Emanuela Orlandi forse vive in Medio Oriente

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Organizzazioni criminali, legate a partiti politici, l’avrebbero presa in ostaggio per ricattare il Vaticano in trattative

Ha destato l’interesse dei media la puntata di Atlantide del 14 dicembre, su La7, nella quale il conduttore Andrea Purgatori ha contattato telefonicamente Ali Ağca, che nel 1981 attentò alla vita di Papa Wojtyla, in Turchia, per conoscere la sorte di Emanuela Orlandi. Presente alla puntata il fratello della ragazza scomparsa, Pietro Orlandi, che con grande fervore, da anni sta cercando la verità su questa intricata vicenda, nella quale sarebbe incappata anche un’altra ragazza all’epoca, siamo nel 1983, Mirella De Gregori.

La scomparsa di Emanuela Orlandi

Quando fu rapita, mercoledì 22 giugno 1983, aveva quindici anni ed era una dei cinque figli di un commesso della prefettura della Casa Pontificia. Come tutti i membri della famiglia era una cittadina della Città del Vaticano e frequentava il liceo scientifico presso il Convitto Nazionale, istituto di istruzione molto rigoroso (ove chi scrive ha frequentato ben nove anni dalle elementari al liceo, in anni nei quali il genere femminile non era ammesso, ndr). L’ultimo contatto di cui si ha notizia è che Emanuela aveva telefonato alla sorella Federica parlandole di una proposta allettante, un lavoro di vendita di cosmetici per una nota casa di moda da svolgersi durante una sfilata, il compenso sarebbe stato interessante, 350.000 lire, equivalente allo stipendio di un mese di un impiegato di allora.

Testimonianze

Emanuela era quindi uscita nel pomeriggio in anticipo dalla scuola di musica dell’Istituto Ludovico da Victoria in piazza Sant’Apollinare a Roma. Erano circa le 19 quando fu vista in Corso Rinascimento da un vigile urbano e da un poliziotto che era in servizio davanti al Senato. Il vigile dichiarò poi di averla vista fermarsi a parlare con un uomo sceso da una BMW, ben vestito, di corporatura snella che aveva in mano una valigetta ventiquattro ore. Il vigile gli si era avvicinato per avvertirlo che era in divieto di sosta. Nell’uomo in seguito, si è creduto di riconoscere Enrico detto Renatino De Pedis capo della banda della Magliana.  La ragazza domandò al vigile dove fosse la Sala Borromini, questi gliela indicò e lei proseguì a piedi sul marciapiede.

Poco dopo le 19 Emanuela Orlandi fu raggiunta da un’altra allieva della scuola di musica, Raffaella, che le fece compagnia per un po’ mentre attendevano l’uomo che aveva telefonato per la vendita di cosmetici, sperando di essere anche lei ingaggiata. Poiché l’attesa si prolungava, Raffaella prese un autobus e tornò a casa. Dopo le 19:15 di quel fatidico 22 giugno, primo giorno d’estate, di Emanuela non si è saputo più nulla.

La vicenda di Mirella Gregori

Collegato all’episodio sarebbe la scomparsa di un’altra adolescente, Mirella Gregori, anche lei di Roma, che il 7 maggio del 1983, un mese e mezzo prima della vicenda della Orlandi scomparve in circostanze misteriose. Mirella, quindicenne era la figlia minore del titolare di un bar e abitava con i genitori in via Nomentana. Quel pomeriggio, fu chiamata a casa al citofono da un sedicente amico. La ragazza poi uscì e disse alla madre che aveva un appuntamento presso il monumento al Bersagliere, a Porta Pia, con un vecchio compagno di classe, il quale in seguito, ascoltato dagli inquirenti, dichiarò che quel pomeriggio era impegnato altrove. Da quel momento non si ebbero più notizie di Mirella.

Due anni dopo, il 15 dicembre del 1985, in occasione della visita del Papa alla parrocchia romana di San Giuseppe, la madre di Mirella, riconobbe in un gendarme della scorta una persona, che si intratteneva talvolta con la figlia in un bar vicino la loro abitazione. In un confronto la signora non lo riconobbe mentre qualche settimana prima in una intervista a un quotidiano, aveva detto di essere certa della sua identità.

Alì Agca e i collegamenti

Nel colloquio telefonico con Purgatori, l’attentatore del Papa ha detto che la scomparsa delle due ragazze sarebbe collegata a quella di un giornalista sovietico avvenuta il 9 settembre del 1983 in occasione del Festival del Cinema di Venezia. In diversi comunicati del 1983 e 1984 l’organizzazione di estrema destra turca denominata “I Lupi Grigi” dichiarò di custodire entrambe le ragazze. Nella puntata Ali Agca ha affermato: «C’è una sola verità, Emanuela Orlandi è collegata con il terzo segreto di Fatima. Un gruppo di persone dentro il Vaticano ha organizzato questo rapimento. Poteri occulti. Servizi segreti. Doveva servire soltanto per ottenere la mia liberazione. Emanuela sta benissimo e nessuno le ha fatto del male, nessuna violenza, nessuna infamia. È in mano a persone oneste. A persone religiose affidabili».

