State of Europe, l’edizione 2021 del Festival della politica e delle idee

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State of Europe

A Bruxelles (e online) due giorni di eventi e confronti: oltre 250 relatori del mondo politico, imprenditoriale, sociale, giovanile, per definire le strategie dell’Europa del futuro

L’eccezionalità del biennio 2020-2021 ha portato il Mondo, colto di sorpresa dalla pandemia di Covid19, a dover riconsiderare molti aspetti fondamentali. In questo contesto, mentre ci si avvia faticosamente verso la fine dell’emergenza, anche l’Unione europea si sta ponendo degli interrogativi. Come modificare l’economia verso sostenibilità, equità, condivisione e protezione delle fasce più fragili? Si è cercato di rispondere nell’ambito di State of Europe, Festival della politica e delle idee, tenutosi a Bruxelles e online il 13/14 ottobre.

Panel di esperti

State of EuropeOrganizzato da Friends of Europe, think tank di analisi e dibattito sulle politiche Ue, l’evento ha visto la partecipazione di un importante panel. Tra questi l’ex premier italiano Mario Monti, ora presidente della Commissione Paneuropea per la Salute e lo Sviluppo Sostenibile dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS); Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE); Josef Aschbacher, direttore generale dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA); Amina J. Mohammed, vice segretaria generale ONU.

Ma sono stati oltre 250 i relatori, da oltre 40 Paesi, intervenuti nel corso di State of Europe. Al centro del dibattito, i principali del momento: dalla salute all’Afghanistan, dall’ambiente alla politica estera, dalla ricerca spaziale alla crisi energetica.

Occasione di confronto generazionale

State of EuropePer la prima volta nella doppia veste in presenza e online, State of Europe ha comunque proposto l’ormai tradizionale confronto fra le parti sociali. Esponenti di politica, imprenditoria, associazionismo, giornalismo, intervengono per proporre raccomandazioni concrete, che aiutino l’Europa ad adattarsi ad esigenze e sfide sempre nuove.

In questo senso è significativa la partecipazione della coorte degli Young European Leaders di Friends of Europe. Lanciato nel 2012, il programma elegge annualmente 40 menti brillanti sotto i 40 anni, da ambienti come politica, affari, società civile, arte, scienza e media. Una nuova generazione di leader, in grado di affrontare le crescenti sconnessioni tra cittadini ed élite politiche, per ricostruire la fiducia vitale per le democrazie.

Programma

La prima giornata di State of Europe è stata dedicata alla creazione di una narrativa più moderna nel racconto dell’Africa e dei rapporti con l’Europa. Il secondo giorno di incontri ha invece visto un calendario di appuntamenti molto più fitto, a partire dalla mattina.

Ad esempio provando a ipotizzare il Mondo del prossimo decennio e come l’Europa possa svolgere il ruolo di garante della democrazia, della giustizia, dei diritti.

Visione del futuro

State of EuropeNon basta più trovare risposte solamente quando si è colpiti dagli eventi. Serve un’ottica di lungo periodo affinché le future crisi non abbiano effetti devastanti. In sostanza, uscire da quella che viene definita metaforicamente “teoria del cigno nero”, ovvero l’inappropriata interiorizzazione solo a posteriori di fatti dalla portata molto rilevante.

L’Europa ha le carte in regola per tenere il passo coi tempi, le ingenti risorse messe in campo per risollevarsi dalla pandemia vanno in questa direzione. Se le promesse saranno mantenute, si può pensare a una transizione verso un modello sociale dove inclusione, giustizia e sostenibilità siano elementi fondanti.

Non rallentare proprio adesso

I Governi devono puntare alla ricrescita economica, dopo il deficit pandemico. Sia per recuperare quanto speso, che per evitare un default che avrebbe ripercussioni sull’occupazione. Il problema, da quanto emerso dalle tavole rotonde, non è tanto il debito pubblico in sé. Se questo deriva da investimenti produttivi in infrastrutture, innovazione, sanità, educazione, può infatti generare crescita futura, garantendo un importante ritorno.

Tutto starà nel gestire il debito pubblico al meglio, evitando l’iperinflazione mentre si cerca di rimettere i sistemi economici in carreggiata.

La transizione sostenibile

State of EuropeI rapporti del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc) sono sempre più allarmanti. Il prezzo dell’energia cresce, influenzando anche i consumi di altri beni. In questo quadro, l’Ue deve cercare di attenersi ai nuovi obiettivi posti, per raggiungere la neutralità climatica entro metà secolo.

Salute

Per risolvere la pressione sul sistema sanitario causato dalla pandemia, l’Ue ha sbloccato ingenti fondi, a livello comunitario e statale. Per sostenere realmente una maggiore prosperità, la sfida sta nel trovare una distribuzione efficiente delle risorse e un’organizzazione strutturata della sanità su ogni piano.

Innovazione digitale e tecnologica

In questo, ma anche per la competitività e la crescita sostenibile, l’innovazione digitale giocherà un ruolo preminente. L’Ue deve mettere in piedi un mercato digitale unificato, ben regolamentato e che garantisca equità di accesso per tutti i cittadini. Integrando, al tempo stesso, gli interessi politici, economici e sociali nell’ottica della transizione green, in una stretta collaborazione tra settore pubblico e privato.

Altrettanto strategica è la corsa allo spazio. Essere competitivi in questo settore aiuterebbe l’innovazione e ad ottimizzare l’uso delle risorse.

A margine del Festival di State of Europe è stato presentato anche il rapporto “Connected Europe”, realizzato in collaborazione con Vodafone. Lo studio valuta l’azione degli investimenti nella spinta alla digitalizzazione, riportando a policymaker ed esperti i sondaggi sulle preoccupazioni dei cittadini. Ma l’argomento merita un approfondimento a parte.

Il futuro della diplomazia

State of EuropeGià da tempo le sfide investono tutto il Pianeta, più che i singoli Stati. E per contrastare i problemi globali non possono che servire soluzioni globali. I rapporti internazionali devono andare necessariamente verso un nuovo ordine, fatto di cooperazione multilaterale e libero mercato, scevro da rivalità ideologiche e militari.

Ma non sarà semplice favorire un modello condiviso di relazioni basate sulla diplomazia e le buone pratiche, in un mondo che vede proliferare Governi autoritari.

Conclusioni

Se l’Europa vuole perseguire un modello più coraggioso, coesivo, rispondente alle sfide economiche, sociali e ambientali, bisogna ridefinire il ruolo di Governi, imprese e cittadini. Si dovrà recuperare un rapporto di fiducia reciproca, trasparenza e inclusione per un nuovo contratto sociale europeo. Il tempo stringe e se si vogliono ottenere risultati di lungo periodo, si dovrà ridisegnare il percorso da seguire per i prossimi 20 anni.

Se la pandemia ci ha insegnato qualcosa, è che alla fine possediamo la capacità di reagire alle difficoltà per trovare le soluzioni.

 

Raisa  Ambros

Foto © State of Europe; BBC

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