Un nuovo allestimento per le sale del Settecento e undici acquisizioni per il museo della città che sarà capitale italiana della cultura nel 2023
È uno dei gioielli che la città di Brescia sfoggerà nel 2023, quando sarà capitale italiana della cultura insieme a Bergamo. Stiamo parlando della Pinacoteca Tosio Martinengo, fiore all’occhiello della Fondazione Brescia musei, che gestisce altre quattro sedi museali. Riaperta quattro anni fa, dopo quasi un decennio di chiusura, da fine marzo si presenta con nuovo allestimento per le sale del Settecento. E 11 nuove acquisizioni, che arricchiscono la sua collezione.
Primo museo civico di arte contemporanea
Il mecenatismo è nel dna della Pinacoteca Tosio Martinengo, che nasce dalla donazione alla città nel 1832 delle opere di proprietà del conte Paolo Tosio, il cui ritratto troneggia all’ingresso del museo (nella foto). Quando la galleria viene aperta al pubblico nel 1851, è il primo museo civico di arte contemporanea in territorio italiano (la Gam di Torino verrà aperta dopo l’Unità d’Italia). Da allora, la collezione non smette di crescere, grazie a donazioni private e pubbliche. E quando il nobile Francesco Leopardo Martinengo, uomo politico e patriota bresciano, lascia alla città l’imponente Palazzo Martinengo da Barco, parte della Pinacoteca vi viene trasferita già nel 1889. Mentre dal 1914 diventerà la sede definitiva di tutta la collezione d’arte.
Il nuovo percorso della Pinacoteca Tosio Martinengo, curato da Roberta D’Adda, prevede sette nuove sale dedicate al Settecento. Uno dei capolavori che si fa subito notare è il Bravo di Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto (1698–1767). L’artista lombardo lavorò a lungo a Brescia. E la sua produzione è ben valorizzata dalla Pinacoteca Tosio Martinengo. Ceruti amava ritrarre i poveri, restituendo loro decoro e dignità. Il Bravo (1775 circa), donato dalla famiglia Galantino, non è però un reietto. È un uomo d’armi di casa Martinengo, un bullo e un assassino che agisce per conto del suo signore, e ci guarda in tralice con aria di sfida.
Particolare attenzione alla pittura
Oltre ai reietti, Ceruti ritrae anche i nobili: notevoli i ritratti della marchesa Laura Vitali Aliprandi (1740 circa) e del marchese don Erasmo Aliprandi (1740 circa), appartenenti alla fase più matura della produzione di Ceruti.
Splendida anche la Giovane
Contadina (1720–1725 circa) di Antonio Cifrondi (1668–1730), coevo del Ceruti proveniente dalla Val Seriana, attento alle istanze della pittura pauperista del Ceruti. L’opera è stata donata alla Pinacoteca Tosio Martinengo da Clara Bottarelli in memoria del marito Pierangelo Gramignola. Oltre a questi due artisti, le nuove acquisizioni includono altri esponenti della pittura lombarda e del nord Italia del periodo, da Pietro Belotti a Giacomo Francesco Clipper. C’è anche Francesco Bocchi. Le cui opere ritraggono in modo grottesco dei “pigmei”, che non sono africani bensì dei lillipuziani impegnati in lotta contro un feroce gambero, evocando la precarietà della vita.
Da non perdere le magnifiche raffigurazioni di animali, in particolare volatili (nella foto Due garzette, 1730-40) del bresciano Giorgio Duranti, pittore e abate, recuperate dai depositi del museo e valorizzate in una nuova sala. Se queste sono alcune delle novità, non bisogna dimenticare che la collezione permanente include tra l’altro due opere di Raffaello Sanzio, creazioni di Lorenzo Lotto e di Bonvicino detto Moretto. Oltre a capolavori come I Profughi di Parga (1831) di Francesco Hayez (1791–1882).
Danza, teatro e musica
Splendidi anche i due marmi che raffigurano il Giorno e la Notte dello scultore danese Berthel Thorvaldsen (1770–1844). Nell’ottica di una valorizzazione della Pinacoteca, Brescia musei ha ideato un palinsesto di iniziative volte a portare la danza, il teatro e la musica all’interno delle sale nell’arco del prossimo biennio. Tramutandolo, così, in un centro di arti contemporanee e promuovendo paradigmi innovativi di fruizione sensoriale.
II nuovo format ha esordito con lo spettacolo di danza Stanze/Rooms. Si tratta di una performance creata da Diego Tortelli, coreografo di Fondazione Nazionale della Danza/Aterballetto. (Nella foto, un momento della performance). Per agevolare la visita delle 21 sale della Pinacoteca è sta lanciata l’app EasyGuide. Una guida digitale audio e video gratuita alla quale si accede con il codice QR che si riceve all’acquisto del biglietto. Poi, armati del proprio cellulare e degli auricolari, si passeggia attraverso sei secoli di storia dell’arte fra oltre cento capolavori scegliendo il percorso che si preferisce. Quindi, una visita guidata, a tuo ritmo o per i bambini.
Info: www.bresciamusei.com
Maria Tatsos
Foto © Archivio fotografico Musei di Brescia, Studio Rapuzzi, Maria Tatsos