La vicenda delle due ragazze nelle braccia dell’Islam raccontata da Anna Maria Turi

Emanuela OrlandiQualche anno fa la giornalista e scrittrice Anna Maria Turi ha pubblicato un libro “Emanuela nelle braccia dell’Islam?” ove racconta che la prima tappa delle ragazze rapite sarebbe stata la Sardegna, poi la Turchia, da qui l’Africa settentrionale, l’Algeria e infine il Marocco. L’assunto che Emanuela Orlandi sia viva, racconta la giornalista – scrittrice, parte da alcune sue fonti “autorevoli” contattate prima a Roma poi in Turchia ove si è recata e infine in Marocco.

L’incontro a Roma della “fonte algerina o tunisina”

Il 3 gennaio del 2006 la Turi incontra a Roma, in zona Talenti, un medio-orientale, presentatole, il quale le dichiara che Emanuela è viva e ha cambiato nome, si chiamerebbe Fatima e si dedicherebbe a opere di assistenza all’interno di una Confraternita religiosa. L’assistenza sociale è una attività importante in seno alle comunità islamiche. La Orlandi sarebbe unita a un predicatore. Le confraternite dell’Islam sono molto diffuse specialmente in Africa Occidentale. Una fonte riferì poi alla Turi, che per Mirella ed Emanuela era stata ideata una liberazione programmata ma tutto era stato bloccato “dall’alto”, in quanto Arafat voleva soldi dagli americani per un piano di edilizia popolare per il suo Paese. Seguendo la pista delle due scomparse, un vice console italiano che la giornalista aveva “agganciato” nella città turca di Mersin, riferì della possibile presenza delle ragazze in Turchia.

Come sarebbero giunte in Turchia da Roma

La giornalista – scrittrice racconta che la Gregori e la Orlandi, forse in tempi successivi, sarebbero state portate in macchina in via Salaria. Poi, all’aeroporto dell’Urbe, fatte salire su un aereo di una Compagnia privata inglese. Atterrate ad Arbatax in Sardegna e da qui con altro aereo portate in Turchia in una Città del Kurdistan turco, Malatya, nota località di interessi mafiosi ma anche di intrighi politici. La Turi racconta anche che vi fu, in Turchia, tra diplomatici italiani e un giovane studente del luogo un incontro, in quanto questi asseriva che avrebbe fatto liberare le due ragazze, in mano a una banda di malfattori, dietro lauto pagamento, ma si trattava solo di una truffa.

La pista di Mersin

A Mersin, non lontano da Malatya, la giornalista seppe da giovani preti turchi convertiti al cattolicesimo, che erano circolate voci sulla presenza delle ragazze in quel lembo del Kurdistan turco. Nel gennaio 2006 seppe che Fatima (Emanuela Orlandi) si era trasferita dapprima in Algeria poi in Marocco in una piccola località e partì per raggiungerla. Si trattava di un luogo santo. Racconta la storia di Emanuela e Mirella al tassista che gli faceva da interprete e questi gli dice che una Fatima lavora al Comune ma non era lei.

La storia di Rahma algerina

A Mersin la Turi viene a conoscenza che negli anni ottanta una certa Rahma, una algerina con disabilità al piede sinistro, si era portata con sé, in paese, due ragazze sconosciute sui quindici anni, Fatima e Zhoura. La donna, pur avendo dieci figli, era venuta lì sola con due ragazze spuntate dal nulla e aveva abitato una casa nei dintorni del villaggio. La Turi mostrò ad alcuni abitanti del villaggio le foto delle due ragazze. Alcuni dissero di riconoscerle al cento per cento altri solo all’ottanta. Rahma anni prima aveva sposato un ricco mercante algerino che aveva acquistato terreni e una abitazione a Mersin che quindi, per due anni, ospitò la donna e le due ragazze. Quando nel 2006, la giornalista giunse lì la casa e il terreno circostante erano disabitati da tempo.

In conclusione, Emanuela sarebbe viva e si troverebbe in una comunità religiosa in Marocco. Sarebbe in contatto con la sua confraternita esistente in Italia. Il Vaticano nel passato avrebbe, segretamente, cercato di contattare i rapitori, ma le trattative non avrebbero avuto esito positivo, per intrighi politici e religiosi. Della Gregori non si hanno più notizie. Se fossero vive avrebbero ora 54 anni.

 

Giancarlo Cocco

Foto © Vanilla Magazine, Wikipedia

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Giancarlo Cocco
Laureato in Scienze Sociali ad indirizzo psicologico opera da oltre trenta anni come operatore della comunicazione. Ha iniziato la sua attività giornalistica presso l’area Comunicazione di Telecom Italia monitorando i summit europei, vanta collaborazioni con articoli sul mensile di Esperienza organo dell’associazione Seniores d’Azienda, è inserito nella redazione di News Continuare insieme dei Seniores di Telecom Italia ed è titolare della rubrica “Europa”, collabora con il mensile 50ePiù ed è accreditato per conto di questa rivista presso la Sala stampa Vaticana, l’ufficio stampa del Parlamento europeo e l’ufficio stampa del Ministero degli Affari Esteri. Dal 2010 è corrispondente da Roma del quotidiano on-line delle Marche Picusonline.

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