso nel 2013, possono essere ripresi», ha commentato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. «Il vertice si è tenuto tra i leader dei 27 Paesi dell’Ue e il primo ministro indiano, e questo è molto importante in un momento in cui l’India sta vivendo una situazione drammatica», ha rilevato inoltre António Costa, riferendosi alle numerose vittime della pandemia in quel Paese. «Questo vertice è un successo», ha commentato.

 

 

Rossella Vezzosi

Foto © lepetitjournal.com, francetvinfo.fr, euroactiv.fr, consilium.europa.eu

Video © Eurocomunicazione

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